COMITATO CONTRO LA RIFORMA SULL’ IMMIGRAZIONE
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COMITATO CONTRO LA RIFORMA SULL' IMMIGRAZIONE
Siamo un gruppo di persone ed abbiamo formato un
comitato contro la riforma sull' immigrazione proposta dal governo in carica.
Abbiamo avviato una raccolta di firme per dimostrare il nostro dissenso.In essa si trovano riuniti elettori di
opposti schieramenti politici, a riprova del fatto che la riforma voluta dal governo
Prodi risulta inaccettabile anche a coloro che hanno votato per l' Unione.
Non siamo politici, economisti o gente che conta in ambienti di potere, ma
semplici cittadini accomunati da una profonda preoccupazione per le
conseguenze che si verificheranno se questa manovra verrà introdotta in Italia.
La martellante demagogia del politicamente corretto che caratterizza non solo la
politica italiana, ma quella europea in generale, sta di fatto soffocando un serio
ed onesto dibattito ed impedendo prese di posizione fondate sulla realtà del
fenomeno immigrativo.
Questa campagna ideologica tende, purtroppo, ad ignorare completamente il
sentimento e l' opinione popolare, mentre la politica deve anche essere un
veicolo per la rappresentazione di tale sentimento.
Se si considera, inoltre, che ogni tentativo di discussione sull' immigrazione
alternativo a questo approccio viene necessariamente stroncato in quanto
"razzista", diventano apparenti i motivi per i quali ci ritroviamo oggi in questa
situazione, che di democratico ha ben poco.
Qui non si vuole agitare lo spauracchio dell' altro o del diverso, ma si vuole
sottolineare che se l' immigrazione è una risorsa, come ci viene continuamente
detto, essa deve essere regolamentata in modo qualitativo, non quantitativo.
Alcuni di noi hanno avuto l' opportunità di lavorare e studiare all' estero ed hanno
così potuto confrontarsi direttamente con la presenza di immigrati (soprattutto
extracomunitari) al di fuori dell' Italia.
2
Nonostante diversi Stati, quali la Francia, la Gran Bretagna e l' Olanda, abbiano
recentemente affermato l' intenzione di voler rivedere la propria politica
immigrativa, i nostri governanti non sembrano interessati a valutare la situazione
del nostro Paese anche alla luce dell' esperienza (ben più lunga e radicata) di
altre nazioni a noi vicine rifiutandosi, al tempo stesso, di tenere conto dei
problemi che in Italia si stanno già verificando.
La riforma del governo Prodi, che si basa sull' introduzione dell' ius soli e
sull'abbassamento da 10 a 5 anni per la concessione della cittadinanza, chiude
sciaguratamente gli occhi di fronte alle inevitabili problematiche sociali, culturali
ed economiche che una lassista e fallimentare (come d' altronde lo è stata fino
ad ora) politica sull' immigrazione comporta.
Realisticamente, sarà difficile, se non impossibile, per i Paesi Europei sopra citati
cercare di rimarginare le profonde lacerazioni apportate al tessuto sociale
introducendo solo adesso misure più restrittive nei confronti dell' immigrazione.
Quando il passo verso il tipo di misure legislative vigenti in Francia ed in Gran
Bretagna è compiuto, fare retromarcia diventa pressoché inutile.
DIAMO I NUMERI
In Europa, come anche negli Stati Uniti ed in Canada, istituti di ricerca
indipendenti e commissioni governative specializzate hanno svolto analisi ed
indagini mirate ad appurare l' impatto sociale ed economico determinato dalla
massiccia presenza di immigrati sul proprio territorio.
È interessante, nonché allarmante, scoprire che i dati che emergono da questi
studi sono ben lontani dall' immagine e dalle affermazioni politically correct usate
dai politici per giustificare l' ingiustificabile ai propri cittadini. Questo deve farci
riflettere sull' importanza di considerare l' immigrazione e tutto ciò che ne deriva
come un dato reale (che non si chiama "razzismo"), il quale deve
obbligatoriamente essere svincolato da interessi partitici e dalla propaganda
finto-populista che non può e non vuole rispondere delle effettive necessità del
Paese.
3
Prendiamo ad esempio la Gran Bretagna, da sempre considerata baluardo della
società multiculturale.
L' allarme del sovrapopolamento risuona ormai da molto tempo e con l' attuale
governo Blair il numero degli immigrati si è praticamente triplicato.
Il governo stima che l' 84% della crescita demografica nei prossimi anni sarà
dovuto all' immigrazione.
L' integrazione dello straniero è risultata, a distanza di anni e nonostante gli
ingenti fondi e risorse stanziati, non altro che una buona intenzione.
Infatti, la naturale tendenza degli immigrati ad aggregarsi in base al proprio
Paese di provenienza, ha dato luogo alla formazione di comunità che vengono
definite "parallele", di zone segregate e chiuse all' identificazione con la cultura,
la mentalità ed il rispetto per lo stile di vita del Paese ospitante. Si pensi solo che
gran parte dei musulmani residenti in Inghilterra vorrebbero vedervi introdotta la
sharia, ovvero la legge islamica. Non vogliamo scommettere sul fatto che il loro
desiderio non verrà esaudito.
Bisogna comunque evidenziare che questa "ghettizzazione" voluta e cercata,
non appartiene solo alle comunità islamiche, ma riguarda l' immigrazione nel suo
complesso (ad esempio, lo stesso vale per i migranti cinesi).
Le scuole coraniche sono numerose ed alcune di queste ricevono contributi
statali. