L'articolo 41 della Costituzione e le case.
L'articolo 41 della Costituzione recita:
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perchè l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Per quanto mi riguarda l'articolo in questione è molto chiaro: la libertà d'impresa, e non solo questa, è libera ed è garantita costituzionalmente; lo Stato può esercitare un controllo sulle attività economiche che ritiene che non possano essere esercitate liberamente, ma solamente quelle che possono far sorgere dei dubbi sulla utilità della loro funzione o che comunque non possono essere considerate attività pienamente esercitabili da tutti e dovunque; per fini sociali si intende che tutte le attività non possono svolgersi in contrasto con l'utilità sociale, per esempio la legalizzazione degli usurai comporterebbe conseguenze deprimenti sulla intera economia, o in modo da recare danno alla sicurezza o alla libertà o alla dignità umana.
Consideriamo le case da gioco. Se non erro l'altro giorno è stata disposta la liberizzazione di alcuni giochi tipo il poker all'americana e lo chemin de fer. Fino ad una settimana fa erano considerati giochi di azzardo e pertanto vietati. In realtà tramite web era già possibile giocare "a soldi" al poker. Ma l'articolo 41 della Costituzione pone dei dubbi sulla loro esistenza e rappresenta un appiglio che può essere utilizzato in futuro casomai si decidesse la loro chiusura. Del resto, qual'è il fine sociale che può essere raggiunto con l'esercizio di tale attività? Personalmente, non ne vedo nessuno. Anzi, considerato che i giochi d'azzardo legalizzati dello Stato dei gratta e vinci e del superenalotto hanno fatto sorgere la febbre da gioco in tantissimi, permettere tutti i giochi di azzardo è una conseguenza logica dell'intero disegno.
Consideriamo le case chiuse, detti anche bordelli. Tale attività sono in palese contrasto con l'articolo 41 della Costituzione. Potrebbero esistere solamente grazie alla promulgazione di leggi particolari e in ogni caso è una attività soggetta al controllo dello Stato. Anche in questo caso in futuro ci si potrà sempre appigliare all'articolo per una loro chiusura. Con la modifica dell'articolo 41 la prostituzione sarà considerata un lavoro qualsiasi, come tutti gli altri. Una parte delle attività malavitose sarà legalizzata.
Per concludere, non si sa ancora come sarà modificato l'articolo 41 della Costituzione ma sembra che saranno eliminati tutti i vincoli attualmente presenti e che comunque non hanno ostacolato lo sviluppo economico dell'Italia in passato, facendoci diventare una delle più grandi potenze industriali. L'attuale declino del sistema Italia non dipende affatto da un articolo che semplicemente ci ammonisce sul fatto che lo sviluppo economico non deve essere guidato dalla "legge della giungla" dove il più forte e chi ha più mezzi da utilizzare mangia sempre il pesce più piccolo o più onesto, anche se più capace. La legge della giungla porta sempre ad un imbarbarimento della vita sociale e rappresenta un ostacolo alla libera concorrenza d'impresa.
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perchè l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Per quanto mi riguarda l'articolo in questione è molto chiaro: la libertà d'impresa, e non solo questa, è libera ed è garantita costituzionalmente; lo Stato può esercitare un controllo sulle attività economiche che ritiene che non possano essere esercitate liberamente, ma solamente quelle che possono far sorgere dei dubbi sulla utilità della loro funzione o che comunque non possono essere considerate attività pienamente esercitabili da tutti e dovunque; per fini sociali si intende che tutte le attività non possono svolgersi in contrasto con l'utilità sociale, per esempio la legalizzazione degli usurai comporterebbe conseguenze deprimenti sulla intera economia, o in modo da recare danno alla sicurezza o alla libertà o alla dignità umana.
Consideriamo le case da gioco. Se non erro l'altro giorno è stata disposta la liberizzazione di alcuni giochi tipo il poker all'americana e lo chemin de fer. Fino ad una settimana fa erano considerati giochi di azzardo e pertanto vietati. In realtà tramite web era già possibile giocare "a soldi" al poker. Ma l'articolo 41 della Costituzione pone dei dubbi sulla loro esistenza e rappresenta un appiglio che può essere utilizzato in futuro casomai si decidesse la loro chiusura. Del resto, qual'è il fine sociale che può essere raggiunto con l'esercizio di tale attività? Personalmente, non ne vedo nessuno. Anzi, considerato che i giochi d'azzardo legalizzati dello Stato dei gratta e vinci e del superenalotto hanno fatto sorgere la febbre da gioco in tantissimi, permettere tutti i giochi di azzardo è una conseguenza logica dell'intero disegno.
Consideriamo le case chiuse, detti anche bordelli. Tale attività sono in palese contrasto con l'articolo 41 della Costituzione. Potrebbero esistere solamente grazie alla promulgazione di leggi particolari e in ogni caso è una attività soggetta al controllo dello Stato. Anche in questo caso in futuro ci si potrà sempre appigliare all'articolo per una loro chiusura. Con la modifica dell'articolo 41 la prostituzione sarà considerata un lavoro qualsiasi, come tutti gli altri. Una parte delle attività malavitose sarà legalizzata.
Per concludere, non si sa ancora come sarà modificato l'articolo 41 della Costituzione ma sembra che saranno eliminati tutti i vincoli attualmente presenti e che comunque non hanno ostacolato lo sviluppo economico dell'Italia in passato, facendoci diventare una delle più grandi potenze industriali. L'attuale declino del sistema Italia non dipende affatto da un articolo che semplicemente ci ammonisce sul fatto che lo sviluppo economico non deve essere guidato dalla "legge della giungla" dove il più forte e chi ha più mezzi da utilizzare mangia sempre il pesce più piccolo o più onesto, anche se più capace. La legge della giungla porta sempre ad un imbarbarimento della vita sociale e rappresenta un ostacolo alla libera concorrenza d'impresa.