ALTRO CHE GOVERNO EL POPOLO! DEMOCRAZIA DERIVA DA DEMI !
ALTRO CHE GOVERNO EL POPOLO!
DEMOCRAZIA DERIVA DA DEMI!
La riforma costituzionale di Clistene. La repubblica democratica
Caduta la tirannide i plebei individuarono un altro aristocratico, Clistene, disposto a sostenere i loro interessi, senza aspirare nel contempo a reintrodurre un regime tirannico.
Nel 508 a.C. Clistene si oppose alle pretese dei nobili ed introdusse un importante riforma del sistema politico (in questo senso si può parlare di riforma costituzionale: a questo proposito non dobbiamo pensare infatti ad una costituzione nel significato moderno del termine).
L’Attica fu divisa in oltre 100 demi, distretti territoriali per certi aspetti simili agli attuali comuni, dotati di autonomia amministrativa. Le vecchie associazioni (le fratrìe, le stirpi), anche se esistevano ancora, non avevano più rilevanza per lo Stato. Anche le registrazioni dei nuovi nati infatti si effettuavano in ciascun demo, come pure la riscossione delle imposte.
Vennero istituite poi 10 nuove tribù, ciascuna delle quali comprendeva molti demi, alcuni composti da abitanti della pianura (specialmente contadini e proprietari terrieri), altri da abitanti della montagna (i più poveri), altri da abitanti della costa (perlopiù commercianti). In ogni tribù le varie categorie di cittadini risultavano così mescolate in modo da formare un corpo popolare ed elettorale unitario, che potesse sostenere l interesse di tutta la comunità e non solo interessi territoriali locali o facenti capo alle grandi famiglie oppure a particolari categorie sociali.
Per ogni tribù, sulla base di candidature da esse proposte tra le categorie degli eleggibili, (pentacosiomedimni e cavalieri), veniva nominato annualmente un arconte (con estrazione a sorte, almeno a partire dal 487 a.C.). Tra tutti i componenti di ogni tribù (di sesso maschile) almeno trentenni, venivano inoltre estratti a sorte 50 membri della bulè, portando pertanto a 500 il numero complessivo dei membri di questa assemblea. I gruppi di 50 membri eletti da ciascuna tribù costituivano una specifica sezione del consiglio, che poteva prendere delle decisioni in casi di urgenza; nel corso dell’anno inoltre, ciascuno di questi gruppi, a rotazione, costituiva la cosiddetta pritanìa, che aveva il compito di organizzare e convocare le sedute della bulè.
Le competenze della bulè, le cui sedute erano pubbliche, all’epoca di Clistene aumentarono notevolmente: essa prendeva in considerazione e discuteva le proposte degli arconti, trattava delle principali questioni amministrative, finanziarie e militari ed elaborava proposte di legge da sottoporre all’ecclesìa.
Potevano partecipare all’ecclesìa gli uomini di tutte le tribù di almeno vent anni, senza più alcuna distinzione di classe (si stabilisce quindi la cosiddetta isonomia, l’uguaglianza della legge per tutti, almeno sul piano formale); essa veniva convocata dalla bulè non solo quando si dovevano approvare delle leggi, ma anche quando si dovevano adottare altre decisioni importanti, relative ad esempio alla politica estera (quali decidere se dichiarare o meno una guerra o se ratificare o meno un trattato internazionale). Alla ecclesìa spettava anche il compito di eleggere annualmente 10 strateghi, uno per ogni tribù, i comandanti militari dei vari reggimenti, che gradualmente sostituirono l arconte polemarco anche nella guida dell’intero esercito.
Per l’esercizio della funzione giudiziaria furono istituite inoltre 10 nuove corti di giustizia dell’eliea, il tribunale popolare.
Fu istituita infine una speciale assemblea popolare, che doveva essere composta da almeno 6000 cittadini, a cui era attribuito il potere di decidere l’allontanamento dalla polis per 10 anni delle persone sospettate di voler restaurare un regime tirannico, scrivendo il nome della persona sospetta su di un coccio (in greco ostracon, per cui tale procedura fu definita ostracismo).
Concludendo possiamo affermare che, a seguito della riforma di Clistene, il potere venne effettivamente esercitato dai cittadini che abitavano nei demi, ossia dal popolo (in greco dèmos significa appunto popolo), per cui con le riforme di Clistene ad Atene si realizzò una forma di democrazia, ossia un sistema caratterizzato dal ruolo centrale del popolo nell’esercizio del potere politico (secondo molti autori ciò avvenne per la prima volta nella storia), anche se il termine non può essere certo inteso nello stesso significato in cui noi lo intendiamo oggi. Infatti l uguaglianza e la possibilità di esercitare i diritti politici si riferivano solo ai cittadini maschi che abitavano nella polis, con esclusione delle donne e degli schiavi, che erano molto più numerosi degli uomini liberi. Alcuni autori hanno sostenuto anche che in questo periodo si sia determinata anche una sorta di separazione, sia pure non assoluta, dei tre poteri dello Stato, considerati fondamentali nell’età moderna (quello legislativo, spettante all’ecclesìa e alla bulè, quello esecutivo, spettante agli arconti e all’areopago e quello giudiziario, spettante in parte all’areopago ed in parte alle corti di giustizia dell’eliea).
