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L’attentato in Germania, ricordate?

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L'attentato in Germania, ricordate?
Maurizio Blondet
17/09/2006
Il presunto attentatore libanese Jihad Hamad, scortato dalla polizia antiterrorismo tedesca

Non so se ricordate: il 31 luglio scorso due valige furono trovate abbandonate su due treni, uno diretto a Koblenz e uno a Dortmund.
Portate all'ufficio oggetti smarriti, risultarono due ordigni: bombole al butano innescate da una sveglia.
E non scoppiate.
Ma come si disse, dovevano scoppiare «simultaneamente», come «negli attentati al metrò di Londra».
Nelle valige, una serie di indizi («Una lista della spesa scritta in arabo», «la busta di un negozio di alimentari libanesi», «un numero telefonico del Libano») ha permesso prontamente di risalire ai colpevoli: due giovani libanesi.
Erano i giorni in cui Israele combatteva Hezbollah, libanese.
I due arrestati si chiamano Yusef Mohammed el-Hajdib e Jihad Hamad, arrestati in Libano su richiesta della polizia germanica.
Una terza persona è stata arrestata il 25 agosto, stavolta in Germania: un siriano di 23 anni, Fadi A. S. (il nome completo non viene fatto) considerato un complice degli attentatori mancati.
Il siriano avrebbe, secondo l'accusa, «cercato su internet come fabbricare ordigni, e in seguito avrebbe aiutato altri sospetti a fuggire in Libano».
Cominciate a ricordare?
Perché questo genere di notizie fa conto sulla nostra memoria corta, sul fatto che dopo pochi giorni nessuno si chieda più com'è andata a finire.
Ora, almeno per il siriano è finita così: è stato rilasciato per assoluta mancanza di indizi, per ordine della corte federale di Karlsruhe. (1)
La stessa corte ha deciso di mantenere Hajdib in carcerazione preventiva; la scarna notizia AFP non parla del secondo libanese.
Sarà magari già stato rilasciato?

Strano come questi attentati terroristici si sgretolino, appena qualcuno con la memoria meno corta cerca di seguirne le tracce per qualche settimana.
Infatti bisognerà vedere come andrà a finire il processo contro sei islamici in corso a Milano, per cui il pm Spataro ha chiesto fino a 15 anni «per aver organizzato una cellula terroristica».
Ciò che consente a certi giornali di strillare: «condannate lo sceicco del terrore».
Vedremo, vedremo.
Perché l'avvocato Sandro Clementi, uno dei difensori, ha detto: «Il processo è basato solo su teoremi matematici e su schemi suggestivi che non hanno dimostrato nulla, non certo su fatti». Lamentando inoltre il fatto che, anche dopo numerose assoluzioni, simili processi ad islamici si concludono con l'espulsione.
«Non vi è alcun rispetto delle regole che dovrebbero essere applicate in uno Stato di diritto. Questa è una macellazione che, per di più, riduce i processi a mere rappresentazioni fini a se stesse».
Vedremo come andrà a finire.
Certo ora i tempi non sono più allo Stato di diritto, perchè l'Islam minaccia il Papa.
Ora sono tutti cattolici, pronti a difender il Santo Padre con le armi (anche se in Lombardia, quest'anno, i nuovi preti ordinati sono 12: il minimo della storia della più grande diocesi del mondo).
Ora è tempo di mostrare durezza, è tempo di agitare la minaccia, i terroristi sono dovunque e sotto ogni letto.
Non è certo il momento di citare le disincantate statistiche del politologo John Mueller che, sulla serissima «Foreign Affaire» (la rivista del potentissimo e certo non filo-islamico Council on Foreign Relations) si chiede: «Esiste ancora una minaccia terrorista?». (2)

