LA CANAPA E' UNA DROGA
La canapa è veramente una pianta formidabile!
In termini di massa vegetale è un vero mostro di produttività, e in più della canapa si utilizza tutto, e questo moltiplica ulteriormente la dimensione del raccolto.
Con le materie prime ricavate dalla pianta, fibra, legno e semi, si possono fabbricare una grande quantità di cose utili: dai tessuti alla carta, dalle carrozzerie delle auto ai materiali per l'edilizia e la falegnameria, e poi ancora plastica, cosmetici, vernici, detersivi ecc., per finire con le proteine e il prezioso olio dietetico che si ottengono dai semi.
www.usidellacanapa.it
La canapa è quindi la migliore candidata per sostituire le materie prime inquinanti ricavate dal petrolio, per produrre tutta la carta di cui abbiamo bisogno e risparmiare centinaia di milioni di alberi, ed è anche la pianta che serve all'agricoltura per estendere il mercato dei prodotti agricoli anche al settore non alimentare.
Eppure, mentre tutti si lamentano dell'inquinamento, dell'effetto serra, di un'agricoltura non più in grado di espandersi a causa della saturazione del mercato, ancora non si riesce a far ripartire la coltivazione di questa meravigliosa pianta. Come mai? La colpa è tutta di una verità rovesciata.
La canapa era da sempre coltivata in tutto il mondo per la fibra tessile, una fibra robusta usata anche per le corde e le vele delle navi. Poi, nel corso dell'Ottocento, è stata sostituita dal cotone, più economico perché non aveva bisogno di lunghe e faticose lavorazioni manuali. Ma negli anni Trenta la canapa era diventata ormai matura come fonte di materie prime per diversi settori dell'industria: della carta, della plastica, delle vernici, della fibra industriale ecc. Proprio in quegli anni Henry Ford aveva costruito un prototipo di automobile in cui tutto, dalla carrozzeria ai sedili, dal volante agli pneumatici, allo stesso carburante, e persino i vetri dei finestrini erano di canapa.
La canapa stava diventando una pericolosa concorrente dell'industria chimica del petrolio e di quella della carta. Per questo la chimica Du Pont e la catena di giornali Hearst si mobilitarono.
Se la canapa avesse sostituito la cellulosa del legno con cui veniva fabbricata la carta dei giornali, i grandi proprietari terrieri degli Stati Uniti non avrebbero ricavato più nulla dalle loro foreste. E anche l'industria chimica si sentiva gravemente minacciata. Per sciogliere il legno degli alberi in modo da ricavarne le microfibre pulite della cellulosa, servivano grandi quantità di prodotti chimici (forniti dalla Du Pont), che si sarebbero almeno dimezzati se si fosse usata la cellulosa di canapa. Il legno di canapa infatti contiene solo il 20% di lignina (il collante naturale che tiene insieme le fibre di cellulosa), mentre il legno degli alberi ne contiene il doppio. Ma con la cellulosa e l'olio di canapa si sarebbero potuti fabbricare anche una grande quantità di altri prodotti chimici, che avrebbero messo ulteriormente in crisi l'industria chimica che ricavava le sue materie prime dal petrolio.
Per questo negli anni Trenta la catena di giornali Hearst, con una lunga campagna di stampa, trasformò la canapa in una droga, finché la sua coltivazione venne proibita.
Ma come si fa a trasformare in una droga una pianta da sempre coltivata senza problemi, da sempre considerata strategica, e per questo sostenuta persino dalle leggi dello Stato?
Ma innanzitutto, è vero o non è vero che la canapa è una droga? E se è una droga, perché fino agli anni Trenta nessuno l'aveva considerata tale? E se non lo è, come è possibile che intere generazioni di medici, insegnanti, politici e giornalisti abbiano sostenuto con tanta convinzione che la canapa è una droga?
Bisogna fare qualche distinzione. Il fatto è che c'è una sola specie di canapa, che va sotto il nome scientifico di "cannabis sativa", e molte varietà che si possono suddividere in due gruppi: quelle ricche di particolari principi attivi, i cannabinoidi (canapa indiana), e quelle che ne sono quasi del tutto prive (canapa europea).
La canapa tradizionalmente coltivata in Europa per la fibra tessile, e oggi rivalutata per numerosi altri usi industriali, ha una percentuale di cannabinoidi circa dieci volte inferiore a quelli necessari per cominciare a percepire qualsiasi effetto.
E poi c'è la canapa indiana. I cannabinoidi si trovano quasi solo nella resina che avvolge le infiorescenze della pianta. Con le infiorescenze seccate e triturate si fabbricano le sigarette di marijuana, mentre l'hascish è la resina allo stato puro, che può anche essere assunta anche per via orale.
Le sigarette di marijuana danno una leggera euforia, che in nessun modo può far perdere all'individuo il controllo del proprio comportamento, mentre l'hascish provoca effetti allucinogeni.
A rendere più complicato il problema c'è il fatto che non è possibile distinguere un tipo di canapa dall'altro in base alle caratteristiche fisiche della pianta. Per sapere con certezza se una pianta contiene molti o pochi cannabinoidi sono necessarie delle analisi chimiche.
Ma non è ancora tutto: la canapa indiana, alle dosi tipiche della canapa fumata, è anche una importantissima pianta medicinale. La conoscevano per le sue proprietà farmaceutiche gli antichi egizi, gli indiani, i cinesi. L'anno considerata un farmaco, uno tra i più importanti e diffusi, gli americani stessi che nel 1937 l'hanno invece proibita come se fosse una pericolosissima droga.
