Canapa e non Marijuana
L’illegittimo impedimento della canapa
Sono trascorsi quasi 10 anni da quando sul settimanale L'Informatore Agrario è stata pubblicata una nota dal titolo: perché la canapa da fibra talvolta è illegale (n° 16-2001) ed è come se questo tempo fosse passato inutilmente, visto che i problemi legali che attanagliano questa pianta continuano a persistere.
L’ultimo caso, che si va a sommare a decine e decine di altri episodi, ha riguardato questa volta la birra aromatizzata alla canapa. Il fatto è avvenuto a Montebelluna (TV), a seguito dell’annuncio: “Ecco la birra alla cannabis. Si tratta della Mary-jo, importata in Italia da M. D’A. scelto per la sua collocazione e per la natura incontaminata che lo circonda, il birrificio si trova nella Boemia del Sud, patria della birra Pils; quest'ottima birra viene miscelata con essenza di Cannabis sativa L. prodotta in Piemonte-Italia per ottenere la Nostra nuova birra alla Canapa”. In pratica, un imprenditore italiano convinto della bontà della sua idea ha dato il via alla distribuzione di un prodotto realizzato all’estero, ma con ingredienti e paternità italiana.
In questi giorni, 5 organi di stampa più o meno importanti hanno ripreso questa notizia e due di questi hanno associato al termine birra, la parola che talvolta risulta devastante: marijuana, in sostituzione della più appropriata e corretta canapa o cannabis.
Lo zelante tutore della legge (309/1990, testo unico sugli stupefacenti), ha deciso di intervenire prontamente, nonostante conoscesse da anni l’imprenditore, avesse già operato un controllo sulla stessa birra dal quale era derivata la precisazione riportata proprio nel sito che presenta la birra: (Mary-Jo. The Hemp Beer era stata posta sotto sequestro dai N.A.S. di Treviso in data 8 agosto 2006 per controllo del THC all'interno. In data 5 giugno 2007 la merce è stata dissequestrata in quanto l'esame per la determinazione della presenza di eventuale THC, avvenuto presso l' Istituto Superiore di Sanità ha dato esito negativo.Mary-Jo si può vendere in Italia.). Esso ha come prima cosa posto legittimamente sotto sequestro tutta la merce, perché lo impone la presulta violazione di un articolo del testo unico sugli stupefacenti (309/90). L’inquirente ha inoltre prospettato all’imprenditore una multa di 30.000 euro, visto che non ha potuto sequestrare lo stabilimento birraio che fortunatamente è collocato all’estero.
Nel frattempo, veniva stilata la lettera del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, nella quale si segnalava alle Associazioni dei canapicoltori, agricoltori ed imprenditori, l’avvio di tavoli di discussione composti da tecnici e ricercatori, il cui compito sarà quello di definire i percorsi più adatti per rilanciare la coltivazione della canapa in Italia.
Vorrei gentilmente far presente al Signor Ministro che si potranno organizzare tutti i tavoli tecnici di questo mondo, si potranno finanziare i progetti di ricerca più faraonici che si possono immaginare, ma se non verranno rimossi tutti gli ostacoli legislativi che danneggiano gli operatori del settore agro-alimentare della canapa, sarà tutto inutile.
