Domenica 28 giugno 2026
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BAvAGLIO A INTERNET?

L'INFORMATORE · · 1 interventi
Fonte divulgativa: CENTRO DI FORMAZIONE AMBIENTALE "MONFERRATO",
http://www.cfa-monferrato.it
Potete diffondere le notizie citando la fonte divulgativa oltre a quella
primaria


Ndr Gruppo Gevam Onlus: Mantellini come sempre riesce a sintetizzare
analiticamente e lucidamente la realtà politico sociale italiana,
soprattutto nei suoi rapporti con la tecnologia. Essendo l'intervento di
Mantellini esaustivo, ci limitiamo a riprodurre una frase che è poco
conosciuta ma che rende bene l'idea e purtroppo lascia poche speranze:
"La politica è l'arte di cercare guai, trovarne anche se non ce ne sono,
fare una diagnosi scorretta e praticare una cura sbagliata". (Sir. E. Benn)




La Danza dell'Aragosta. Proseguono gli innumerevoli tentativi di mettere il
bavaglio ad Internet e limitare la libertà ...
Fonte: Punto Informatico http://www.punto-informatico.it
di Massimo Mantellini
Roma - Leggo su Punto Informatico di venerdì una dichiarazione del Ministro
Paolo Gentiloni secondo la quale uno dei prossimi obiettivi del governo in
materia di comunicazioni, dopo i grandi successi legati alle norme
antipedofilia, sarà quello di preoccuparsi della navigazione in rete
attraverso device mobili dei cittadini minorenni. Mentre le aste per il
Wimax languono, la separazione della rete Telecom, da tutti annunciata,
tarda a dar segno di sé, mentre perfino i nostri rappresentanti a Bruxelles
non si sentono troppo bene (il vicepresidente Frattini, come è noto, insiste
nei suoi convincimenti sulla necessità di censurare le parole pericolose fin
dentro i motori di ricerca) il ministro delle Comunicazioni, divenuto ormai
suo malgrado il paladino di un certo integralismo cattolico che vede la rete
Internet come un mostro da rinchiudere dentro gabbie sempre più sicure, ci
informa della necessità di proteggere per l'ennesima volta i cittadini della
Repubblica dai pericoli della rete.
Dopo averci imposto una normativa antipedofilia che prima di punire i
colpevoli dei reati di diffusione di materiale pedopornografico si preoccupa
di chiudere gli occhi a tutti gli altri cittadini normali, ostacolando loro
la navigazione dentro siti web dai contenuti dubbi (non solo quelli
manifestamente vietati ma, come è successo recentemente, anche quelli nei
quali si esprimono semplici opinioni pro-pedofilia, per non parlare di
quelli di scommesse online), oggi il Ministro rivolge la sua attenzione ai
navigatori della rete che non hanno ancora raggiunto la maggiore età. Anche
in questo caso l'idea sembra essere originale e discretamente curiosa.
Poiché moltissimi minori italiani posseggono un telefonino e poiché simili
marchingegni, ormai nella quasi totalità, consentono a vario titolo
l'accesso alla rete Internet, lo Stato - pare di capire - dovrà
preoccuparsi, di concerto con ISP e operatori telefonici di rete mobile, di
regolare l'accesso alla rete dei minori di 18 anni al di fuori delle mura
domestiche.
La grande differenza fra l'accesso alla tentacolare rete Internet attraverso
l'adsl casalinga e quello mediato dal telefono cellulare è, secondo il
Ministro, ben evidente. In casa i giovani possono essere controllati dai
genitori, fuori dalle mura domestiche no. Eppure il Ministro conoscerà
certamente le statistiche secondo le quali in Italia negli ultimi anni, in
virtù anche di una frattura generazionale che ha reso i giovani maggiormente
edotti sulla navigazione in rete rispetto ai propri genitori ma anche,
soprattutto, per altre meno nobili ragioni, la grande maggioranza dei minori
naviga in rete da casa al di fuori di ogni controllo parentale. Tre
adolescenti su quattro vengono controllati in maniera casuale o per nulla
mentre navigano su Internet dentro le mura domestiche: la vecchia comoda
abitudine di abbandonare i figli di fronte alla TV a qualsiasi ora del
giorno e della notte sembra quindi essere stata trasferita di peso
sull'accesso a Internet. Del resto i soggetti che agitano in questo paese
campagne sui pericoli di Internet sono da anni sempre gli stessi:
esibizionisti di varia natura, onlus di genitori in cerca di notorietà,
associazioni di consumatori pronte a cavalcare qualsiasi argomento in grado
di far loro raggiungere le pagine dei quotidiani. Frammenti infinitesimali
di una società civile con modestissima capacità di rappresentare tutti i
cittadini italiani, stringono rapporti con Ministeri ed Istituzioni per dar
fiato alla "grande chiacchiera": quella solita della rete Internet temibile
e piena di insidie. Nella solita danza dell'aragosta alla quale siamo ormai
abituati, il Ministro inizia ogni suo discorso con una generica
condivisibile sottolineatura delle grandi opportunità della rete per poi
continuare in un tripudio di distinguo che portano sempre e comunque alla
medesima conclusione: quella della necessità di controllare, regolamentare,
limitare e nei casi peggiori, censurare. Mentre il Ministro stesso ha
recentemente assunto in prima persona alcune importanti posizioni sulla
differente responsabilità dei blogger rispetto ai direttori di testata
giornalistica per ciò che attiene al reato di omesso controllo, giudizi
altrettanto positivi non sembrano per ora possibili sul rischio, da sempre
in questo paese molto forte, di continuare nell'opera certosina di
demonizzazione della rete Internet a beneficio quasi esclusivo degli
interessi di piccoli dinamici gruppi di potere.
Stando così le cose, a questo punto un consiglio minuscolo a Paolo Gentiloni
ci sentiamo di darlo: soppesi bene il Ministro vantaggi e pericoli
dell'accesso alla rete in questo paese, lavori per i primi e parli un po'
meno dei secondi, magari lasciandosi alla spalle quella grande corte dei
miracoli di soggetti che, a vario titolo e sovente per i propri interessi,
contribuisce - a forza di continui "al lupo, al lupo" - a descrivere
Internet ai cittadini italiani che ancora non la conoscono bene, per quello
che davvero non è. Massimo Mantellini



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