E fa qualche conto: dopo l'11 settembre 2001, Al Qaeda non ha commesso più alcun attentato in USA, trasformandosi invece in una casa di produzione di video.
Ma da allora, 80 mila musulmani abitanti in USA sono stati schedati con tanto di impronte digitali, 8 mila interrogati dall'FBI, 5 mila anche detenuti in via preventiva per sventare attentati terroristici. Ebbene: da tutto questo lavoro investigativo non è venuta fuori una sola incriminazione formale per delitti di terrorismo.
Delle paventate «cellule dormienti di Al Qaeda» temute dal capo dell'FBI non se n'è trovata una.
Ora, pur tenendo conto dei 3 mila morti dell'11 settembre e ammettendo che siano colpa di terroristi islamici (e non governativi USA), il numero di americani morti per terrorismo da allora ad oggi non supera quello degli americani che muoiono scivolando o affogando nella vasca da bagno (circa 400 l'anno).
Nonostante gli orribili attentati di Londra e Madrid, la percentuale in Europa di sterminati dall'Islam terroristico è ancora inferiore.
E purtroppo per gli allarmisti, gli immigrati musulmani non delinquono più degli altri extracomunitari.
L'emergenza, in questo campo, la provocano gli albanesi e i romeni, primi nelle liste delle rapine in villa, violenze carnali, furti hig-tech coi bancomat.
Ma non trascuriamo la morte per mano di italiani: ci sono più ragazzi che ammazzano la fidanzata che li lascia, o la convivente, che omicidi islamici.
Un astronomo di nome Alan Harris ha provato a calcolare la probabilità che un abitante della Terra ha di venire ucciso da un terrorista islamico in 80 anni di vita: la possibilità è una su 80 mila, pari al rischio che un uomo ha di essere ucciso da un meteorite.

L'allarme sociale non è proporzionale alla reale pericolosità del terrorismo, conclude Mueller.
E forse sarebbe più utile allarmarsi alquanto per la strage prodotta dagli incidenti d'auto, 40 mila all'anno in USA.
Magari ha ragione.
In Italia, anzi solo a Napoli e provincia, la camorra uccide almeno un centinaio di italiani l'anno, cento volte più del «terrorismo islamico».
Allarmarsi almeno un po'?
Ma purtroppo, certi giornali non strillano «condannate il camorrista del terrore».
E così tutti restano tranquilli, a farsi ammazzare.
E già che siamo in vena di ricordare, ricordate l'attentato al metrò di Madrid, con i suoi 191 morti? Sicuramente islamico.
Ora, El Mundo ha dato un enorme risalto alle rivelazioni di un piccolo delinquente di nome Josè Emilio Suarez Trashorras, implicato nella strage.
Costui ha dichiarato che l'attentato è stato in realtà un colpo di Stato messo in atto dai socialisti, per far vincere il loro Zapatero. (3)
Una teoria del complotto bella e buona: ma questa, al contrario delle altre, subito accettata dal Partido Popular, quello di Aznar che fu sconfitto tre giorni dopo la strage di Madrid.
Il guaio è che questo Josè Emilio Suarez è l'individuo, non islamico ma molto ispanico, che fornì l'esplosivo agli attentatori marocchini.
Ed è in galera per questo, dove ha cambiato la sua versione dei fatti almeno sei volte.
Come testimone, alquanto dubbio: è un pregiudicato-confidente della polizia, che era in possesso del numero riservato del cellulare del capo dell'antiterrorismo al momento dell'attentato, e teneva al corrente la Digos madrilena dei movimenti dei terroristi marocchini.

Sicchè questa sua rivelazione del colpo di Stato arriva un po' tardi e un po' «sporca», penserete.
Ma non per il partito Popular: Aznar è alla riscossa e cerca di arrivare ad elezioni anticipate, scalzando Zapatero.
Tutto fa brodo, anche un'accusa di strage a scopo di golpe ispanico.
Secondo El Pais, El Mundo ha pagato il malvivente per la sua rivelazione.
Ovviamente, l'altro giornale ha risposto in modo furente.
La polemica è in corso; vedremo come andrà a finire.
Basta non avere la memoria corta.
Anzi no: dimenticate subito.
Strillate anche voi «morte al terrore», perché così richiede il Grande Fratello.
E' il minuto dell'odio.
E' l'Occidente cristiano che ve lo chiede.
Siamo in guerra, mica è il momento di ricordare che la camorra vi ammazza cento volte più dell'Islam, e l'auto 4 mila volte di più.... morte ai terroristi.

Maurizio Blondet

Note
1) «Detainee in German train bomb plot released», Deutsche Welle, 16 settembre 2006.
2) John Mueller, «Is there still a terrorist threat?», Foreign Affairs, settembre 2006.
3) Josè Manuel Romero, «Las seis versiones de Trashorras», El Pais, 15 settembre 2006.


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