* Fino a quando:
1. Agli agricoltori gli vengono distrutte le coltivazioni perché un rappresentante della legge, trovando una pianta nella coltivazione che a suo personale giudizio corrisponde alla famigerata Cannabis indica, ordina la totale distruzione del raccolto, senza corrispondere il ben che minimo indennizzo al proprietario, anche se viene poi verificato la perfetta legalità della coltivazione:
2. Fino a quando, un’intraprendente imprenditrice trasferitasi con armi e bagagli dalla Lombardia in Toscana, che ha deciso di avviare un’attività agrituristica che comprende la coltivazione della canapa biologica, trovandosi con alcune decine di piante di canapa alte 20-30 cm, rinate tra il grano non diserbato, viene data in pasto ai giornali con l’accusa di essere una delle più pericolose trafficanti di sostanze stupefacenti della Regione;
3. Fino a quando, ad un pensionato che alleva i suoi canarini utilizzando mangimi liberamente posti in commercio che contengono i nutrienti semi di canapa e che poi getta i resti del mangime sulla concimaia, è sottoposto a processo penale. La storia riguarda il malcapitato, che neppure fumava le sigarette di tabacco, il quale ha subito, in una notte di gennaio un’irruzione da parte di un nutrito gruppo di militari, armati di tutto punto. Questi hanno sequestrato 3 bacchetti rinsecchiti ed oramai disfatti dal gelo, i residui vegetali di poche piante di canapa rinate per l’appunto, sulla sua concimaia:
4. Fino a quando, l’appassionato di fitoterapia, che ha appreso dalla madre, anch’essa dedita ad utilizzare da sempre la canapa, esclusivamente per preparare minestroni salutari e miracolosi per la sua artrite reumatoide, viene sottoposto per anni allo stress insopportabile di un assurdo processo per coltivazione esclusivamente per uso personale di canapa. A processo concluso gli viene comminata la condanna ad 8 mesi di galera, causa questa di un infarto letale a poco più di 50 anni di età;
5. Fino a quando, succede ad un ricercatore di un ente pubblico che opera legittimamente sulla selezione della canapa, di essere pedinato, fotografato per settimane e denunciato per aver coltivato in piena aria 100 piante di regolarissima canapa industriale. A seguito dell’avvio dell’inevitabile procedimento penale egli poi debba obbligatoriamente farsi rappresentare da un legale, pagare di tasca propria i costi del procedimento e come è prassi le spese non gli vengano risarcite dall’ente per cui lavora;
6. Fino a quando, i prodotti derivati dalla canapa provenienti dall’estero sono regolarmente venduti in tutti i negozi italiani ed in seguito all’impiego di uno di questi, un bambino va incontro a problemi di intossicazione perché ha accumulato livelli elevati del principio attivo psicotropo THC, perchè mancano i controlli preventivi sulla composizione dei prodotti di canapa;
7. Fino a quando, l’agricoltore che per anni coltiva in modo regolare la canapa industriale e per una volta, invece di conservare rotoimballate alcune centinaia di piante, le conserva in fasci, come si faceva normalmente negli anni gloriosi in cui più di 100.000 ettari di canapa erano coltivati in Italia e per questo viene condannato a tre anni e mezzo, ad un’ammenda di 4000 euro ed al pagamento delle spese legali;
8. Fino a quando, un’azienda sementiera, volendo avviare per una buona volta un preliminare lavoro di selezione sulla canapa, coltiva una parcella di qualche centinaio di metri quadrati per la quale, gioco forza, non può detenere il cartellino ufficiale con il nome della varietà, perché ancora non esiste questo nome, deve decidere per evitare ritorsioni legali, di distruggere tutto il prodotto prima di raccogliere il seme;
9. Fino a quando, ogni volta che le Forze dell’ordine, dovendo procedere in base alla legge, applicano un sequestro che riguarda ingenti quantitativi di prodotto deperibile e poi passano 6 mesi o anche un anno prima che le analisi vengano completate, e per questo tutto il prodotto (ad esempio un autotreno con 180.000 bottiglie di bevanda aromatizzata alla canapa), risulti scaduto e da buttare. Nel caso specifico è risultato ingiustificato il sequestro perché la bevanda non conteneva minimamente il principio psicotropo della canapa. Anche in questa situazione il risarcimento dei danni subiti non avviene in automatico, ma è necessario attivare un altro procedimento:
10. Fino a quando, una ditta, per non rischiare il sequestro della sua produzione di birra, utilizza il nome sull’etichetta Cannabis, per diversificare il suo prodotto e poi nella etichetta posta sul retro della bottiglia, a chiare lettere precisa che nella bevanda non ci sono tracce, non solo del principio attivo THC, ma neppure della Cannabis sativa;
11. Fino a quando il politico assolutamente ignaro di quale possa essere la differenza tra una Cannabis con proprietà stupefacenti ed una Cannabis regolarmente utilizzabile in agricoltura perché completamente priva del principio attivo THC, si scaglia con tutta la sua pachidermica irruenza su un preside, una scuola di periti agrari (a Monselice, PD) e su un ricercatore perché ha realizzato una regolare prova sperimentale sulla canapa per uso medico, assolutamente priva di THC e autorizzata dal Ministero della salute.
