L'attuale assetto del sistema notarile italiano: quali interessi tutela?
La funzione notarile (intesa come funzione che garantisce la legalità degli atti) è di per sé utile. Utile, si badi bene, non indispensabile. Tutti i sistemi giuridici di tipo anglosassone (detti di “common law”) non prevedono tale funzione, e questo non impedisce loro di funzionare più che correttamente, se è vero, come è vero, che questo sistema sta alla base della prima potenza economica e politica del mondo.
Da questo punto di vista è corretto affermare che il notaio e la funzione da lui ricoperta sono un optional di cui si potrebbe fare benissimo a meno. E' una figura marginale, se è vero, come è vero, che se fosse cancellata dalla faccia della terra noi continueremo tranquillamente a vendere e comprare immobili, costituire e sciogliere società ed a fare migliaia di attività economiche senza sentirne la mancanza.
Quanto sopra non significa però, come detto, che queste funzioni non siano utili, dato che la funzione di tutela "protegge" da brutte sorprese successive all'atto.
Dove sta il problema allora? Beh, il problema sta nel fatto che in Italia questa “utilità” è resa obbligatoria per legge e che è erogata da un pubblico ufficiale il quale, invece di essere un dipendente pubblico, è un libero professionista. Un po’ strano no?
Cosa direste se in Italia ci fosse una legge che vi obbliga a comprare solo auto Fiat, ad avere solo telefoni della TIM, a bere solo latte della Parmalat, a viaggiare solo con Alitalia e via dicendo? Vi verrebbe il dubbio che la Fiat, la TIM, la Parmalat e l’Alitalia si approfitterebbero della “esclusiva” concessagli dalla legge.
Sapete com’è, se la legge esclude ogni concorrenza è normale poi che il prezzo dei beni e delle prestazioni sia unilateralmente definito a vantaggio del venditore (basta vedere cosa accade tutte le volte che un servizio od un bene viene erogato in regime di monopolio).
Avreste o non avreste dei dubbi circa la “congruità” del prezzo a cui quei servizi e quei beni sono erogati? Beh, per i notai italiani quei dubbi sono qualcosa di più di semplici dubbi.
Facciamo quattro conti? Il reddito medio dei notai nel 2011 è stato di 327.000 €, il che significa che aggiungendo anche i contributi ogni notaio italiano è costato alla collettività almeno 450.000 € (ho approssimato per eccesso, molto probabilmente la cifra è ancora più alta). Considerando che il puro costo del notaio è il 40%-50% del costo dello studio notarile, arriviamo a circa 1.000.000 € di costo cadanotaio (ed anche qui ho approssimato per eccesso, in realtà non mancano esempi di studi notarili con 40 - 50 impiegati che hanno ovviamente costi scaricati sulla collettività ben maggiori).
I notai italiani sono circa 4700 (contro i 6200 che la legge italiana prevederebbe), il che significa che il sistema notarile italiano costa alla collettività qualcosa come 4.700.000.000 € all'anno.
Mica male, no? O, meglio, mica male per i notai. Per chi paga sono dolori, come sa bene chiunque si sia trovato nella scomoda situazione di “cliente di notaio”.
Adesso facciamo un piccolo e semplice calcolo… Ipotizziamo che i notai italiani diventino 9000, come in Francia ed in Germania, che grazie alla concorrenza ci sia un calo dei prezzi per cui ognuno di loro si “accontenta” (si fa per dire) di 100.000 - 150.000 € l’anno (come in Francia ed in Germania), e che invece di fare l’”industriale del rogito” ognuno di loro faccia davvero il professionista (nel senso che ognuno di loro segue personalmente il cliente, proprio come in Francia ed in Germania, invece di limitarsi a mettere la firma su un documento preparato da un suo collaboratore magari a partita IVA). Beh, sapete quanto risparmieremmo? Non meno di 2.000.000.000 di Euro. Eh sì, signori miei. Due miliardini tondi tondi che rimarrebbero nelle nostre tasche invece di finire in quelle dei notai. Avendo come effetto collaterale un servizio migliore e più capillare.
Perché questo non avviene? Beh, è semplice, perché quella dei notai è una lobby economica molto abile a difendere i propri interessi.
Una lobby poco propensa ad accettare critiche più che giustificate, totalmente chiusa alla più pallida forma di concorrenza (eh sì, perché quel giano bifronte che è il notaio vuol essere considerato un “libero” professionista solo quando gli fa comodo), che difende a spada tratta i propri interessi facendosi scudo di una legge del 1913, quando c’erano ancora l’Impero Austroungarico, lo zar di Russia, in Italia si moriva di malaria e la televisione non era ancora stata inventata.
