Brividi estivi
Nelle ultime settimane, fatte di caldo soffocante, siccità e nemmeno il miraggio di una nuvola, pensare al gelo dell'inverno potrebbe anche aver provocato un brivido piacevole.
Brividi, ma di tutt'altro tipo, hanno solcato invece le schiene dei politici di mezza Europa dopo l'accordo raggiunto negli scorsi giorni tra Gazprom, il colosso russo dell'energia, e il gigante del gas algerino Sonantrach.
Si tratta di brividi anch'essi legati al freddo dell'inverno, però generati da quello che potrebbe diventare un problema rovente. L'orso russo si è bagnato le zampe nel mediterraneo e all'ombra della mezzaluna rossa di Algeri ha siglato un accordo che potrebbe tradursi in una bolletta energetica molto salata per l'Europa.
Infatti le due compagnie occupano i primi due posti nella classifica dei primi dieci fornitori dell'Europa. Gazprom è di gran lunga il maggiore dei fornitori con i suoi 120 miliardi di metri cubi che ogni anno pompa nelle case degli europei, mentre Sonantrach è seconda in questa classifica, in coabitazione con la norvegese Statoil.
E restringendo il campo di osservazione alla sola Italia, per capire quale sia il rischio che si corre basta ricordare le parole pronunciate domenica dal numero uno dell'Enel, Fulvio Conti: "Russia e Algeria coprono il 70% del totale delle forniture di gas nel nostro Paese e il 70% dell'energia elettrica dipende dal gas".
Certo i vertici delle due compagnie gettano acqua sul fuoco. Macché cartello, macché monopolio, macche "Opec del gas". Per adesso poi si tratta solo di un memorandum che prevede un'intesa tecnica. Sarà. Tuttavia l'asse russo-algerino che si è creato nella fornitura del gas ha allarmato il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani. Nella lettera che quest'ultimo ha spedito al commissario europeo per l'Energia Andris Piebalgs si sollecita "un'azione comune europea" in quanto questo accordo "determina in prospettiva l'eventualità di pressioni economiche sui prezzi europei del gas".
Adesso la palla passa a Bruxelles, l'Unione Europea, che troppe volte è ostaggio dei mille interessi nazionali e contrastanti che le impediscono di parlare con una voce sola, deve mettere in campo, e sostenere, una politica energetica comune.
L'Italia dal canto suo non può attendere passivamente che sia l'Europa a levargli le castagne dal fuoco. Il caro petrolio, il rischio black out e la passata esperienza negativa sul fronte delle forniture di gas patita lo scorso anno sono segnali che non possono essere sottovalutati.
E' necessario darsi da fare: puntare sulle energie alternative, giocarsi la carta dei rigassificatori, ampliare l'orizzonte dei paesi produttori. Però si deve fare in fretta. I primi temporali estivi sono già arrivati, e anche l'inverno prossimo non è poi così lontano
scronista
Brividi, ma di tutt'altro tipo, hanno solcato invece le schiene dei politici di mezza Europa dopo l'accordo raggiunto negli scorsi giorni tra Gazprom, il colosso russo dell'energia, e il gigante del gas algerino Sonantrach.
Si tratta di brividi anch'essi legati al freddo dell'inverno, però generati da quello che potrebbe diventare un problema rovente. L'orso russo si è bagnato le zampe nel mediterraneo e all'ombra della mezzaluna rossa di Algeri ha siglato un accordo che potrebbe tradursi in una bolletta energetica molto salata per l'Europa.
Infatti le due compagnie occupano i primi due posti nella classifica dei primi dieci fornitori dell'Europa. Gazprom è di gran lunga il maggiore dei fornitori con i suoi 120 miliardi di metri cubi che ogni anno pompa nelle case degli europei, mentre Sonantrach è seconda in questa classifica, in coabitazione con la norvegese Statoil.
E restringendo il campo di osservazione alla sola Italia, per capire quale sia il rischio che si corre basta ricordare le parole pronunciate domenica dal numero uno dell'Enel, Fulvio Conti: "Russia e Algeria coprono il 70% del totale delle forniture di gas nel nostro Paese e il 70% dell'energia elettrica dipende dal gas".
Certo i vertici delle due compagnie gettano acqua sul fuoco. Macché cartello, macché monopolio, macche "Opec del gas". Per adesso poi si tratta solo di un memorandum che prevede un'intesa tecnica. Sarà. Tuttavia l'asse russo-algerino che si è creato nella fornitura del gas ha allarmato il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani. Nella lettera che quest'ultimo ha spedito al commissario europeo per l'Energia Andris Piebalgs si sollecita "un'azione comune europea" in quanto questo accordo "determina in prospettiva l'eventualità di pressioni economiche sui prezzi europei del gas".
Adesso la palla passa a Bruxelles, l'Unione Europea, che troppe volte è ostaggio dei mille interessi nazionali e contrastanti che le impediscono di parlare con una voce sola, deve mettere in campo, e sostenere, una politica energetica comune.
L'Italia dal canto suo non può attendere passivamente che sia l'Europa a levargli le castagne dal fuoco. Il caro petrolio, il rischio black out e la passata esperienza negativa sul fronte delle forniture di gas patita lo scorso anno sono segnali che non possono essere sottovalutati.
E' necessario darsi da fare: puntare sulle energie alternative, giocarsi la carta dei rigassificatori, ampliare l'orizzonte dei paesi produttori. Però si deve fare in fretta. I primi temporali estivi sono già arrivati, e anche l'inverno prossimo non è poi così lontano
scronista