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Banca d'Italia - Abbandono operatività

Gruppodip · · 0 interventi
Il presnte testo è un appello per segnalare il rischio che
prossimamente l'Istituto, oggi presieduto da Mario Draghi, possa
procedere nell'immediato futuro alla chiusura del 76% degli
stabilimenti ubicati in tutto il territorio nazionale ....
SE VUOI SAPERNE FI PIU' LEGGI IL SEGUITO(tutto), SE NO LASCIA PERDERE...(potresti pentirtene..!)
...Mario Draghi, da un anno Governatore della Banca d'Italia, nel silenzio e nell'indifferenza generale - e probabilmente con l'avallo politico di maggioranza e opposizione - ha in programma un drastico ridimensionamento dell'attività e della presenza dell'Istituto sul territorio nazionale.

Draghi, a fine ottobre 2006 ha presentato un progetto di riorganizzazione della Banca d'Italia, che sembra uscito chissà da quale cappello o cassetto: soltanto a fine luglio 2006 aveva emanato il c.d. "Piano d'Istituto" 2007/2009 e non faceva accenno ad alcun progetto di riorganizzazione territoriale dell'istituto; anzi dall'esame della Relazione della Banca d'Italia presentata il 31 maggio 2006, si rileva un contributo significativo dell'area di operatività facente capo alle Filiali.
L'avvio dello studio di fattibilità di tale progetto non sembra sia stato concordato né tantomeno comunicato ai sindacati interni; normali relazioni "industriali" infatti avrebbero richiesto che: (1°) banca e sindacati decidessero insieme se fare certe cose; (2°) fossero concordate le regole da seguire ed in seguito (3°) che fosse contrattato come fare le cose.
In questa circostanza, invece, il governatore praticamente ha così operato: (1.) ho deciso che bisogna fare certe cose; (2.) magari vediamo come farle secondo le mie direttive; (3. ) vediamo se e quali regole seguire.!!
Si tratta, a ben vedere, di un "progetto" con la "p" minuscola!
Ma, allora, da dove è uscito fuori?
I bene informati dicono che lo avrebbe redatto una società di consulenza "anglosassone"!
Che si tratti di un progetto in tono minore si evince, tra l'altro, dalla semplice lettura attenta del documento, diffuso anche alla stampa, oltre che per taluni aspetti davvero anomali se si considera la "storia" di Draghi, infatti:
1. si enuncia un intento di rendere più efficiente ed efficace l'azione dell'Organo di Vigilanza, senza effettuare alcun cenno riguardo alla necessità di modernizzare i processi operativi e la struttura organizzativa, ormai obsoleta, per molti aspetti fortemente gerarchica e centralizzata.
2. in secondo luogo si dispiegano una serie di notazioni e di dati di operatività, non ben specificati ed analizzati in profondità, che evidenziano le criticità degli assetti organizzativi centrali in Roma e l'incremento dell'operatività per addetto nella rete territoriale.
3. tuttavia tale "progetto" non può definirsi un vero "piano industriale" perché privo di qualsiasi indicatore di tipo economico, passato e/o prospettico, sia con riferimento all'attuale situazione e articolazione territoriale sia nella situazione ipotizzata che prevede un taglio netto della presenza della Banca sul territorio (75 Filiali su 99, circa il 76%).
Sembra un documento messo in piedi in tutta fretta, subito dopo l'uscita di scena dell'ex Direttore Generale dott.Vincenzo Desario (a fine settembre 2006).
4. inoltre il documento citato risulta talora contraddittorio, specie nelle parti in cui nell'evidenziare le criticità esistenti nei servizi centrali dell'Istituto, concludeva sostenendo la necessità di ridurre l'articolazione territoriale della Banca: è come se in documento che esamini le questioni dell'amministrazione della Giustizia, si dica che i problemi sono nel Ministero e poi si conclude che la terapia è quella di chiudere alcuni Tribunali, perché ad esempio i processi sono troppo lunghi!!

In realtà tale riorganizzazione non nasce da un problema di carenza di personale in taluni stabilimenti ed esuberi presso altri, come talvolta si verifica nei comparti economici dei settori privato e pubblico, che talora determinano anche la necessità di trasferire personale e/o chiudere unità produttive.

La riorganizzazione dell'Istituto come detto nasce prioritariamente dall'opportunita di rivedere i sistemi operativi secondo i più moderni canoni della scienza organizzativa, adattandoli alle specificità dalla Banca d'Italia; la compagine del personale da parte sua ha, invece, manifestato immutata integrità professionale e morale, nonostante certi recenti fatti ascrivibili unicamente al suo vertice.

Talune revisioni organizzative derivano anche dalla forte introduzione tecnologica nel comparto del Servizio di Tesoreria dello Stato, e in altre attività connesse, per il cui svolgimento, peraltro, la banca introita un compenso dallo Stato, sulla base di un contratto in scadenza nel 2012.

D'altro canto, gli indicatori di operatività dell'attività dei principali comparti cosiddetti "core" sono in crescita (attività delle vigilanze affidabili a vario titolo alle Filiali) (cfr. il "documento" nonchè la relazione annuale, op.cit.).

