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AMATO e LE PENSIONI

Sergio · · 6 interventi
Su La Repubblica di oggi, 24 maggio '07, leggo un lungo articolo di Massimo Giannini dedicato all'ultimo saggio di Giuliano Amato sul tema delle pensioni.

Non ho letto il saggio, che sarà distribuito alla fine del mese, pertanto le mie considerazioni si basano su quanto riportato nel citato articolo di Giannini.

L'analisi di Amato, per quanto si può cogliere da questo articolo, mi sembra corretta e pienamente condivisibile. Interessante e condivisibile anche la parte più politica di questa analisi: il rischio di perdere l'elettorato mediano.
Ci sono però alcune zone d'ombre che vanno chiarite.

Amato smonta il luogo comune del patto generazionale.
Infatti, non è mai esistito alcun patto intergenerazionale sulle pensioni per la semplice incontestabile realtà che ogni patto è stato siglato solo da chi rappresenta una parte dei lavoratori ed ex-lavoratori; mai sono state coinvolte le generazioni sulle quali ricadono gli oneri derivanti dalle scelte in materia pensionistica.
I giovani in procinto di entrare nel mondo del lavoro, i giovani lavoratori e i milioni di "atipici" sono sempre stati esclusi da ogni tavolo di concertazione. Mai invitati a prendere posto attorno a un tavolo, mai hanno siglato alcun patto.
Pensionati e pensionandi - parzialmente rappresentati da CGIL-UIL-CISL - hanno unilateralmente siglato accordi in cui loro erano i beneficiari mentre gli obbligati, cioè i danneggiati, erano gli esclusi.
Se questa è una fondamentale corretta premessa propedeutica ad ogni ragionamento intorno alle pensioni, allora non comprendo - ecco la zona d'ombra - l'insistente esortazione rivolta ai sindacati e alla CONFINDUSTRIA a sedere al tavolo delle trattative per giungere, con buon senso e lungimiranza, a un triangolato e concertato accordo.
Non comprendo se questa sia una preoccupata esortazione di Amato o di Giannini.
Nessuna legge impone la necessità del consenso e l'accordo dei sindacati per riformare il sistema previdenziale; opportunistica opzione politica, sinora perseguita, che ci ha condotto sull'orlo del baratro. Allora, non comprendo perché s'insiste con un metodo che non porterà a nulla.
I sindacati continueranno a tutelare i propri interessi e quelli dei loro iscritti; i sindacati non hanno alcun motivo per mutare atteggiamento e divenire responsabili e attenti per il futuro dei nostri figli e nipoti: saranno problemi di altri.
Per quale ragione i sindacati dovrebbero accogliere l'esortazione di Amato se il governo sarà pronto a calare ancora una volta le brache alla semplice minaccia di uno sciopero?
No, bisogna farla finita col deleterio metodo della concertazione.
Amato è persona intelligente e spero che gli anni non abbiano compromesso questa sua qualità.
Amato sa bene che solo un cambio drastico delle regole del gioco potrà innescare un cambiamento efficace e risolutivo.
Passare dal rispetto delle regole non-scritte al rispetto delle regole scritte.
La regola scritta impone che Parlamento e Governo decidano e legiferino nell'esclusivo interesse della Nazione.
Ascoltare è un dovere democratico ma decidere nella solitudine del Potere ricevuto per investitura popolare è l'imperio!
Prodi, Padoa-Schioppa, Amato, il Governo nel suo insieme e il Parlamento si assumano con umiltà la responsabilità della decisione, abbandonando l'arroganza della decisione condivisa con la parte forte a spese della collettività debole.
Decidere è l'esercizio umile del Potere. Concertare è l'arroganza del cedere al ricatto per tirare a campare.
Nessun tavolo delle trattative dovrà essere imbandito.
Chi si accomoderà a questo scellerato tavolo sarà un cannibale che divorerà i propri figli e nipoti.
Prodi, Padoa-Schioppa & C. decidano: volete mangiarvi i vostri figli e nipoti o servire le Istituzioni facendo l'unica cosa che vi compete?
Quel che vi compete è decidere assumendovi ogni esclusiva responsabilità.
Basta con le belle analisi che si concludono in un nulla di fatto, per onorare la violenta, ipocrita e sanguinaria "pax sociale".
Abbiamo bisogno di conflitto sociale per uscire da un sistema malato che sta uccidendo la prima risorsa di una Nazione: la fiducia in un futuro migliore.
Voi sarete dei cinici assassini se continuerete a invocare tavoli delle trattative e decisioni triangolate.
L'Italia può permettersi giorni, settimane e mesi di scioperi.
Può permettersi barricate e tumulti pilotati da frange egoistiche sindacali.
L'Italia non può permettersi di uccidere il già ipotecato futuro.
Quindi decidete.
Alcune decisioni sono impellenti e inderogabili, senza necessità di discussione alcuna.
1) Estensione del sistema contributivo a tutti i lavoratori, senza esclusione alcuna e applicando il sistema misto già in essere per chi aveva meno di 18 anni di contribuzione alla data dell'entrata in vigore della riforma Dini.
2) Equiparazione dell'età pensionistica tra uomini e donne.
3) Innalzamento dell'età per la pensione (penso che entro breve dovremo arrivare a 65 anni).
4) Abolizione della pensione di anzianità.

Su altre questioni più tecniche (i coefficienti, per esempio) mi rimetto agli esperti e a chi dispone di dati e modelli matematici per comprendere come sia corretto procedere per avere finalmente un modello sostenibile.
I punti indicati investono invece questioni di giustizia (e non di sostenibilità) sociale e non possono essere più rinviati.
Scegliete: umili servitori delle Istituzioni o arroganti assassini di giovani e di futuro?

Un Paese che da 25 anni discute improduttivamente e quotidianamente di pensioni è un Paese ferito e sanguinante: voi potete decidere se infierire sulle ferite ancora grondanti di sangue o rimarginare le ferite.
Sarà sufficiente onorare il vostro ruolo: decidere; solo voi potete farlo poiché, nel bene e nel male, rappresentate il Popolo Italiano.

Un elettore "mediano", Amato comprenderà.
❤️
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