Coalizione al capolinea?
Epifani: "Fedeltà al programma
oppure ognuno per la sua strada"
ROMA - "Se il governo resterà fedele al programma, bene, se si smarrisce sarà difficile percorrere questa strada stretta". Guglielmo Epifani usa questa metafora per far capire che la Cgil non ha intenzione di fare sconti al centrosinistra. Nel corso di un incontro a Serravalle Pistoiese con il ministro Tommaso Padoa Schioppa, il leader sindacale spiega che la Cgil è disposta a lavorare in accordo con il governo solo se questo farà 'cose di sinistra'. "Chiedo però al governo - dice Epifani- la stessa responsabilità, lo stesso rigore di cui il sindacato si fa carico, questa è una sfida difficile ma non lo è per una sola parte".
La presa di posizione di Epifani arriva proprio nel giorno delle inquietudini della maggioranza, messa sotto pressing dalla sinistra radicale. Quella sinistra radicale - che si riconosce nella decisione del ministro Paolo Ferrero (Prc) di non firmare il Dpef perché mette in pericolo le politiche di welfare - e che avverte l'esecutivo di astenersi da scelte "suicide". Così, se ieri era soprattutto il Prc a lanciare l'allarme, oggi arrivano le critiche del Pdci e il monito dei Verdi.
Soddisfatta del Dpef è invece Confindustria che, per bocca di Luca Cordero di Montezemolo, lo considera un documento da "condividere" e si augura "una convergenza di sforzi di tutti gli schieramenti politici".
Nella maggioranza il più inquieto è sicuramente Oliviero Diliberto, leader dei Comunisti italiani, secondo il quale: "Nel Dpef ci sono troppi elementi di
politiche antisociali. Non possono essere i lavoratori a pagare il conto del dissesto finanziario". Diliberto si dice preoccupato per l'autunno a venire, stagione che, sul fronte sindacale, si prospetta calda con la prospettiva di uno sciopero generale contro la manovra: "Forse il governo cerca lo scontro con i sindacati? Se così fosse - osserva - vuol dire che vi sono pulsioni suicide nell'esecutivo".
E se, pure, oggi proprio il ministro Ferrero smussa i toni sostenendo che la scelta di non votare il Dpef "non è stata l'inizio di una fine, ma l'inizio di una discussione all'interno del governo", e il capogruppo di Rifondazione Giovanni Russo Spena si affretta a dire che il gesto del ministro Ferrero "non significa certo che la maggioranza è in pericolo'' mentre Alfonso Pecoraro Scanio chiede una "cabina di regia per condividere le scelte" dal momento che quello che più preoccupa è "la mancanza di un coordinamento politico della maggioranza", il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, insiste: "C'è qualcosa che non funziona se Confindustria applaude la manovra e i sindacati la criticano". Giordano comunque fa sapere che "non sarà come nel '98".
"Noi investiamo su questo governo per 5 anni perché ci crediamo, crediamo nell'Unione" dice il leader del Prc. Insomma, la sinistra di governo, lancia segnali e si prepara a dare battaglia in Parlamento.
oppure ognuno per la sua strada"
ROMA - "Se il governo resterà fedele al programma, bene, se si smarrisce sarà difficile percorrere questa strada stretta". Guglielmo Epifani usa questa metafora per far capire che la Cgil non ha intenzione di fare sconti al centrosinistra. Nel corso di un incontro a Serravalle Pistoiese con il ministro Tommaso Padoa Schioppa, il leader sindacale spiega che la Cgil è disposta a lavorare in accordo con il governo solo se questo farà 'cose di sinistra'. "Chiedo però al governo - dice Epifani- la stessa responsabilità, lo stesso rigore di cui il sindacato si fa carico, questa è una sfida difficile ma non lo è per una sola parte".
La presa di posizione di Epifani arriva proprio nel giorno delle inquietudini della maggioranza, messa sotto pressing dalla sinistra radicale. Quella sinistra radicale - che si riconosce nella decisione del ministro Paolo Ferrero (Prc) di non firmare il Dpef perché mette in pericolo le politiche di welfare - e che avverte l'esecutivo di astenersi da scelte "suicide". Così, se ieri era soprattutto il Prc a lanciare l'allarme, oggi arrivano le critiche del Pdci e il monito dei Verdi.
Soddisfatta del Dpef è invece Confindustria che, per bocca di Luca Cordero di Montezemolo, lo considera un documento da "condividere" e si augura "una convergenza di sforzi di tutti gli schieramenti politici".
Nella maggioranza il più inquieto è sicuramente Oliviero Diliberto, leader dei Comunisti italiani, secondo il quale: "Nel Dpef ci sono troppi elementi di
politiche antisociali. Non possono essere i lavoratori a pagare il conto del dissesto finanziario". Diliberto si dice preoccupato per l'autunno a venire, stagione che, sul fronte sindacale, si prospetta calda con la prospettiva di uno sciopero generale contro la manovra: "Forse il governo cerca lo scontro con i sindacati? Se così fosse - osserva - vuol dire che vi sono pulsioni suicide nell'esecutivo".
E se, pure, oggi proprio il ministro Ferrero smussa i toni sostenendo che la scelta di non votare il Dpef "non è stata l'inizio di una fine, ma l'inizio di una discussione all'interno del governo", e il capogruppo di Rifondazione Giovanni Russo Spena si affretta a dire che il gesto del ministro Ferrero "non significa certo che la maggioranza è in pericolo'' mentre Alfonso Pecoraro Scanio chiede una "cabina di regia per condividere le scelte" dal momento che quello che più preoccupa è "la mancanza di un coordinamento politico della maggioranza", il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, insiste: "C'è qualcosa che non funziona se Confindustria applaude la manovra e i sindacati la criticano". Giordano comunque fa sapere che "non sarà come nel '98".
"Noi investiamo su questo governo per 5 anni perché ci crediamo, crediamo nell'Unione" dice il leader del Prc. Insomma, la sinistra di governo, lancia segnali e si prepara a dare battaglia in Parlamento.