La Chiesa tra arroganza e debolezza etica
Le gerarchie ecclesiastiche e molti esponenti politici cattolici non perdono occasione per affermare in modo energico e accalorato che il riconoscimento "legale" delle coppie di fatto minerebbe la famiglia tradizionale, scardinerebbe l'istituto matrimoniale. A queste voci si aggiunge quella del presidente Napolitano, il quale auspica una sintesi che tenga conto delle preoccupazioni del Papa (perché il legislatore dovrebbe farsi carico delle preoccupazioni del Papa non mi è chiaro). Accantonando che ritengo inopportuno che il Presidente implicitamente legittimi la Chiesa come controparte politica del Parlamento, sorvolando sulla considerazione che spesso le preoccupazioni sono il frutto di ansie immotivate che richiederebbero terapie diverse da quelle appartenenti alla categoria dei provvedimenti legislativi, vorrei concentrarmi sulle ragioni di questa opposizione delle gerarchie ecclesiastiche.
Ho letto articoli pubblicati sulla stampa cattolica e non, ho ascoltato interventi di eminenti membri del Clero e politici cattolici ma non ho ancora trovato argomentazioni che spieghino la loro ostinata e intransigente opposizione ai PACS e soprattutto mai in così tanti e fitti interventi ho trovato la spiegazione di come un provvedimento legislativo che allarghi alle coppie di fatto i diritti (o alcuni di essi) già riconosciuti alla coppia legata da matrimonio possa scardinare e minare la famiglia. Ho solo letto generici e patetici richiami ai valori, come se il vivere secondo valori diversi da quelli indicati dall'etica cattolica significhi attentare alla famiglia, minacciare l'esercizio della libertà religiosa, attentare all'ordine costituito, infangare la civiltà cristiana o altre apocalittiche sciagure. Sembra che i cattolici si considerino gli unici depositari della Moralità, esseri superiori perché illuminati da Dio e quindi solo da loro possono provenire le giuste indicazioni su come legiferare.
Duemila anni di storia della Chiesa dimostrano che questa presunta superiorità morale non esiste. La Chiesa ha dimostrato di non saper legiferare e gestire i problemi sociali; la Roma papalina pullulava di bordelli e anche molti papi e porporati non erano esenti da qualche vizietto. Persino i cardinali devono essere, anche se riuniti in Conclave, distratti o poco sensibili alla luce divina poiché le fumate nere non mancano e non è richiesta l'unanimità nell'elezione del Pontefice, anzi si può andare al ballottaggio (evidentemente Dio illumina solo la maggioranza dei cardinali.), ma si sa, la colpa è dei fedeli che non pregano a sufficienza "il Signore perché illumini l'animo degli elettori". Excusatio non petita, accusatio manifesta!
Questo sarcasmo può risultare stucchevole e irriguardoso ma io percepisco molta irriverenza e mancanza di rispetto da parte dei cattolici e delle gerarchie ecclesiastiche nei confronti del mondo laico e delle istituzioni democratiche. Mi sento offeso ogni giorno come Cittadino dalle parole di Vescovi e Cardinali, ai quali si aggiungono fragili insignificanti ministri e parlamentari che fanno a gara per compiacere le alte sfere vaticane.
La Chiesa ha il diritto di parlare ai propri fedeli e anche ai non fedeli perché l'opera di proselitismo non è mai negata; ha il diritto di indicare la strada da percorrere per la Salvezza ma non ha il diritto di indicare come devono essere scritte le leggi dello Stato e su cosa il Parlamento debba o non debba legiferare.
Un buon cattolico è tale se segue gli insegnamenti della Chiesa anche quando le leggi gli consentono comportamenti diversi. L'esistenza di più opzioni rafforza ogni scelta; pertanto, l'esistenza di più istituti "legali" tra i quali scegliere finirebbe per trasformarsi in un rafforzamento delle motivazioni che inducono a scegliere il matrimonio. Forse meno matrimoni, ma certamente più motivati, solidi e convinti.
Dagli interventi delle gerarchie ecclesiastiche e dei politici cattolici deduco che la ragione profonda per cui si oppongono al riconoscimento legale delle coppie di fatto sia il timore che un nuovo istituto, in qualche modo affiancato al matrimonio, provochi un'accelerazione del trend crescente delle convivenze e quindi un più rapido declino della scelta matrimoniale. Insomma, il non riconoscimento delle unioni di fatto serve come freno inibitorio perché secondo le gerarchie ecclesiastiche se l'uso della droga non fosse punito tutti saremmo dei drogati, se ci fosse la possibilità di divorziare tutti divorzierebbero. dicevano appena ieri.
Grande lezione di moralità, non c'è che dire! Utilizziamo i Carabinieri e la Legge per imporre i valori morali.
Trasformiamo il peccato in reato!
Non riesco a trovare altra ragione logica per ostinarsi a negare un riconoscimento legale a chi ha deciso di vivere secondo regole diverse da quelle previste dal contratto matrimoniale.