DEMOCRAZIA DERIVA DA DEMI!
La riforma costituzionale di Clistene. La repubblica democratica
Caduta la tirannide i plebei individuarono un altro aristocratico, Clistene, disposto a sostenere i loro interessi, senza aspirare nel contempo a reintrodurre un regime tirannico.
Nel 508 a.C. Clistene si oppose alle pretese dei nobili ed introdusse un importante riforma del sistema politico (in questo senso si può parlare di riforma costituzionale: a questo proposito non dobbiamo pensare infatti ad una costituzione nel significato moderno del termine).
L’Attica fu divisa in oltre 100 demi, distretti territoriali per certi aspetti simili agli attuali comuni, dotati di autonomia amministrativa. Le vecchie associazioni (le fratrìe, le stirpi), anche se esistevano ancora, non avevano più rilevanza per lo Stato. Anche le registrazioni dei nuovi nati infatti si effettuavano in ciascun demo, come pure la riscossione delle imposte.
Vennero istituite poi 10 nuove tribù, ciascuna delle quali comprendeva molti demi, alcuni composti da abitanti della pianura (specialmente contadini e proprietari terrieri), altri da abitanti della montagna (i più poveri), altri da abitanti della costa (perlopiù commercianti). In ogni tribù le varie categorie di cittadini risultavano così mescolate in modo da formare un corpo popolare ed elettorale unitario, che potesse sostenere l interesse di tutta la comunità e non solo interessi territoriali locali o facenti capo alle grandi famiglie oppure a particolari categorie sociali.
Per ogni tribù, sulla base di candidature da esse proposte tra le categorie degli eleggibili, (pentacosiomedimni e cavalieri), veniva nominato annualmente un arconte (con estrazione a sorte, almeno a partire dal 487 a.C.). Tra tutti i componenti di ogni tribù (di sesso maschile) almeno trentenni, venivano inoltre estratti a sorte 50 membri della bulè, portando pertanto a 500 il numero complessivo dei membri di questa assemblea. I gruppi di 50 membri eletti da ciascuna tribù costituivano una specifica sezione del consiglio, che poteva prendere delle decisioni in casi di urgenza; nel corso dell’anno inoltre, ciascuno di questi gruppi, a rotazione, costituiva la cosiddetta pritanìa, che aveva il compito di organizzare e convocare le sedute della bulè.
Le competenze della bulè, le cui sedute erano pubbliche, all’epoca di Clistene aumentarono notevolmente: essa prendeva in considerazione e discuteva le proposte degli arconti, trattava delle principali questioni amministrative, finanziarie e militari ed elaborava proposte di legge da sottoporre all’ecclesìa.
Potevano partecipare all’ecclesìa gli uomini di tutte le tribù di almeno vent anni, senza più alcuna distinzione di classe (si stabilisce quindi la cosiddetta isonomia, l’uguaglianza della legge per tutti, almeno sul piano formale); essa veniva convocata dalla bulè non solo quando si dovevano approvare delle leggi, ma anche quando si dovevano adottare altre decisioni importanti, relative ad esempio alla politica estera (quali decidere se dichiarare o meno una guerra o se ratificare o meno un trattato internazionale). Alla ecclesìa spettava anche il compito di eleggere annualmente 10 strateghi, uno per ogni tribù, i comandanti militari dei vari reggimenti, che gradualmente sostituirono l arconte polemarco anche nella guida dell’intero esercito.
Per l’esercizio della funzione giudiziaria furono istituite inoltre 10 nuove corti di giustizia dell’eliea, il tribunale popolare.
Fu istituita infine una speciale assemblea popolare, che doveva essere composta da almeno 6000 cittadini, a cui era attribuito il potere di decidere l’allontanamento dalla polis per 10 anni delle persone sospettate di voler restaurare un regime tirannico, scrivendo il nome della persona sospetta su di un coccio (in greco ostracon, per cui tale procedura fu definita ostracismo).
Concludendo possiamo affermare che, a seguito della riforma di Clistene, il potere venne effettivamente esercitato dai cittadini che abitavano nei demi, ossia dal popolo (in greco dèmos significa appunto popolo), per cui con le riforme di Clistene ad Atene si realizzò una forma di democrazia, ossia un sistema caratterizzato dal ruolo centrale del popolo nell’esercizio del potere politico (secondo molti autori ciò avvenne per la prima volta nella storia), anche se il termine non può essere certo inteso nello stesso significato in cui noi lo intendiamo oggi. Infatti l uguaglianza e la possibilità di esercitare i diritti politici si riferivano solo ai cittadini maschi che abitavano nella polis, con esclusione delle donne e degli schiavi, che erano molto più numerosi degli uomini liberi. Alcuni autori hanno sostenuto anche che in questo periodo si sia determinata anche una sorta di separazione, sia pure non assoluta, dei tre poteri dello Stato, considerati fondamentali nell’età moderna (quello legislativo, spettante all’ecclesìa e alla bulè, quello esecutivo, spettante agli arconti e all’areopago e quello giudiziario, spettante in parte all’areopago ed in parte alle corti di giustizia dell’eliea).