Inoltre, altri comparti "core" dell'area c.d. "banca centrale" in realtà sembrerebbero meglio riorganizzabili in considerazione anche delle più recenti attività che possono essere trasferite al settore privato; per es. le attività ausiliarie e connesse al servizio di cassa delle banche. L'avvio di tale revisione determinerebbe, questo è vero (!), forti economie nelle Filiali che da alcuni è stato stimato possano spingersi fino ad una riduzione dei costi anche di oltre l'80%; ma di costi, attuali o prospettici nel progetto di Draghi non ve n'è traccia (!!), anzi manca del tutto il progetto industriale.

Nell' "area vigilanza" in senso lato, nella sua dichiarata ricerca di efficienza "i consulenti" del governatore non sembrano avere considerato importanti questioni "intangibili" quali per esempio i tempi di risposta all'utenza delle diverse strutture dell'Istituto nella valutazione di esposti nei confronti delle aziende bancarie e finanziarie, nella soddisfazione delle richieste di accesso ai dati della Centrale dei rischi bancari e della Centrale di allarme interbancaria, nella percezione dei segnali di deterioramento degli equilibri economici dei soggetti vigilati (banche, finanziarie, ecc.).

Inoltre, sembra essere stato sotterrato il progetto, condiviso ed approvato dai sindacati interni ed in corso di completamento, che prevedeva incrementi di operatività dell'Organo di Vigilanza da realizzare oltre che attraverso il ripensamento e la modernizzazione della struttura organizzativa, centrale e periferica, senza tagli dell'articolazione territoriale dell'istituto e dei servizi all'utenza, con il rafforzamento dell'attenzione sugli aspetti della trasparenza degli operatori finanziari (anche tramite accordi con Consob) , sui fenomeni del riciclaggio, dell'usura e dell'irregolare gestione del risparmio che proprio nella provincia italiana hanno spesso trovato terreno fertile.

Orbene, le argomentazioni di cui sopra portano alla naturale conseguenza che occorre potenziare l'attività nelle articolazioni decentrate, non abbandonarle! Non fosse altro per non ridurre i servizi all'utenza e per preservare con la presenza territoriale l'indubbio "effetto deterrente" nei confronti delle illegalità economico/finanziarie; il che equivale, coeteris paribus, al medesimo effetto posto in essere dalla presenza delle caserme dei Carabinieri, dei commissariati o se si vuole del c.d. "poliziotto di quartiere".

Forse per la Costituzione della Repubblica Italiana i principi della sicurezza, della giustizia e della difesa del risparmio non sono tutti di pari importanza? Forse il livello dei servizi alla cittadinanza, l'uguaglianza tra cittadini e la non marginalizzazione delle province italiane, hanno una valenza inferiore rispetto a quello della sicurezza e dell'uguaglianza?


Fatte le superiori premesse, con la presente si rivolge il seguente appello:


Le Filiali della Banca d'Italia possono anche fare a meno di essere dislocate negli attuali immobili, peraltro il più delle volte di notevole pregio e valore e soggette ad attente e costose manutenzioni. Tuttavia bisogna vigilare attentamente affinché gli stessi non finiscano, magari in maniera apparentemente legale, in mani dubbie, a speculatori o chissà di chi altri.. [come ad esempio in occasione delle grandi privatizzazioni statali (dall'IRI alla Telecom, Enel, Eni, ecc.) e della destinazione dell'ingente patrimonio immobiliare dell'Eni e di altri grandi aziende (la stampa recente, anche periodica, ne ha riportato ampi resoconti)].

Conseguentemente, le Filiali potrebbero essere riallocate in nuovi più ridotti locali (anche in affitto) che, idonei ad ospitare il personale della Banca, avrebbero sicuramente una conduzione enormemente più economica!

Bisogna impedire la "ritirata"! Che ha il sapore dell'abbandono del territorio, della sconfitta, specie in tempi di recrudescenza dell'illegalità.
Non si migliora l'operatività di un soggetto mortificandone l'attività, bensì potenziandone la stessa!
E questo, se l'operatività in questione è volta a proteggere il risparmio degli italiani è forse meno importante?

Per tutto quanto sopra, Vi preghiamo

di voler fare quanto nelle possibilità e/o prerogative di ciascuno
per impedire che venga ridotta l'articolazione territoriale
su base provinciale della Banca d'Italia.

Ciò, anche in considerazione del fatto che ove il Governatore Draghi realizasse pienamente i suoi propositi, andrà ad impattare pesantemente sulla vita di circa 2.200 dipendenti dell'Istituto, esseri umani e lavoratori con dignità non inferiori ad altri, che saranno costretti al trasferimento forzoso, allo sradicamento dal loro territorio, all'allontanamento dalle famiglie, a vedere improvvisamente ed ingiustificatamente vanificate le scelte di vita operate negli anni in termini di carriera e di investimenti relazionali e patrimoniali. Questi sono chiamati oggi a pagare l'incapacità dei vertici dell'Istituto, passati e presenti, a utilizzare proficuamente e a vantaggio della collettività la capillare presenza sul territorio della Banca.
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