Mercoledì 17 giugno 2026
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CAPODANNO EBRAICO

ANNAPAOLA LALDI · · 5 interventi

BUON ANNO ALLE AMICHE E AGLI AMICI EBREI, che oggi celebrano l'inizio del nuovo anno, il 5766.
Oggi, infatti, secondo il calendario ebraico, è ROSH HASHANA', ovvero il CAPODANNO EBRAICO.
Riporto dal sito della UCEI una spiegazione sull'importanza di queste giornate che culminano nel giorno dell'espiazione (Yom Kippur), fra dieci giorni.(http://www.ucei.it/giornatadellacultura2002/rosh-ha-shana.html)
"Rosh Ha-Shanà cade i primi due giorni del mese di Tishrì ed è il capo d'anno per la numerazione degli anni, per il computo dei giubilei e per la validità dei documenti. Ha un carattere e un'atmosfera assai diversi da quella normalmente vigente nel capo d'anno "civile" in Italia. Infatti è considerato giorno di riflessione, di introspezione, di auto esame e di rinnovamento spirituale. E' il giorno in cui, secondo la tradizione, il Signore esamina tutti gli uomini e tiene conto delle azioni buone o malvagie che hanno compiuto nel corso dell'anno precedente. Nel Talmud infatti è scritto "A Rosh Ha-Shanà tutte le creature sono esaminate davanti al Signore". Non a caso tale giorno nella tradizione ebraica è chiamato anche "Yom Ha Din", il giorno del giudizio. Il giudizio divino verrà sigillato nel giorno di Kippur, il giorno dell'espiazione. Tra queste due date corrono sette giorni che sommati ai due di Rosh Ha-Shanà e a quello di Kippur vengono detti i "dieci giorni penitenziali".
Rosh Ha-Shanà riguarda il singolo individuo, il rapporto che ha con il suo prossimo e con Dio, le sue intenzioni di miglioramento....".
Con questa breve premessa si comprende meglio il messaggio che il presidente delle comunità ebraiche italiane, prof. Amos Luzzatto, ha rivolto agli ebrei italiani, e che riporto qui sotto (http://www.ucei.it/news/newsDett.asp?id=128):

"3/10/2005 08.55

ROSH HASHANA' 5766 DISCORSO DEL PRESIDENTE PROF. AMOS LUZZATTO

Ebrei italiani, è questo l'ultimo messaggio di Rosh Hashanà del mio secondo mandato come Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Intervengo con un augurio sentito e commosso che spero giunga a tutti gli ebrei italiani pur sapendo che i tempi che viviamo sono colmi di nubi minacciose, come è successo poche volte dopo il 1945. Sta rialzando la testa in Europa un antisemitismo da molti inatteso, che si basa a mio parere su due componenti distinte: la prima consiste nella ignoranza della storia, della cultura, della tradizione ebraica. O meglio della conoscenza attraverso una lente deformata che nei secoli ha creato di noi stereotipi di malvagità, di complotto, di corpi estranei nella società dei gentili. Nei confronti di questa componente il dialogo, l'educazione, la diffusione delle idee ebraiche sono l'arma migliore che può servire anche agli stessi ebrei per consolidare la propria identità e la propria coscienza.
La seconda componente trae le sue origini da motivazioni squisitamente politiche e non dalla pura ignoranza. Fatti internazionali come il terrorismo, i problemi irrisolti del mondo ex coloniale, il conflitto arabo-israeliano inducono tanto i contestatori dell'ordine esistente quanto i suoi difensori convinti dell'utilità della forza a strumentalizzare da punti di vista contrastanti ma che possiedono radici molto simili, la nostra realtà, il mondo ebraico, trasformandoci ancora una volta, almeno nell'immaginario collettivo, da vittime in cause consapevoli e malvagie.
Oggi in modo particolare è necessario che il mondo ebraico europeo mantenga una propria autonomia di giudizio e, pur nei doverosi liberi confronti di opinione, un minimo comune denominatore che non trasformi questi pericoli esterni in una insensata conflittualità interna. Mai come oggi ha valore il monito dei nostri antichi maestri secondo i quali il secondo Santuario è stato distrutto per la sinat chinnam, la vana conflittualità che avvelenava i loro rapporti interni.
So bene quanto sia difficile e impegnativo questo mio discorso, che solo una triste ironia ebraica potrebbe chiamare propriamente un augurio. Ma è soprattutto un richiamo al senso di responsabilità che tutti noi dobbiamo mantenere nei confronti della nostra collettività.
Affronteremo il periodo che si chiama nel nostro linguaggio "bein kese le-asor", fra il Capodanno e il giorno di Kippur: si raccomanda in questo periodo di riconciliarsi col proprio simile chiedendo scusa per eventuali offese recategli. Dobbiamo farlo tutti, io per primo. Ma lo stesso nostro Talmud raccomanda di non eccedere in questi tentativi di conciliazione essendo implicito l'invito all'offeso di perdonare il suo fratello ebreo.
Spero che tutti sapremo affrontare i questo modo i giorni che succedono immediatamente a Rosh Hashanà.
A tutti Shanà Tovà umevorechet.
Prof. Amos Luzzatto"

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