Anticorruzione
Roma, 20 dic. (Adnkronos) - ''Da qualche mese ho cominciato a percepire un certo stato di isolamento professionale. Ho chiesto un colloquio al presidente del Consiglio Romano Prodi, dal quale dipendo direttamente, ma non mi è mai stato concesso, e nel frattempo sono state 'esternate' una serie di iniziative in contrasto con la mia attività. Purtroppo, io rappresento un residuo dello scorso governo, in un mondo politico dove è diffuso lo spoil system''. Lo ha dichiarato Gianfranco Tatozzi, fino a ieri Alto commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione, spiegando le ragioni delle sue clamorose dimissioni in una conferenza stampa tenuta presso la sede dei suoi uffici, in piazza San Lorenzo in Lucina a Roma.
''Quella di oggi - ha continuato Tatozzi - vuole essere semplicemente una chiacchierata, dove non ci saranno dichiarazioni choc, ma per puntualizzare due cose: il bilancio di due anni di attività del mio ufficio e le motivazioni delle mie dimissioni. Anticipate rispetto al 2009. Dopo la mia nomina, avvenuta nell'ottobre del 2004, su una legge istituita nel 2003, la mia attività è stata incentrata su una serie di iniziative: prima di tutto, nel gennaio del 2005, ho cominciato a strutturare l'intero ufficio del tutto inesistente, e solo a metà dello stesso anno ho iniziato a operare effettivamente''.
''La missione attribuita al mio incarico dalla normativa - ha proseguito Tatozzi - è quella di ridurre i rischi di corruzione e di condizionamento della criminalità organizzata sull'amministrazione pubblica. E sulla base dei miei poteri, il primo atto che ho compiuto, sulla base di una denuncia del professor Giugni sulle modalità di incarico delle docenze di Diritto del lavoro, fu quello di avviare un'indagine conoscitiva sulle modalità di incarico''.
''Nel maggio di quest'anno - ha detto ancora Tatozzi - sulla base di una relazione del nucleo speciale della Guardia di finanza, ho inviato una prima indagine conoscitiva al ministro delle Infrastrutture sui controlli interni all'Anas; sempre al ministro Antonio Di Pietro, a capo del dicastero competente, ho consegnato un'ulteriore indagine su settori specifici dell'Anas, dove si riscontravano danni all'erario. Certo è che con la nuova normativa, che riduce i termini di prescrizione dei reati a danno dell'erario, l'intera indagine, se la normativa stessa venisse confermata, andrebbe vanificata. Così come nel caso della concessione di 310 milioni di euro di fondi dell'Unione europea al settore agricolo, illecitamente riscossi, anche questi a seguito della medesima normativa potrebbero non essere recuperati''.
''Tre giorni fa - ha continuato l'alto commissario - mi è stata consegnata un'indagine sulla Federcalcio, che ha finanziamenti pubblici attraverso il Coni; inoltre abbiamo indagato sul condizionamento della criminalità organizzata sulla Asl di Vibo Valentia, limitrofa a quella di Locri, in cui sembra essere maturato anche l'omicidio Fortugno. Ho intrapreso poi un'ulteriore indagine, in collaborazione con il nucleo speciale della Guardia di finanza, sulla regolarità della cartolarizzazione dei beni immobili, partendo dall'Inps''.
''Purtroppo - ha osservato Tatozzi - vista la mia scelta, che viene anche per tutelare l'organismo che fino ad oggi ho presieduto, spero che tali indagini non vadano perse. Certo è che una serie di iniziative hanno dimostrato e dimostrano tuttora quell'isolamento professionale che ha portato alle mie dimissioni. Un esempio il decreto Nicolais, che prevedeva la soppressione del mio istituto, e poi ritirato, così come mi è stato riferito''.
''Ma le iniziative non sono cessate - ha sottolineato Tatozzi - ma, nonostante i ripetuti e ricercati colloqui con il presidente del Consiglio non sono mai riuscito a incontrarlo. Senza calcolare i tagli della spesa previsti dall'art. 29 del decreto Bersani, secondo il quale potrebbe anche prevedersi il riordino, addirittura automatico, di organismi come il mio''.
''Di fronte a queste iniziative di scarsa sensibilità verso un tema importante come la corruzione - ha proseguito '- ho pensato che ci fosse un problema anche di carattere personale: da qui la mia irrevocabile decisione di dimettermi a cui, dopo l'annuncio di ieri, non è seguita nessuna 'chiamata'. L'importanza di un tema come la corruzione si ravvisa anche da un'indagine condotta da 'Transparency International' secondo cui l'Italia è al 45esimo posto rispetto alla corruzione''.