In termini di massa vegetale è un vero mostro di produttività, e in più della canapa si utilizza tutto, e questo moltiplica ulteriormente la dimensione del raccolto.
Con le materie prime ricavate dalla pianta, fibra, legno e semi, si possono fabbricare una grande quantità di cose utili: dai tessuti alla carta, dalle carrozzerie delle auto ai materiali per l'edilizia e la falegnameria, e poi ancora plastica, cosmetici, vernici, detersivi ecc., per finire con le proteine e il prezioso olio dietetico che si ottengono dai semi.
www.usidellacanapa.it
La canapa è quindi la migliore candidata per sostituire le materie prime inquinanti ricavate dal petrolio, per produrre tutta la carta di cui abbiamo bisogno e risparmiare centinaia di milioni di alberi, ed è anche la pianta che serve all'agricoltura per estendere il mercato dei prodotti agricoli anche al settore non alimentare.
Eppure, mentre tutti si lamentano dell'inquinamento, dell'effetto serra, di un'agricoltura non più in grado di espandersi a causa della saturazione del mercato, ancora non si riesce a far ripartire la coltivazione di questa meravigliosa pianta. Come mai? La colpa è tutta di una verità rovesciata.
La canapa era da sempre coltivata in tutto il mondo per la fibra tessile, una fibra robusta usata anche per le corde e le vele delle navi. Poi, nel corso dell'Ottocento, è stata sostituita dal cotone, più economico perché non aveva bisogno di lunghe e faticose lavorazioni manuali. Ma negli anni Trenta la canapa era diventata ormai matura come fonte di materie prime per diversi settori dell'industria: della carta, della plastica, delle vernici, della fibra industriale ecc. Proprio in quegli anni Henry Ford aveva costruito un prototipo di automobile in cui tutto, dalla carrozzeria ai sedili, dal volante agli pneumatici, allo stesso carburante, e persino i vetri dei finestrini erano di canapa.
La canapa stava diventando una pericolosa concorrente dell'industria chimica del petrolio e di quella della carta. Per questo la chimica Du Pont e la catena di giornali Hearst si mobilitarono.
Se la canapa avesse sostituito la cellulosa del legno con cui veniva fabbricata la carta dei giornali, i grandi proprietari terrieri degli Stati Uniti non avrebbero ricavato più nulla dalle loro foreste. E anche l'industria chimica si sentiva gravemente minacciata. Per sciogliere il legno degli alberi in modo da ricavarne le microfibre pulite della cellulosa, servivano grandi quantità di prodotti chimici (forniti dalla Du Pont), che si sarebbero almeno dimezzati se si fosse usata la cellulosa di canapa. Il legno di canapa infatti contiene solo il 20% di lignina (il collante naturale che tiene insieme le fibre di cellulosa), mentre il legno degli alberi ne contiene il doppio. Ma con la cellulosa e l'olio di canapa si sarebbero potuti fabbricare anche una grande quantità di altri prodotti chimici, che avrebbero messo ulteriormente in crisi l'industria chimica che ricavava le sue materie prime dal petrolio.
Per questo negli anni Trenta la catena di giornali Hearst, con una lunga campagna di stampa, trasformò la canapa in una droga, finché la sua coltivazione venne proibita.
Ma come si fa a trasformare in una droga una pianta da sempre coltivata senza problemi, da sempre considerata strategica, e per questo sostenuta persino dalle leggi dello Stato?
Ma innanzitutto, è vero o non è vero che la canapa è una droga? E se è una droga, perché fino agli anni Trenta nessuno l'aveva considerata tale? E se non lo è, come è possibile che intere generazioni di medici, insegnanti, politici e giornalisti abbiano sostenuto con tanta convinzione che la canapa è una droga?
Bisogna fare qualche distinzione. Il fatto è che c'è una sola specie di canapa, che va sotto il nome scientifico di "cannabis sativa", e molte varietà che si possono suddividere in due gruppi: quelle ricche di particolari principi attivi, i cannabinoidi (canapa indiana), e quelle che ne sono quasi del tutto prive (canapa europea).
La canapa tradizionalmente coltivata in Europa per la fibra tessile, e oggi rivalutata per numerosi altri usi industriali, ha una percentuale di cannabinoidi circa dieci volte inferiore a quelli necessari per cominciare a percepire qualsiasi effetto.
E poi c'è la canapa indiana. I cannabinoidi si trovano quasi solo nella resina che avvolge le infiorescenze della pianta. Con le infiorescenze seccate e triturate si fabbricano le sigarette di marijuana, mentre l'hascish è la resina allo stato puro, che può anche essere assunta anche per via orale.
Le sigarette di marijuana danno una leggera euforia, che in nessun modo può far perdere all'individuo il controllo del proprio comportamento, mentre l'hascish provoca effetti allucinogeni.
A rendere più complicato il problema c'è il fatto che non è possibile distinguere un tipo di canapa dall'altro in base alle caratteristiche fisiche della pianta. Per sapere con certezza se una pianta contiene molti o pochi cannabinoidi sono necessarie delle analisi chimiche.
Ma non è ancora tutto: la canapa indiana, alle dosi tipiche della canapa fumata, è anche una importantissima pianta medicinale. La conoscevano per le sue proprietà farmaceutiche gli antichi egizi, gli indiani, i cinesi. L'anno considerata un farmaco, uno tra i più importanti e diffusi, gli americani stessi che nel 1937 l'hanno invece proibita come se fosse una pericolosissima droga.