Il matrimonio è un contratto che regola diritti e doveri delle parti contraenti. Come tutti i contratti, anche quello matrimoniale può essere risolto, persino quello religioso. In sostanza con il contratto matrimoniale il fatto privato tra due persone ha rilevanza pubblica con modi e riti rigidi e rigorosi. Perché il matrimonio debba essere l'unico modo per dare rilevanza pubblica ai legami affettivi o agli interessi che uniscono due persone? Perché lo Stato dovrebbe interessarsi solo degli affetti che legano due persone a condizione che queste abbiano contratto matrimonio?
Già da circa due decenni lo Stato ha deliberato che ai fini anagrafici due persone - anche senza distinzione di sesso - possono costituire un unico nucleo familiare se risiedono sotto lo stesso tetto. Queste due persone risultano in un unico stato di famiglia, esattamente come due persone coniugate. Supponiamo che lui lavori e lei senza reddito faccia la casalinga; ebbene questa lei non ha diritto all'esonero dal ticket sanitario perché quel che conta è il reddito familiare e poiché lui lavora, lei deve pagare come qualsiasi altra "moglie" ma il suo lui non potrà detrarre le spese mediche sostenute da lei perché per la legge fiscale non è un familiare a carico. Insomma, lei deve pagare perché ha una famiglia con reddito, ovvero il convivente paga, e a lui non sono riconosciute le detrazioni poiché la sua non è una famiglia. Non vi sembra che vi sia un po' di ipocrisia in questo sistema? Non vi sembra che questa sia già una ragione molto interessata per scegliere il matrimonio? Che c'entrano i valori etici? Potremmo parlare di pensioni, di assistenza, di assegni familiari, di eredità. Insomma due persone vivono insieme, vogliono scrivere le regole contrattuali che regoleranno la loro unione, vogliono che nessuno possa ignorare e calpestare le loro volontà, non vogliono nemmeno immaginare che un giorno possa essere un giudice a sentenziare sullo stato della loro unione. Queste persone credono nella forza dell'amore e, consapevoli che l'amore può anche terminare, s'impegnano a non far mai terminare il rispetto per la persona con la quale hanno deciso di vivere una parte - non importa quanto lunga - della propria vita. A chi arrecano danno? In che modo attentano all'istituzione matrimoniale?
Affermare erga omnes i propri valori disconoscendo i valori altrui è una chiara manifestazione di debolezza etica: evitiamo le tentazioni perché la carne è debole. Ben venga invece l'arena delle sirene.
Signori cattolici, prelati e non, spiegate le ragioni della vostra opposizione, possibilmente andando al di là del legittimo ma sempre insano desiderio che tutti la pensino come voi. Fateci capire ma senza sterili e ridicoli richiami ai valori traditi perché il mondo laico ha imparato molto da Cristo e in tema di valori, e di capacità di sacrificio, può dare lezioni a qualsiasi prelato. La Chiesa ha un grande debito con il pensiero laico e liberale. E' ora che i laici alzino la testa e rivendichino con fierezza la propria storia e quanto hanno cristianamente lottato e sofferto anche per la dignità della Chiesa e per la libertà religiosa.
Ho letto articoli pubblicati sulla stampa cattolica e non, ho ascoltato interventi di eminenti membri del Clero e politici cattolici ma non ho ancora trovato argomentazioni che spieghino la loro ostinata e intransigente opposizione ai PACS e soprattutto mai in così tanti e fitti interventi ho trovato la spiegazione di come un provvedimento legislativo che allarghi alle coppie di fatto i diritti (o alcuni di essi) già riconosciuti alla coppia legata da matrimonio possa scardinare e minare la famiglia. Ho solo letto generici e patetici richiami ai valori, come se il vivere secondo valori diversi da quelli indicati dall'etica cattolica significhi attentare alla famiglia, minacciare l'esercizio della libertà religiosa, attentare all'ordine costituito, infangare la civiltà cristiana o altre apocalittiche sciagure. Sembra che i cattolici si considerino gli unici depositari della Moralità, esseri superiori perché illuminati da Dio e quindi solo da loro possono provenire le giuste indicazioni su come legiferare.
Duemila anni di storia della Chiesa dimostrano che questa presunta superiorità morale non esiste. La Chiesa ha dimostrato di non saper legiferare e gestire i problemi sociali; la Roma papalina pullulava di bordelli e anche molti papi e porporati non erano esenti da qualche vizietto. Persino i cardinali devono essere, anche se riuniti in Conclave, distratti o poco sensibili alla luce divina poiché le fumate nere non mancano e non è richiesta l'unanimità nell'elezione del Pontefice, anzi si può andare al ballottaggio (evidentemente Dio illumina solo la maggioranza dei cardinali.), ma si sa, la colpa è dei fedeli che non pregano a sufficienza "il Signore perché illumini l'animo degli elettori". Excusatio non petita, accusatio manifesta!
Questo sarcasmo può risultare stucchevole e irriguardoso ma io percepisco molta irriverenza e mancanza di rispetto da parte dei cattolici e delle gerarchie ecclesiastiche nei confronti del mondo laico e delle istituzioni democratiche. Mi sento offeso ogni giorno come Cittadino dalle parole di Vescovi e Cardinali, ai quali si aggiungono fragili insignificanti ministri e parlamentari che fanno a gara per compiacere le alte sfere vaticane.
