Azienda Italia peggio delle attese, la ripresa segna il passo
I dati di contabilità nazionale della prima metà del 2007 mostrano una crescita dell'economia italiana in sensibile decelerazione, con un aumento del Pil ridisceso quasi a zero (+0,1% nel secondo trimestre) in termini congiunturali, che rappresenta il risultato peggiore dall'ultimo quarto del 2005, pur non compromettendo il discreto consuntivo dell'anno in corso (grazie al robusto effetto di trascinamento del quarto trimestre 2006, la crescita acquisita alla fine del semestre è pari all'1,5% medio). Si tratta di un importante segnale del rallentamento di una ripresa che solo all'inizio dell'estate sembrava ben avviata, sull'onda di quanto lasciavano intravedere gli indicatori della congiuntura interna e internazionale, già in notevole recupero di tono dell'attività produttiva. Proprio dalla componente estera hanno origine i fattori di rischio messi in evidenza dai più recenti sviluppi: alle notizie tutto sommato positive provenienti dall'Europa si contrappongono quelle, molto meno confortanti, riferite agli Stati Uniti, dove la crisi innescata nel mercato dei mutui potrebbe determinare una recessione nel settore edilizio-immobiliare, con inevitabili sfavorevoli ripercussioni sulla spesa dei consumatori e l'economia in generale.
Le prospettive del nostro paese risultano, pertanto, legate al rischio di un deterioramento del quadro internazionale, che avrebbe effetti depressivi sulla crescita europea e italiana, conseguenti al minore dinamismo della domanda e degli scambi commerciali, alla stretta creditizia e alla spinta verso un ulteriore deprezzamento del dollaro, non sostenuto come in passato dal più rapido sviluppo dell'economia Usa rispetto agli altri paesi industrializzati. L'Italia, in particolare, resta sempre il vagone di coda della crescita in Europa; l'area euro è cresciuta negli ultimi cinque anni (2002-2006) dell'1,6% medio, a fronte del nostro arrancante 0,7%, così come nel decennio 1995-2005 l'Unione europea a 15 si è avvicinata al 2,5% medio annuo, pari a quasi il doppio del tasso di sviluppo italiano.
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Il mortadellone insiste a dire che va tutto bene? Beato lui!
Le prospettive del nostro paese risultano, pertanto, legate al rischio di un deterioramento del quadro internazionale, che avrebbe effetti depressivi sulla crescita europea e italiana, conseguenti al minore dinamismo della domanda e degli scambi commerciali, alla stretta creditizia e alla spinta verso un ulteriore deprezzamento del dollaro, non sostenuto come in passato dal più rapido sviluppo dell'economia Usa rispetto agli altri paesi industrializzati. L'Italia, in particolare, resta sempre il vagone di coda della crescita in Europa; l'area euro è cresciuta negli ultimi cinque anni (2002-2006) dell'1,6% medio, a fronte del nostro arrancante 0,7%, così come nel decennio 1995-2005 l'Unione europea a 15 si è avvicinata al 2,5% medio annuo, pari a quasi il doppio del tasso di sviluppo italiano.
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Il mortadellone insiste a dire che va tutto bene? Beato lui!