una botte di rovere con qualche difetto
la sinistra ha spesso osteggiato il Presidente della Repubblica: memorabile fu l'accanimento e la malvagità mostrata nei confronti di Giovanni Leone. A questo riguardo Camilla Cederna scrisse un libro sulle nefandezze che avrebbe compiuto il Presidente, nefandezze tanto presunte quanto infondate, così che alla fine la scrittrice fu condannata a risarcirlo. Leone, gran galantuomo, fu però costretto a dimettersi; solo col tempo fu riabilitato. Dopo Leone toccò a Francesco Cossiga attaccato a testa bassa da tutta la sinistra che lo voleva processare addirittura "per attentato alla Costituzione", proposta presentata dalla Finocchiaro in data 28/1/92, ma poi archiviata. Cossiga si dimise due mesi prima della scadenza del mandato. Un singolare quanto significativo particolare accomuna i due beceri eventi: il comportamento della Dc che si tenne prudentemente neutra con la speranza, forse, di restare a galla.I successivi eventi la affondarono definitivamente. Ora però la sinistra, così come il buon vino migliora nella botte di rovere, con il passare del tempo, sulla questione del rispetto verso le Istituzioni sembra aver fatto progressi: ora spesso si erge a paladina del Quirinale e nessuno si può più permettere di muovere critiche al suo inquilino. Qualche maligno come il sottoscritto, però, potrebbe essere indotto a pensare che su questo cambiamento di comportamento potrebbero influire i trascorsi politici del Capo dello Stato: ciò potrebbe, anche se con qualche forzatura, far parte del gioco, se però fosse fatto con correttezza e non con sfrontata arroganza. Quello che però preoccupa è che nel rovere della botte deve esserci qualche falla che ne rovina il contenuto. Il sospetto viene dal fatto che la sinistra non fa più politica seria ma solo gossip, non sa più cosa siano le proposte, è corrosa da liti ed imbrogli interni, insulta a suo indiscutibile piacere il Capo del Governo. In più nella botte a volte viene aggiunto a mo' di rinforzo, secondo le circostanze, anche l'Idv con Di Pietro che insulta o difende il Capo dello Stato in base al proprio tornaconto politico. In poche parole quello che poteva, dalle aspettative, diventare un pregiatissimo vino si è trasformato, rubando il termine al caffè, in una ciofeca.