Insomma, fino a quando, una volta per tutte non si affronterà seriamente il problema dell’attuale iniqua legge sugli stupefacenti, la coltivazione della canapa non decollerà. Dovrebbe essere approvata una norma che garantisca, da un lato il giusto strumento necessario alle forze dell’Ordine per contrastare il traffico di stupefacenti, ma nello stesso tempo, riesca a discriminare tra un delinquente che fa spaccio di stupefacenti e l’onesto cittadino, agricoltore o imprenditore che ha un giustificato motivo per utilizzare la canapa industriale. Semplicemente non dovrebbe avvenire nulla che interferisca con la libertà e la capacità di lavorare di un cittadino quando la pianta non presenta livelli della sostanza psicotropa tale da farla rientrare nella categoria delle sostanze stupefacenti (per esempio quando la concentrazione del THC non supera l’1%). Ovviamente servono strumenti adeguati che rendano i necessari accertamenti tecnici rapidi e sicuri, senza far scattare sequestri devastanti o immotivati.
Prima ancora di fare questo, è assolutamente necessario che chi ha il potere di manipolare la notizia e la possibilità di divulgare le informazioni, sia un professionista serio (giornalista e soprattutto titolista), capace di comprendere e prevedere che un uso improprio delle parole è un’arma talvolta mortale, molto più pericolosa della canapa da droga perché sono senza ombra di dubbio più numerose le persone che sono morte a causa di una notizia data male o in modo volutamente scandalistico, rispetto al numero di soggetti che sono morti per una over dose di cannabis stupefacente. Non è accettabile che chi sta svolgendo il suo lavoro ed ha investito le sue risorse, ha messo in gioco la sua vita, quella dei suoi famigliari e magari ha coinvolto decine di persone o famiglie, debba rischiare e pagare per un errore altrui o talvolta per una intenzionale sostituzione di una parola, come marijuana, con canapa. Queste persone dovrebbero quanto meno risarcire il danno, ma soprattutto non continuare a svolgere il loro lavoro, nel momento in cui sono chiaramente colpevoli di un simile errore o di un’infondata accusa. La libertà di un individuo deve avere come limite quello del rispetto della libertà altrui, questo è un principio inviolabile e che deve essere fatto rispettare in tutti i casi. Ora più che mai è tempo che questi principi vengano applicati anche in tutte quelle situazioni, ahimé frequenti, che riguardano la canapa per uso agricolo.
*I fatti ed i riferimenti riportati non sono casuali. Ad ogni storia corrisponde ad una persona ed a un fatto realmente accaduto.
Sono trascorsi quasi 10 anni da quando sul settimanale L'Informatore Agrario è stata pubblicata una nota dal titolo: perché la canapa da fibra talvolta è illegale (n° 16-2001) ed è come se questo tempo fosse passato inutilmente, visto che i problemi legali che attanagliano questa pianta continuano a persistere.
L’ultimo caso, che si va a sommare a decine e decine di altri episodi, ha riguardato questa volta la birra aromatizzata alla canapa. Il fatto è avvenuto a Montebelluna (TV), a seguito dell’annuncio: “Ecco la birra alla cannabis. Si tratta della Mary-jo, importata in Italia da M. D’A. scelto per la sua collocazione e per la natura incontaminata che lo circonda, il birrificio si trova nella Boemia del Sud, patria della birra Pils; quest'ottima birra viene miscelata con essenza di Cannabis sativa L. prodotta in Piemonte-Italia per ottenere la Nostra nuova birra alla Canapa”. In pratica, un imprenditore italiano convinto della bontà della sua idea ha dato il via alla distribuzione di un prodotto realizzato all’estero, ma con ingredienti e paternità italiana.
In questi giorni, 5 organi di stampa più o meno importanti hanno ripreso questa notizia e due di questi hanno associato al termine birra, la parola che talvolta risulta devastante: marijuana, in sostituzione della più appropriata e corretta canapa o cannabis.
Lo zelante tutore della legge (309/1990, testo unico sugli stupefacenti), ha deciso di intervenire prontamente, nonostante conoscesse da anni l’imprenditore, avesse già operato un controllo sulla stessa birra dal quale era derivata la precisazione riportata proprio nel sito che presenta la birra: (Mary-Jo. The Hemp Beer era stata posta sotto sequestro dai N.A.S. di Treviso in data 8 agosto 2006 per controllo del THC all'interno. In data 5 giugno 2007 la merce è stata dissequestrata in quanto l'esame per la determinazione della presenza di eventuale THC, avvenuto presso l' Istituto Superiore di Sanità ha dato esito negativo.Mary-Jo si può vendere in Italia.). Esso ha come prima cosa posto legittimamente sotto sequestro tutta la merce, perché lo impone la presulta violazione di un articolo del testo unico sugli stupefacenti (309/90). L’inquirente ha inoltre prospettato all’imprenditore una multa di 30.000 euro, visto che non ha potuto sequestrare lo stabilimento birraio che fortunatamente è collocato all’estero.