Eppure certe esperienza dovrebbero invitare la classe notarile ad un piccolo esame di coscienza.
Nei passaggi di proprietà degli autoveicoli l’eliminazione della figura notarile ha portato ad un abbattimento dei costi ed ad uno spettacolare miglioramento della qualità del servizio (niente più code chilometriche per farsi firmare due carte).
Per non parlare poi del trasferimento delle quote societarie: fino al 1993 erano esclusiva prerogativa notarile con fior di parcelle, da quando la legge ha allargato questa competenza ai commercialisti vengono fatte gratis.
A fronte di questi esempi qualche dubbio su a chi sia veramente utile il sistema notarile italiano viene... sarà mica utile in primis ai notai, dato che assicura loro ricchissime prebende???
Ma i notai non sembrano essere una categoria propensa confessare le proprie (umane) debolezze, né ad ammettere in modo trasparente che dietro la polverosa prosopopea che decanta l’irrinunciabilità della funziona notarile non c’è altro che il desiderio di difendere a tutti i costi una ricca ma socialmente ingiustificabile rendita di posizione.
Cambieranno le cose? La storia non induce all'ottimismo: nel 2007 l'onorevole Lulli fu ad un passo dal togliere ai notai l'esclusiva per le compravendite immobiliari al di sotto dei 100.000 € (cosa che avrebbe comprtato finalmente una apertura al mercato di questo settore simile a quanto avvenuto per gli autoveicoli) ma venne bloccato all'ultimo minuto da una serie di veti bipartisan di altissimo livello (compresi alcuni esponenti di Rifondazione Comunista, questo per dire quanto capillari ed estese sono certe "protezioni" dello status quo).
Nel 2011 il governo Monti ha emanato un decreto che prevedeva la messa a bando in 3 anni di 1500 posti di notaio (senza stravolgere niente, a semplice copertura delle sedi scoperte) con scadenza per il primo concorso 31.12.2012. Inutile dire che quel decreto è rimasto lettera morta e che al 31.12.2012 del primo bando di concorso da 500 posti non c'è stata traccia.
Questo per dire che il fuoco di sbarramento di chi tutela interessi ormai indifendibili è potentissimo e soprattutto molto ma moltdolo in quanto si annida là dove meno te lo aspetteresti.
Cambieranno le cose? Vedremo...
Al momento non ci resta che sperare nelle liberalizzazioni che presumibilmente il ticket Monti-Bersani introdurrà...
Da questo punto di vista è corretto affermare che il notaio e la funzione da lui ricoperta sono un optional di cui si potrebbe fare benissimo a meno. E' una figura marginale, se è vero, come è vero, che se fosse cancellata dalla faccia della terra noi continueremo tranquillamente a vendere e comprare immobili, costituire e sciogliere società ed a fare migliaia di attività economiche senza sentirne la mancanza.
Quanto sopra non significa però, come detto, che queste funzioni non siano utili, dato che la funzione di tutela "protegge" da brutte sorprese successive all'atto.
Dove sta il problema allora? Beh, il problema sta nel fatto che in Italia questa “utilità” è resa obbligatoria per legge e che è erogata da un pubblico ufficiale il quale, invece di essere un dipendente pubblico, è un libero professionista. Un po’ strano no?
Cosa direste se in Italia ci fosse una legge che vi obbliga a comprare solo auto Fiat, ad avere solo telefoni della TIM, a bere solo latte della Parmalat, a viaggiare solo con Alitalia e via dicendo? Vi verrebbe il dubbio che la Fiat, la TIM, la Parmalat e l’Alitalia si approfitterebbero della “esclusiva” concessagli dalla legge.
Sapete com’è, se la legge esclude ogni concorrenza è normale poi che il prezzo dei beni e delle prestazioni sia unilateralmente definito a vantaggio del venditore (basta vedere cosa accade tutte le volte che un servizio od un bene viene erogato in regime di monopolio).
Avreste o non avreste dei dubbi circa la “congruità” del prezzo a cui quei servizi e quei beni sono erogati? Beh, per i notai italiani quei dubbi sono qualcosa di più di semplici dubbi.
Facciamo quattro conti? Il reddito medio dei notai nel 2011 è stato di 327.000 €, il che significa che aggiungendo anche i contributi ogni notaio italiano è costato alla collettività almeno 450.000 € (ho approssimato per eccesso, molto probabilmente la cifra è ancora più alta). Considerando che il puro costo del notaio è il 40%-50% del costo dello studio notarile, arriviamo a circa 1.000.000 € di costo cadanotaio (ed anche qui ho approssimato per eccesso, in realtà non mancano esempi di studi notarili con 40 - 50 impiegati che hanno ovviamente costi scaricati sulla collettività ben maggiori).
