CHIESA VALDESE E LAICITA' DELLO STATO: UNA PROPOSTA INTERESSANTE
TEMI DI ATTUALITA': laicità dello stato
Etica: spazio per il dialogo?
di Fulvio Ferrario
Si possono discutere le posizioni cattoliche o sono materia non trattabile?
Ci vorrebbe un confronto approfondito sui temi etici controversi del nostro tempo in un sincero spirito ecumenico disposti a mettersi in discussione di fronte alla Bibbia
Alla carica. Contro i Dico, per ora. Ma certo, se l'offensiva dovesse «sfondare», per la Conferenza episcopale italiana, ben appoggiata dal pontefice, si aprirebbero orizzonti promettenti: con tutto quello che bolle in pentola sulle questioni della bioetica, un trionfo della linea Ruini non lascerebbe le cose come stanno e, già ora, non è che stiano benissimo, dal punto di vista di chi vorrebbe una società laica e plurale. Ma poi c'è tutto il resto, la legge sulla libertà religiosa, la sempiterna questione dell'insegnamento religioso non confessionale e chissà che, sotto sotto, qualcuno non sogni anche di riaprire la discussione sulla legge194 sull'interruzione della gravidanza. L'esito dei referendum sulla procreazioni assistita ha evidentemente suscitato l'impressione che il momento sia favorevole. Adesso o mai più: dunque, appunto, alla carica. Che ha da dire, in proposito, una chiesa evangelica? Tre cose, per cominciare.
La prima è che, a mio giudizio, essa non dovrebbe unirsi al coro che strilla contro le «ingerenze clericali». La chiesa cattolico-romana ha tutto il diritto di dire quello che crede. Non so se l'intenzione sia di lanciare crociate ideologiche: sembrerebbe di sì. Se così sarà non me ne rallegrerò come cristiano, ma come cittadino non mi metterò a gridare «al lupo!» né «al prete!». Il tentativo di imporre un bavaglio laicista al frastuono mediatico orchestrato dalla gerarchia cattolica mi appare discutibile e, anche, controproducente. Già si sono levate voci di intrepidi paladini del diritto di parola dei vescovi, che sarebbe minacciato da oscure trame giacobine e massoniche. Almeno il vittimismo, risparmiamocelo: chi vuole parlare lo faccia tranquillamente, nessuno glielo impedisce. Naturalmente, ci piacerebbe che l'informazione pubblica fosse meno a senso unico; naturalmente, ci intristisce che chi dovrebbe porre l'opinione pubblica in condizione di valutare si trasformi in un'appendice della sala stampa vaticana (la quale, anzi, spesso è più misurata di certi suoi zelanti servitori); naturalmente, è deludente constatare che sia scoccata l'ora di quelli che il gesuita Bartolomeo Sorge chiama i «cattolicanti», cioè la versione di bassa cucina politica, largamente bipartisan, degli «atei devoti». Ma insomma, siamo grandicelli e sappiamo come va il mondo, inutile stracciarsi le vesti. Inoltre qualcuno, anche tra i cattolici impegnati in politica, cerca di mantenere un atteggiamento critico e responsabile. Certo, che le sorti della laicità in Italia siano affidate a cattolici di ferro come Rosy Bindi, Oscar Luigi Scalfaro e lo stesso Romano Prodi può apparire un'ironia della cronaca, ma è anche un bel segno e, con l'aria che tira, di qualcosa bisogna pur rallegrarsi. Nessuno scandalo, quindi, se i vescovi e l'Avvenire si scatenano. Discutiamo i loro argomenti.
Con ciò siamo al secondo punto. Tali argomenti, per quel che posso vedere, sono riconducibili a uno: c'è una legge naturale, che la chiesa cattolica, a suo dire, interpreta meglio di ogni altro, ma che vale per tutti. È quella che vieta la procreazione assistita, che impedisce l'autodeterminazione di chi soffre, che certifica lo status dell'embrione e, anche, che ci dice quale sia la «vera» famiglia, fondata sulla coppia eterosessuale unita dal matrimonio monogamico e indissolubile. Personalmente sono convinto che una «natura» astrattamente separata dalla cultura e dalla storia, cioè da quello che donne e uomini sono e vivono in un dato tempo, sia una costruzione ideologica. Trovo anche abbastanza singolare che proprio la chiesa cattolica, quando si tratta, a esempio, di bioetica, diventi improvvisamente materialista e faccia propria una visione, come dire, «biologistica» dell'essere umano. D'altra parte, qualcosa di importante, nell'idea parecchio confusa di «natura», c'è senz'altro. Non credo si debba desiderare un'etica fondata semplicemente sul consenso. Ci sono state epoche in cui si era d'accordo sul fatto che i neri, o gli ebrei, non fossero umani come gli «ariani». La contrapposizione brutale, che un certo modo di impostare il dibattito tende a imporre, tra il partito dell'«etica naturale» e quello del puro e semplice «consenso sociale», mi appare scellerata. Mi chiedo se, molto semplicemente, non si potrebbe discutere un poco serenamente di questa «natura». Certo, la politica ha tempi più rapidi della filosofia e in ogni caso, sul piano legislativo, è importante rendersi conto del fatto che senza compromessi non si va avanti. Un compromesso nutrito di pensiero e di dialogo è meglio di uno interessato soltanto a raccattare un pacchetto di voti nelle parrocchie. Se non vedo male, alcune prese di posizione di Carlo Maria Martini, molto felpate nella forma, ma piuttosto controcorrente nel clima attuale della sua chiesa, vanno in tale direzione. Piuttosto che prendermela con la Cei in nome della laicità, preferirei dire: spiegatemi bene i vostri argomenti e accettate di discuterli e di giungere a un accordo.
Terzo punto, il dialogo ecumenico. In Italia, certo, i vescovi hanno ora altro da fare che parlare con noialtri quattro gatti. Ci vedremo a Sibiu, ci diremo alcune cose belle e anche vere, poi però, quando si fa sul serio, i rapporti di forza sono quelli che sono. Tuttavia, io credo, un dialogo ecumenico sull'etica non farebbe male. O meglio: un poco doloroso lo sarebbe, perché su molti punti i dissensi sono radicali, ma proprio per questo sarebbe bene iniziare a discuterli. Può essere più comodo compiacersi del fatto che alcune chiese evangeliche (molte delle quali, peraltro, non sembrano avere una grande opinione dell'ecumenismo) la pensino, in etica, come Roma. Il cardinale Kasper lo ripete spesso con soddisfazione: e così insegue un rapporto privilegiato con gli ortodossi, discute un po' di teologia (al momento, sembra, senza grande convinzione, tranne che sul «primato petrino», che è un tema gradito) con i protestanti, e addita a questi ultimi gli evangelical come esempio di rigore morale. Non sono sicuro che sia l'ideale per una prassi ecumenica.
Summa summarum: a) non agitiamoci troppo, come evangelici e come cittadini, se i vescovi fanno un po' di baccano; b) se però dicessero qualcosa che si presta non solo a essere ingoiato o, per quanto ci riguarda, respinto, ma anche discusso, sarebbe meglio per tutti; c) infine, vediamo se questo dialogo ecumenico è coreografia, oppure confronto spregiudicato intorno alla Bibbia e alle sue esigenze per l'oggi. Se, invece, la valenza pubblica della parola di Dio deve passare dagli accordi trasversali tra Casini e Mastella, ditecelo subito e risparmiamo tutti un po' di tempo.
Tratto da Riforma del 2 marzo 2007
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