La Bolla del 2000
Da Kataweb finanza: solo pessimismo o c'è davvero qualcosa sotto??
MILANO - Correva l'anno 2000 quando tutto ad un tratto scoppiò la più prevedibile (o forse no) delle bolle finanziarie di tutti i tempi! Erano vent'anni e più di salita ininterrotta e fisiologicamente si stava preparando una recessione che di lì a poco avrebbe chiuso un ciclo di crescita straordinario.
Ma forse gli argomenti in mano agli inguaribili ottimisti della crescita ad oltranza erano ancora tanti; l'Eldorado della Silicon Valley, la Favola dell'UMTS, le straordinarie IPO statali e la convinzione che i multipli inguardabili che giravano allora fossero solo l'inizio di ciò che il nuovo Millennio poteva riservare.
La recessione era già in atto e paradossalmente l'enorme iniezione di liquidità che le Banche Centrali hanno riversato sui mercati dopo il triste 11 settembre ha fatto sì che il giocattolo non si rompesse del tutto. Oggi forse qualcuno non si è accorto che come la storia insegna, quando i tassi a breve tendono ad avvicinare e tendenzialmente superare quelli a lungo la recessione suona alla porta.
Il buon Greenspan ha letto questo segnale, come un piccola stravaganza del mercato dei Bond. Non è forse che dietro al cosidetto Core Inflazionistico che sale così poco, nonostante il Petrolio la faccia da padrone, si nasconda un piccolo strisciante accenno di Deflazione? I multipli di Google, i problemini di General Motors un giorno sì-un giorno no, la bolla immobiliare, il volo appena incominciato dell'oro, le difficoltà del Vecchio Continente e non ultimo l'enorme debito per le generazioni future che questo modo di fare economia sta creando non dovrebbero far pensare, far riflettere?
Gli utili di questi ultimi anni sono frutto di un aumento dei fatturati o di finanze creative, frutto della perdita di migliaia di posti di lavoro o di una crescita sostenibile figlia del bene comune. Così facendo, facendo finta di niente, credendo alle favole, alla depressione economica si aggiunge anche quella psicologica. Per ottenere un cambio di rotta, di mentalità, non basta dimostrare che il cambiamento è necessario: dobbiamo cercarlo, renderci conto che è possibile imparare dagli errori e dimenticarci per un po' quelle crescite infinite figlie di pochi e non di tutti!
Andrea Mazzalai
MILANO - Correva l'anno 2000 quando tutto ad un tratto scoppiò la più prevedibile (o forse no) delle bolle finanziarie di tutti i tempi! Erano vent'anni e più di salita ininterrotta e fisiologicamente si stava preparando una recessione che di lì a poco avrebbe chiuso un ciclo di crescita straordinario.
Ma forse gli argomenti in mano agli inguaribili ottimisti della crescita ad oltranza erano ancora tanti; l'Eldorado della Silicon Valley, la Favola dell'UMTS, le straordinarie IPO statali e la convinzione che i multipli inguardabili che giravano allora fossero solo l'inizio di ciò che il nuovo Millennio poteva riservare.
La recessione era già in atto e paradossalmente l'enorme iniezione di liquidità che le Banche Centrali hanno riversato sui mercati dopo il triste 11 settembre ha fatto sì che il giocattolo non si rompesse del tutto. Oggi forse qualcuno non si è accorto che come la storia insegna, quando i tassi a breve tendono ad avvicinare e tendenzialmente superare quelli a lungo la recessione suona alla porta.
Il buon Greenspan ha letto questo segnale, come un piccola stravaganza del mercato dei Bond. Non è forse che dietro al cosidetto Core Inflazionistico che sale così poco, nonostante il Petrolio la faccia da padrone, si nasconda un piccolo strisciante accenno di Deflazione? I multipli di Google, i problemini di General Motors un giorno sì-un giorno no, la bolla immobiliare, il volo appena incominciato dell'oro, le difficoltà del Vecchio Continente e non ultimo l'enorme debito per le generazioni future che questo modo di fare economia sta creando non dovrebbero far pensare, far riflettere?
Gli utili di questi ultimi anni sono frutto di un aumento dei fatturati o di finanze creative, frutto della perdita di migliaia di posti di lavoro o di una crescita sostenibile figlia del bene comune. Così facendo, facendo finta di niente, credendo alle favole, alla depressione economica si aggiunge anche quella psicologica. Per ottenere un cambio di rotta, di mentalità, non basta dimostrare che il cambiamento è necessario: dobbiamo cercarlo, renderci conto che è possibile imparare dagli errori e dimenticarci per un po' quelle crescite infinite figlie di pochi e non di tutti!
Andrea Mazzalai