Le bandiere di Israele a Torino
Se domani, 8 Maggio 2008, come da ordini, non si permetterà alle bandiere israeliane di sostare fuori dell'ingresso della Fiera del Libro di Torino, per timore di scontri o per ragioni di sicurezza, vorrà dire che, all'interno del nostro paese non si saranno operate quelle imperative dicotomie, tra razzismo e antisegregazionismo, tra violenza e non-violenza. E Israele sarà stata messa nel ghetto sotto gli occhi delle Istituzioni. Se ciò accadrà se nessun ripensamento in merito prenderà quota, ciò proverà che il nostro è un paese che si inchina alla violenza degli antisemiti. Sacrificando la dignità degli ebrei all'oppressione di chi vorrebbe cancellare dall'esistenza la Repubblica di Israele. Se, qualche decennio fa, si fosse parlato di diritti umani, si poteva anche comprendere che la gente rimanesse lontana da chi proponeva idee, che chiedevano rispetto e uguaglianza per ogni essere umano riconoscendo il diritto all'esistenza di tutti, poiché tutto era confinato ai mass-media ma, oggi non è più così, i mezzi di comunicazione si son evoluti a livello tecnologico, dando la parola a ogni persona, rompendo così i filtri del V Potere. Siamo pertanto tutti più o meno consapevolmente testimoni che, quei silenzi, quelle rese, quelle omissioni, quelle complicità, che a Torino equiparando l'inalienabile diritto all'esistenza del diritto ad esistere di Israele a quello di alcuni violenti che pretendono di delegittimare quel diritto, stanno caratterizzando il proscenio dell'inaugurazione della Fiera del Libro, sono simili a quelle viltà che poi trascinarono il mondo nella II guerra mondiale. In cui sei milioni di ebrei furono assassinati.