I notai italiani sono circa 4700 (contro i 6200 che la legge italiana prevederebbe), il che significa che il sistema notarile italiano costa alla collettività qualcosa come 4.700.000.000 € all'anno.
Mica male, no? O, meglio, mica male per i notai. Per chi paga sono dolori, come sa bene chiunque si sia trovato nella scomoda situazione di “cliente di notaio”.
Adesso facciamo un piccolo e semplice calcolo… Ipotizziamo che i notai italiani diventino 9000, come in Francia ed in Germania, che grazie alla concorrenza ci sia un calo dei prezzi per cui ognuno di loro si “accontenta” (si fa per dire) di 100.000 - 150.000 € l’anno (come in Francia ed in Germania), e che invece di fare l’”industriale del rogito” ognuno di loro faccia davvero il professionista (nel senso che ognuno di loro segue personalmente il cliente, proprio come in Francia ed in Germania, invece di limitarsi a mettere la firma su un documento preparato da un suo collaboratore magari a partita IVA). Beh, sapete quanto risparmieremmo? Non meno di 2.000.000.000 di Euro. Eh sì, signori miei. Due miliardini tondi tondi che rimarrebbero nelle nostre tasche invece di finire in quelle dei notai. Avendo come effetto collaterale un servizio migliore e più capillare.
Perché questo non avviene? Beh, è semplice, perché quella dei notai è una lobby economica molto abile a difendere i propri interessi.
Una lobby poco propensa ad accettare critiche più che giustificate, totalmente chiusa alla più pallida forma di concorrenza (eh sì, perché quel giano bifronte che è il notaio vuol essere considerato un “libero” professionista solo quando gli fa comodo), che difende a spada tratta i propri interessi facendosi scudo di una legge del 1913, quando c’erano ancora l’Impero Austroungarico, lo zar di Russia, in Italia si moriva di malaria e la televisione non era ancora stata inventata.
Eppure certe esperienza dovrebbero invitare la classe notarile ad un piccolo esame di coscienza.
Nei passaggi di proprietà degli autoveicoli l’eliminazione della figura notarile ha portato ad un abbattimento dei costi ed ad uno spettacolare miglioramento della qualità del servizio (niente più code chilometriche per farsi firmare due carte).
Per non parlare poi del trasferimento delle quote societarie: fino al 1993 erano esclusiva prerogativa notarile con fior di parcelle, da quando la legge ha allargato questa competenza ai commercialisti vengono fatte gratis.
A fronte di questi esempi qualche dubbio su a chi sia veramente utile il sistema notarile italiano viene... sarà mica utile in primis ai notai, dato che assicura loro ricchissime prebende???
Ma i notai non sembrano essere una categoria propensa confessare le proprie (umane) debolezze, né ad ammettere in modo trasparente che dietro la polverosa prosopopea che decanta l’irrinunciabilità della funziona notarile non c’è altro che il desiderio di difendere a tutti i costi una ricca ma socialmente ingiustificabile rendita di posizione.
Cambieranno le cose? La storia non induce all'ottimismo: nel 2007 l'onorevole Lulli fu ad un passo dal togliere ai notai l'esclusiva per le compravendite immobiliari al di sotto dei 100.000 € (cosa che avrebbe comprtato finalmente una apertura al mercato di questo settore simile a quanto avvenuto per gli autoveicoli) ma venne bloccato all'ultimo minuto da una serie di veti bipartisan di altissimo livello (compresi alcuni esponenti di Rifondazione Comunista, questo per dire quanto capillari ed estese sono certe "protezioni" dello status quo).
Nel 2011 il governo Monti ha emanato un decreto che prevedeva la messa a bando in 3 anni di 1500 posti di notaio (senza stravolgere niente, a semplice copertura delle sedi scoperte) con scadenza per il primo concorso 31.12.2012. Inutile dire che quel decreto è rimasto lettera morta e che al 31.12.2012 del primo bando di concorso da 500 posti non c'è stata traccia.
Questo per dire che il fuoco di sbarramento di chi tutela interessi ormai indifendibili è potentissimo e soprattutto molto ma moltdolo in quanto si annida là dove meno te lo aspetteresti.
Cambieranno le cose? Vedremo...
Al momento non ci resta che sperare nelle liberalizzazioni che presumibilmente il ticket Monti-Bersani introdurrà...