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AMNESTY PER IL RILASCIO DEGLI OSTAGGI IN AFGANISTAN

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www.amnesty.it
COMUNICATO STAMPA
CS91-2007

AFGHANISTAN: AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE L'IMMEDIATO RILASCIO DI TUTTI
GLI OSTAGGI

Amnesty International ha preso contatti diretti con i talebani,
chiedendo
loro di rilasciare, immediatamente e senza condizioni, tutti gli
ostaggi
afgani e stranieri. Citando come esempio la tragica situazione dei 21
cooperanti sud-coreani ancora nelle mani dei talebani, Amnesty
International ha sollecitato questo gruppo a dare seguito all'impegno,
assunto in precedenza, di rispettare il diritto internazionale.

L'organizzazione per i diritti umani si e' rivolta direttamente ai
talebani a seguito del recente aumento dei rapimenti e delle uccisioni
di
ostaggi, tra cui i quattro impiegati governativi afgani e i due
cooperanti
sud-coreani assassinati negli ultimi giorni.

'La cattura di ostaggi costituisce una flagrante violazione del diritto
internazionale umanitario. Non esistono giustificazioni o eccezioni a
questa regola. La loro cattura e uccisione sono crimini di guerra, i
cui
responsabili devono essere chiamati a rispondere alla giustizia' - ha
dichiarato Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International.

Gli ultimi, sanguinosi episodi contraddicono precedenti dichiarazioni
dei
talebani, che si erano impegnati a non attaccare i civili e a non
maltrattare i prigionieri. Ieri, mercoledi' 1 agosto, il portavoce
talebano Qari Yusef Ahmadi, ha affermato: 'Stiamo cercando di risolvere
la
questione [degli ostaggi sud-coreani] in maniera accettabile'. Egli non
ha
accolto la richiesta di salvaguardare le loro vite e rilasciarli
immediatamente, come richiesto dal diritto internazionale.

Ahmadi ha inoltre aggiunto: 'Stiamo cercando di non arrivare a uno
scontro
col diritto internazionale umanitario e di non agire in contraddizione
con
i diritti umani, laddove si accordino alle leggi della shari'a'.
Amnesty
International ha replicato che nessun sistema legale si puo' collocare
al
di sopra del diritto internazionale e si e' detta profondamente
preoccupata per le dichiarazioni rilasciate la scorsa settimana dal
comandante talebano Mansour Dadullah, secondo il quale 'quella dei
rapimenti e' una politica assai vincente e per questo ordino a tutti i
miei mujahedin di sequestrare tutti gli stranieri di qualsiasi
nazionalita', ovunque si trovino.'.

Nelle ultime settimane c'e' stato un forte aumento dei rapimenti
attribuiti ai talebani:
- quattro impiegati di un tribunale provinciale sono stati rapiti nella
zona di Ghazni il 24 luglio; i loro cadaveri sono stati ritrovati ieri;
- 23 ostaggi coreani sono stati rapiti il 19 luglio, sempre nella zona
di
Ghazni: due sono stati uccisi, mentre 18 donne e tre uomini sono ancora
nelle mani dei talebani, che hanno minacciato ulteriori uccisioni;
- cinque afgani e due tedeschi sono stati rapiti il 18 luglio nella
provincia di Wardak; uno degli afgani e' riuscito a fuggire e uno dei
tedeschi e' morto; le altre persone sono ancora ostaggio dei talebani e
pare che il secondo tedesco versi in cattive condizioni di salute;
- un funzionario della pubblica istruzione della provincia di Pakhtia
e'
stato rapito sempre nella zona di Ghazni il 17 luglio e da allora non
se
ne e' piu' saputo niente.

In base all'art. 3 comune alle Convenzioni di Ginevra del 1949, che e'
legalmente vincolante per tutte le parti coinvolte nel conflitto armato
non internazionale in Afghanistan, talebani compresi, la cattura di
ostaggi e' sempre vietata, cosi' come 'l'omicidio in tutte le sue
forme',
inclusa quindi l'esecuzione di ostaggi.

Amnesty International chiede ai talebani e agli altri gruppi armati,
cosi'
come alle altre parti coinvolte nel conflitto armato in Afghanistan, di
aderire rigorosamente e in ogni circostanza ai loro obblighi di diritto
internazionale. 'Nessuna sensazione di aver subito un torto, nessuna
ideologia o convinzione religiosa puo' rappresentare una
giustificazione o
una scusa per simili azioni. Tutti gli ostaggi devono essere rilasciati
immediatamente, senza condizioni e senza ulteriore danno nei loro
confronti' - ha concluso Irene Khan.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 2 agosto 2007
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