Nel frattempo, veniva stilata la lettera del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, nella quale si segnalava alle Associazioni dei canapicoltori, agricoltori ed imprenditori, l’avvio di tavoli di discussione composti da tecnici e ricercatori, il cui compito sarà quello di definire i percorsi più adatti per rilanciare la coltivazione della canapa in Italia.
Vorrei gentilmente far presente al Signor Ministro che si potranno organizzare tutti i tavoli tecnici di questo mondo, si potranno finanziare i progetti di ricerca più faraonici che si possono immaginare, ma se non verranno rimossi tutti gli ostacoli legislativi che danneggiano gli operatori del settore agro-alimentare della canapa, sarà tutto inutile.
* Fino a quando:
1. Agli agricoltori gli vengono distrutte le coltivazioni perché un rappresentante della legge, trovando una pianta nella coltivazione che a suo personale giudizio corrisponde alla famigerata Cannabis indica, ordina la totale distruzione del raccolto, senza corrispondere il ben che minimo indennizzo al proprietario, anche se viene poi verificato la perfetta legalità della coltivazione:
2. Fino a quando, un’intraprendente imprenditrice trasferitasi con armi e bagagli dalla Lombardia in Toscana, che ha deciso di avviare un’attività agrituristica che comprende la coltivazione della canapa biologica, trovandosi con alcune decine di piante di canapa alte 20-30 cm, rinate tra il grano non diserbato, viene data in pasto ai giornali con l’accusa di essere una delle più pericolose trafficanti di sostanze stupefacenti della Regione;
3. Fino a quando, ad un pensionato che alleva i suoi canarini utilizzando mangimi liberamente posti in commercio che contengono i nutrienti semi di canapa e che poi getta i resti del mangime sulla concimaia, è sottoposto a processo penale. La storia riguarda il malcapitato, che neppure fumava le sigarette di tabacco, il quale ha subito, in una notte di gennaio un’irruzione da parte di un nutrito gruppo di militari, armati di tutto punto. Questi hanno sequestrato 3 bacchetti rinsecchiti ed oramai disfatti dal gelo, i residui vegetali di poche piante di canapa rinate per l’appunto, sulla sua concimaia:
4. Fino a quando, l’appassionato di fitoterapia, che ha appreso dalla madre, anch’essa dedita ad utilizzare da sempre la canapa, esclusivamente per preparare minestroni salutari e miracolosi per la sua artrite reumatoide, viene sottoposto per anni allo stress insopportabile di un assurdo processo per coltivazione esclusivamente per uso personale di canapa. A processo concluso gli viene comminata la condanna ad 8 mesi di galera, causa questa di un infarto letale a poco più di 50 anni di età;
5. Fino a quando, succede ad un ricercatore di un ente pubblico che opera legittimamente sulla selezione della canapa, di essere pedinato, fotografato per settimane e denunciato per aver coltivato in piena aria 100 piante di regolarissima canapa industriale. A seguito dell’avvio dell’inevitabile procedimento penale egli poi debba obbligatoriamente farsi rappresentare da un legale, pagare di tasca propria i costi del procedimento e come è prassi le spese non gli vengano risarcite dall’ente per cui lavora;
6. Fino a quando, i prodotti derivati dalla canapa provenienti dall’estero sono regolarmente venduti in tutti i negozi italiani ed in seguito all’impiego di uno di questi, un bambino va incontro a problemi di intossicazione perché ha accumulato livelli elevati del principio attivo psicotropo THC, perchè mancano i controlli preventivi sulla composizione dei prodotti di canapa;
7. Fino a quando, l’agricoltore che per anni coltiva in modo regolare la canapa industriale e per una volta, invece di conservare rotoimballate alcune centinaia di piante, le conserva in fasci, come si faceva normalmente negli anni gloriosi in cui più di 100.000 ettari di canapa erano coltivati in Italia e per questo viene condannato a tre anni e mezzo, ad un’ammenda di 4000 euro ed al pagamento delle spese legali;
8. Fino a quando, un’azienda sementiera, volendo avviare per una buona volta un preliminare lavoro di selezione sulla canapa, coltiva una parcella di qualche centinaio di metri quadrati per la quale, gioco forza, non può detenere il cartellino ufficiale con il nome della varietà, perché ancora non esiste questo nome, deve decidere per evitare ritorsioni legali, di distruggere tutto il prodotto prima di raccogliere il seme;