La Chiesa ha il diritto di parlare ai propri fedeli e anche ai non fedeli perché l'opera di proselitismo non è mai negata; ha il diritto di indicare la strada da percorrere per la Salvezza ma non ha il diritto di indicare come devono essere scritte le leggi dello Stato e su cosa il Parlamento debba o non debba legiferare.
Un buon cattolico è tale se segue gli insegnamenti della Chiesa anche quando le leggi gli consentono comportamenti diversi. L'esistenza di più opzioni rafforza ogni scelta; pertanto, l'esistenza di più istituti "legali" tra i quali scegliere finirebbe per trasformarsi in un rafforzamento delle motivazioni che inducono a scegliere il matrimonio. Forse meno matrimoni, ma certamente più motivati, solidi e convinti.
Dagli interventi delle gerarchie ecclesiastiche e dei politici cattolici deduco che la ragione profonda per cui si oppongono al riconoscimento legale delle coppie di fatto sia il timore che un nuovo istituto, in qualche modo affiancato al matrimonio, provochi un'accelerazione del trend crescente delle convivenze e quindi un più rapido declino della scelta matrimoniale. Insomma, il non riconoscimento delle unioni di fatto serve come freno inibitorio perché secondo le gerarchie ecclesiastiche se l'uso della droga non fosse punito tutti saremmo dei drogati, se ci fosse la possibilità di divorziare tutti divorzierebbero. dicevano appena ieri.
Grande lezione di moralità, non c'è che dire! Utilizziamo i Carabinieri e la Legge per imporre i valori morali.
Trasformiamo il peccato in reato!
Non riesco a trovare altra ragione logica per ostinarsi a negare un riconoscimento legale a chi ha deciso di vivere secondo regole diverse da quelle previste dal contratto matrimoniale.
Il matrimonio è un contratto che regola diritti e doveri delle parti contraenti. Come tutti i contratti, anche quello matrimoniale può essere risolto, persino quello religioso. In sostanza con il contratto matrimoniale il fatto privato tra due persone ha rilevanza pubblica con modi e riti rigidi e rigorosi. Perché il matrimonio debba essere l'unico modo per dare rilevanza pubblica ai legami affettivi o agli interessi che uniscono due persone? Perché lo Stato dovrebbe interessarsi solo degli affetti che legano due persone a condizione che queste abbiano contratto matrimonio?
Già da circa due decenni lo Stato ha deliberato che ai fini anagrafici due persone - anche senza distinzione di sesso - possono costituire un unico nucleo familiare se risiedono sotto lo stesso tetto. Queste due persone risultano in un unico stato di famiglia, esattamente come due persone coniugate. Supponiamo che lui lavori e lei senza reddito faccia la casalinga; ebbene questa lei non ha diritto all'esonero dal ticket sanitario perché quel che conta è il reddito familiare e poiché lui lavora, lei deve pagare come qualsiasi altra "moglie" ma il suo lui non potrà detrarre le spese mediche sostenute da lei perché per la legge fiscale non è un familiare a carico. Insomma, lei deve pagare perché ha una famiglia con reddito, ovvero il convivente paga, e a lui non sono riconosciute le detrazioni poiché la sua non è una famiglia. Non vi sembra che vi sia un po' di ipocrisia in questo sistema? Non vi sembra che questa sia già una ragione molto interessata per scegliere il matrimonio? Che c'entrano i valori etici? Potremmo parlare di pensioni, di assistenza, di assegni familiari, di eredità. Insomma due persone vivono insieme, vogliono scrivere le regole contrattuali che regoleranno la loro unione, vogliono che nessuno possa ignorare e calpestare le loro volontà, non vogliono nemmeno immaginare che un giorno possa essere un giudice a sentenziare sullo stato della loro unione. Queste persone credono nella forza dell'amore e, consapevoli che l'amore può anche terminare, s'impegnano a non far mai terminare il rispetto per la persona con la quale hanno deciso di vivere una parte - non importa quanto lunga - della propria vita. A chi arrecano danno? In che modo attentano all'istituzione matrimoniale?
Affermare erga omnes i propri valori disconoscendo i valori altrui è una chiara manifestazione di debolezza etica: evitiamo le tentazioni perché la carne è debole. Ben venga invece l'arena delle sirene.
Signori cattolici, prelati e non, spiegate le ragioni della vostra opposizione, possibilmente andando al di là del legittimo ma sempre insano desiderio che tutti la pensino come voi. Fateci capire ma senza sterili e ridicoli richiami ai valori traditi perché il mondo laico ha imparato molto da Cristo e in tema di valori, e di capacità di sacrificio, può dare lezioni a qualsiasi prelato. La Chiesa ha un grande debito con il pensiero laico e liberale. E' ora che i laici alzino la testa e rivendichino con fierezza la propria storia e quanto hanno cristianamente lottato e sofferto anche per la dignità della Chiesa e per la libertà religiosa.