Chiesa e 8x1000
Dal 2 maggio 2010 siamo entrati nel periodo della dichiarazione dei redditi, il famoso 740 ovvero Unico. Mi raccomando di stare molto attenti all'8x1000. Ogni tanto compaiono studi e rendiconti su quanto denaro va alla Chiesa cattolica, il piu' recente e' forse uno di Maria Teresa Improta pubblicato il 28/4/2010, in cui si fanno i conti di quanto costi la Chiesa cattolica ai contribuenti italiani: oltre a 12 miliardi all'anno di ICI non pagata c'e' un miliardo di euro che viene pagato dallo Stato alla Chiesa in base al Concordato del 1929 aggiornato nel 1984, piu' di quando in quando alcune centinaia di migliaia di euro come quando il Papa ando' in visita mi sembra in Sardegna. E a conti fatti di tutti questi soldi solo lo 0,65% va ai poveri, tutto il resto viene usato per manutenzione di edifici e sostentamento del clero e spese correnti. Naturalmente i motivi che si possono avere per non voler far finire troppi soldi nelle tasche dei preti possono essere le piu' svariate, c'e' chi e' ateo, chi non gradisce le continue ingerenze della Chiesa negli affari interni dell'Italia, chi magari e' rimasto disoccupato perche' questi Papi ripetono ogni giorno che bisogna accogliere e dare lavoro agli immigrati, etc etc. E nessuno pensi che per evitare che il proprio 8x1000 vada alla Chiesa basti firmare la casella dello Stato, perche' anche in tal caso una parte va alla Chiesa (mi sembra che la scusa sia che certi edifici sono opere d'arte e quindi la Chiesa tenendoli in ordine e' come se restaurasse il Colosseo o cose del genere). Per riuscirsi al 100% l'unica soluzione e' firmare in modo che l'8x1000 vada a una delle altre chiese o all'Unione delle comunita' ebraiche che sono elencate sul modello Unico. Mi rendo conto che per un ateo e' una decisione difficile e quasi una presa in giro, ma finche' non si potra' devolvere l'8x1000 a un'associazione di atei non ci sono alternative migliori; non e' che le altre religioni siano meglio, ma cosi' almeno agendo sul piano finanziario si riequilibra la situazione di quasi monopolio della religione da parte della Chiesa di Roma, favorendo il consolidarsi di un certo pluralismo religioso e in un certo senso ridimensionando il potere del Vaticano.
Paolo
Paolo