9. Fino a quando, ogni volta che le Forze dell’ordine, dovendo procedere in base alla legge, applicano un sequestro che riguarda ingenti quantitativi di prodotto deperibile e poi passano 6 mesi o anche un anno prima che le analisi vengano completate, e per questo tutto il prodotto (ad esempio un autotreno con 180.000 bottiglie di bevanda aromatizzata alla canapa), risulti scaduto e da buttare. Nel caso specifico è risultato ingiustificato il sequestro perché la bevanda non conteneva minimamente il principio psicotropo della canapa. Anche in questa situazione il risarcimento dei danni subiti non avviene in automatico, ma è necessario attivare un altro procedimento:
10. Fino a quando, una ditta, per non rischiare il sequestro della sua produzione di birra, utilizza il nome sull’etichetta Cannabis, per diversificare il suo prodotto e poi nella etichetta posta sul retro della bottiglia, a chiare lettere precisa che nella bevanda non ci sono tracce, non solo del principio attivo THC, ma neppure della Cannabis sativa;
11. Fino a quando il politico assolutamente ignaro di quale possa essere la differenza tra una Cannabis con proprietà stupefacenti ed una Cannabis regolarmente utilizzabile in agricoltura perché completamente priva del principio attivo THC, si scaglia con tutta la sua pachidermica irruenza su un preside, una scuola di periti agrari (a Monselice, PD) e su un ricercatore perché ha realizzato una regolare prova sperimentale sulla canapa per uso medico, assolutamente priva di THC e autorizzata dal Ministero della salute.
Insomma, fino a quando, una volta per tutte non si affronterà seriamente il problema dell’attuale iniqua legge sugli stupefacenti, la coltivazione della canapa non decollerà. Dovrebbe essere approvata una norma che garantisca, da un lato il giusto strumento necessario alle forze dell’Ordine per contrastare il traffico di stupefacenti, ma nello stesso tempo, riesca a discriminare tra un delinquente che fa spaccio di stupefacenti e l’onesto cittadino, agricoltore o imprenditore che ha un giustificato motivo per utilizzare la canapa industriale. Semplicemente non dovrebbe avvenire nulla che interferisca con la libertà e la capacità di lavorare di un cittadino quando la pianta non presenta livelli della sostanza psicotropa tale da farla rientrare nella categoria delle sostanze stupefacenti (per esempio quando la concentrazione del THC non supera l’1%). Ovviamente servono strumenti adeguati che rendano i necessari accertamenti tecnici rapidi e sicuri, senza far scattare sequestri devastanti o immotivati.
Prima ancora di fare questo, è assolutamente necessario che chi ha il potere di manipolare la notizia e la possibilità di divulgare le informazioni, sia un professionista serio (giornalista e soprattutto titolista), capace di comprendere e prevedere che un uso improprio delle parole è un’arma talvolta mortale, molto più pericolosa della canapa da droga perché sono senza ombra di dubbio più numerose le persone che sono morte a causa di una notizia data male o in modo volutamente scandalistico, rispetto al numero di soggetti che sono morti per una over dose di cannabis stupefacente. Non è accettabile che chi sta svolgendo il suo lavoro ed ha investito le sue risorse, ha messo in gioco la sua vita, quella dei suoi famigliari e magari ha coinvolto decine di persone o famiglie, debba rischiare e pagare per un errore altrui o talvolta per una intenzionale sostituzione di una parola, come marijuana, con canapa. Queste persone dovrebbero quanto meno risarcire il danno, ma soprattutto non continuare a svolgere il loro lavoro, nel momento in cui sono chiaramente colpevoli di un simile errore o di un’infondata accusa. La libertà di un individuo deve avere come limite quello del rispetto della libertà altrui, questo è un principio inviolabile e che deve essere fatto rispettare in tutti i casi. Ora più che mai è tempo che questi principi vengano applicati anche in tutte quelle situazioni, ahimé frequenti, che riguardano la canapa per uso agricolo.
*I fatti ed i riferimenti riportati non sono casuali. Ad ogni storia corrisponde ad una persona ed a un fatto realmente accaduto.