''Inoltre negli ultimi anni della mia attività ho ricevuto centinaia di telefonate da parte di privati, che segnalavano illeciti, e non illegittimità, di cui io come ufficio non posso occuparmi. Da domani - ha concluso Tatozzi - tornerò a fare il magistrato, sperando che ci sia qualcuno che prenderà il mio posto, cosicché questo organismo possa sopravvivere''.
''Quella di oggi - ha continuato Tatozzi - vuole essere semplicemente una chiacchierata, dove non ci saranno dichiarazioni choc, ma per puntualizzare due cose: il bilancio di due anni di attività del mio ufficio e le motivazioni delle mie dimissioni. Anticipate rispetto al 2009. Dopo la mia nomina, avvenuta nell'ottobre del 2004, su una legge istituita nel 2003, la mia attività è stata incentrata su una serie di iniziative: prima di tutto, nel gennaio del 2005, ho cominciato a strutturare l'intero ufficio del tutto inesistente, e solo a metà dello stesso anno ho iniziato a operare effettivamente''.
''La missione attribuita al mio incarico dalla normativa - ha proseguito Tatozzi - è quella di ridurre i rischi di corruzione e di condizionamento della criminalità organizzata sull'amministrazione pubblica. E sulla base dei miei poteri, il primo atto che ho compiuto, sulla base di una denuncia del professor Giugni sulle modalità di incarico delle docenze di Diritto del lavoro, fu quello di avviare un'indagine conoscitiva sulle modalità di incarico''.
''Nel maggio di quest'anno - ha detto ancora Tatozzi - sulla base di una relazione del nucleo speciale della Guardia di finanza, ho inviato una prima indagine conoscitiva al ministro delle Infrastrutture sui controlli interni all'Anas; sempre al ministro Antonio Di Pietro, a capo del dicastero competente, ho consegnato un'ulteriore indagine su settori specifici dell'Anas, dove si riscontravano danni all'erario. Certo è che con la nuova normativa, che riduce i termini di prescrizione dei reati a danno dell'erario, l'intera indagine, se la normativa stessa venisse confermata, andrebbe vanificata. Così come nel caso della concessione di 310 milioni di euro di fondi dell'Unione europea al settore agricolo, illecitamente riscossi, anche questi a seguito della medesima normativa potrebbero non essere recuperati''.
''Tre giorni fa - ha continuato l'alto commissario - mi è stata consegnata un'indagine sulla Federcalcio, che ha finanziamenti pubblici attraverso il Coni; inoltre abbiamo indagato sul condizionamento della criminalità organizzata sulla Asl di Vibo Valentia, limitrofa a quella di Locri, in cui sembra essere maturato anche l'omicidio Fortugno. Ho intrapreso poi un'ulteriore indagine, in collaborazione con il nucleo speciale della Guardia di finanza, sulla regolarità della cartolarizzazione dei beni immobili, partendo dall'Inps''.
''Purtroppo - ha osservato Tatozzi - vista la mia scelta, che viene anche per tutelare l'organismo che fino ad oggi ho presieduto, spero che tali indagini non vadano perse. Certo è che una serie di iniziative hanno dimostrato e dimostrano tuttora quell'isolamento professionale che ha portato alle mie dimissioni. Un esempio il decreto Nicolais, che prevedeva la soppressione del mio istituto, e poi ritirato, così come mi è stato riferito''.
''Ma le iniziative non sono cessate - ha sottolineato Tatozzi - ma, nonostante i ripetuti e ricercati colloqui con il presidente del Consiglio non sono mai riuscito a incontrarlo. Senza calcolare i tagli della spesa previsti dall'art. 29 del decreto Bersani, secondo il quale potrebbe anche prevedersi il riordino, addirittura automatico, di organismi come il mio''.
''Di fronte a queste iniziative di scarsa sensibilità verso un tema importante come la corruzione - ha proseguito '- ho pensato che ci fosse un problema anche di carattere personale: da qui la mia irrevocabile decisione di dimettermi a cui, dopo l'annuncio di ieri, non è seguita nessuna 'chiamata'. L'importanza di un tema come la corruzione si ravvisa anche da un'indagine condotta da 'Transparency International' secondo cui l'Italia è al 45esimo posto rispetto alla corruzione''.
''Inoltre negli ultimi anni della mia attività ho ricevuto centinaia di telefonate da parte di privati, che segnalavano illeciti, e non illegittimità, di cui io come ufficio non posso occuparmi. Da domani - ha concluso Tatozzi - tornerò a fare il magistrato, sperando che ci sia qualcuno che prenderà il mio posto, cosicché questo organismo possa sopravvivere''.