Alla Sapienza stessa tolleranza come ad Acca Larentia?
Le minacce, senza alcun risvolto giudiziario, rivolte ai propri figli e il sequestro, di cui è stato vittima da parte di membri dei collettivi di sinistra, il preside della facoltà di Lettere all'università romana de «La Sapienza», il Chiarissimo Guido Pescolido, riaprono una vecchia ferita, quella della tolleranza ideologica da parte della magistratura quando a commettere dei reati son persone dichiaratamente di sinistra. Quanto accaduto mercoledì alla facoltà di lettere, sono una serie di reati commessi, e come tali dovrebbero esser considerati: punendo chi se ne è reso responsabile. Evitando quei vecchi e ipocriti non luogo a procedere che, purtroppo molti anni fa, garantirono l'impunità a ad altri 'antifascisti', quelli che spararano uccidendoli, a Bigognetti, Ciavatta, e ferendo Segneri ad Acca Larentia. Appurato che, la sigla Nuclei Armati di Contropotere territoriale, da cui provenne la rivendicazione della strage, fosse solo un nome di comodo, un depistaggio, poiché se la mitraglietta Scorpion usata per quegli assassinii era la stessa usata per altri tre omicidi- quello dell'economista Ezio Tarantelli dell'ex sindaco di Firenze, il repubblicano Lando Conti e il sen. Roberto Ruffili -, rivendicati dalle Brigate Rosse, è assiomatico che, furono sempre le bierre a colpire anche a Acca Larentia ma, nonostante, l'assassinio del povero Lando Conti, fosse stato rivendicato addirittura in tribunale dai brigatisti e, le certezze balistiche che comprovassero come lo Scorpion usato per commettere le mattanze fosse lo stesso, nessun processo teso a identificare e punire penalmente, gli assassini di Acca Larentia, venne mai istruito. Speriamo che a Pescolido e figli vada meglio.