AMNESTY: UN APPELLO PER UN RIFUGIATO TIBETANO
www.amnesty.it
COMUNICATO STAMPA
CS44-2008
AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA IL PROBABILE RIMPATRIO IN CINA DI UN
RIFUGIATO TIBETANO IN NEPAL, CON LA COLLABORAZIONE DEL GOVERNO LOCALE
Amnesty International ha lanciato un appello (on line su www.amnesty.it)
alle autorita' del Nepal e della Cina affinche' forniscano informazioni su
Tsering Dhondup, un rifugiato tibetano 27enne che potrebbe essere stato
trasferito con la forza in Cina, grazie alla collaborazione del governo di
Kathmandu. Tsering Dhondup e' stato arrestato la notte del 23 febbraio
all'interno di un Centro di assistenza per i tibetani, aperto nella
capitale nepalese dall'ufficio locale dell'Alto commissariato delle
Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr).
Nei due giorni successivi, Dhondup e' stato portato in manette negli
uffici dell'Immigrazione di Kathmandu per essere interrogato sulla
documentazione rinvenuta in suo possesso e sulle sue attivita' in Tibet.
Il secondo interrogatorio, nel pomeriggio del 25, e' stato interrotto
quasi subito dall'annuncio dell'imminente arrivo di alcuni funzionari
dell'Unhcr che volevano chiarimenti sul suo status. Dhondup e' stato
portato via a bordo di un veicolo senza targa. Alcuni testimoni avevano
notato, nei pressi dell'edificio, un'automobile di proprieta'
dell'Ambasciata cinese a Kathmandu.
Le autorita' nepalesi non hanno fornito alcuna informazione riguardo al
luogo in cui Dhondup sia stato portato dopo quel momento. Secondo notizie
attendibili, recentemente la polizia nepalese avrebbe minacciato di
rimpatrio forzato altri tibetani in prigione. Amnesty International e'
seriamente preoccupata che Dhondup possa essere stato rimpatriato in Cina,
al di fuori di qualsiasi procedura legale e in violazione degli obblighi
di diritto internazionale che il Nepal si e' impegnato a rispettare. In
particolare, anche alla luce delle continue notizie relative a dissidenti
politici sottoposti a torture e maltrattamenti in Cina, il Nepal pare aver
violato l'articolo 3 della Convenzione delle Nazioni unite contro la
tortura, che obbliga gli Stati a non rimpatriare o estradare una persona
in un altro Stato in cui possa trovarsi a rischio di subire torture.
Amnesty International e' da tempo sottolinea il possibile coinvolgimento
di funzionari cinesi in Nepal nel rimpatrio forzato dei tibetani in Cina.
Nel marzo 2003, 18 tibetani (tra cui tre donne e otto bambini) sarebbero
stati rimpatriati a forza durante un'operazione congiunta di funzionari
nepalesi e cinesi. Secondo testimoni oculari, furono portati via tra
lacrime e urla a bordo di un veicolo appartenente all'Ambasciata cinese,
diretto verso la frontiera. L'operazione fu portata avanti nonostante i
diffusi timori, sollevati dall'Unhcr, dai governi e dalle Organizzazioni
non governative. Una volta in Tibet, le 18 persone furono poste in stato
di detenzione. Alcune di loro, dopo il rilascio, raccontarono di essere
state prese a calci, picchiate, colpite con bastoni elettrici, obbligate a
rimanere nude per lunghi periodi di tempo, seviziate con aghi infilati
sotto le unghie delle mani e sottoposte a offese riguardanti il loro credo
religioso.
Le preoccupazioni di Amnesty International si sono accresciute a seguito
degli arresti di massa di rifugiati tibetani che prendevano parte a
manifestazioni pacifiche, potati a termine dalla polizia nepalese a
partire dal 10 marzo.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 1 aprile 2008
Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: [email protected]
COMUNICATO STAMPA
CS44-2008
AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA IL PROBABILE RIMPATRIO IN CINA DI UN
RIFUGIATO TIBETANO IN NEPAL, CON LA COLLABORAZIONE DEL GOVERNO LOCALE
Amnesty International ha lanciato un appello (on line su www.amnesty.it)
alle autorita' del Nepal e della Cina affinche' forniscano informazioni su
Tsering Dhondup, un rifugiato tibetano 27enne che potrebbe essere stato
trasferito con la forza in Cina, grazie alla collaborazione del governo di
Kathmandu. Tsering Dhondup e' stato arrestato la notte del 23 febbraio
all'interno di un Centro di assistenza per i tibetani, aperto nella
capitale nepalese dall'ufficio locale dell'Alto commissariato delle
Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr).
Nei due giorni successivi, Dhondup e' stato portato in manette negli
uffici dell'Immigrazione di Kathmandu per essere interrogato sulla
documentazione rinvenuta in suo possesso e sulle sue attivita' in Tibet.
Il secondo interrogatorio, nel pomeriggio del 25, e' stato interrotto
quasi subito dall'annuncio dell'imminente arrivo di alcuni funzionari
dell'Unhcr che volevano chiarimenti sul suo status. Dhondup e' stato
portato via a bordo di un veicolo senza targa. Alcuni testimoni avevano
notato, nei pressi dell'edificio, un'automobile di proprieta'
dell'Ambasciata cinese a Kathmandu.
Le autorita' nepalesi non hanno fornito alcuna informazione riguardo al
luogo in cui Dhondup sia stato portato dopo quel momento. Secondo notizie
attendibili, recentemente la polizia nepalese avrebbe minacciato di
rimpatrio forzato altri tibetani in prigione. Amnesty International e'
seriamente preoccupata che Dhondup possa essere stato rimpatriato in Cina,
al di fuori di qualsiasi procedura legale e in violazione degli obblighi
di diritto internazionale che il Nepal si e' impegnato a rispettare. In
particolare, anche alla luce delle continue notizie relative a dissidenti
politici sottoposti a torture e maltrattamenti in Cina, il Nepal pare aver
violato l'articolo 3 della Convenzione delle Nazioni unite contro la
tortura, che obbliga gli Stati a non rimpatriare o estradare una persona
in un altro Stato in cui possa trovarsi a rischio di subire torture.
Amnesty International e' da tempo sottolinea il possibile coinvolgimento
di funzionari cinesi in Nepal nel rimpatrio forzato dei tibetani in Cina.
Nel marzo 2003, 18 tibetani (tra cui tre donne e otto bambini) sarebbero
stati rimpatriati a forza durante un'operazione congiunta di funzionari
nepalesi e cinesi. Secondo testimoni oculari, furono portati via tra
lacrime e urla a bordo di un veicolo appartenente all'Ambasciata cinese,
diretto verso la frontiera. L'operazione fu portata avanti nonostante i
diffusi timori, sollevati dall'Unhcr, dai governi e dalle Organizzazioni
non governative. Una volta in Tibet, le 18 persone furono poste in stato
di detenzione. Alcune di loro, dopo il rilascio, raccontarono di essere
state prese a calci, picchiate, colpite con bastoni elettrici, obbligate a
rimanere nude per lunghi periodi di tempo, seviziate con aghi infilati
sotto le unghie delle mani e sottoposte a offese riguardanti il loro credo
religioso.
Le preoccupazioni di Amnesty International si sono accresciute a seguito
degli arresti di massa di rifugiati tibetani che prendevano parte a
manifestazioni pacifiche, potati a termine dalla polizia nepalese a
partire dal 10 marzo.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 1 aprile 2008
Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: [email protected]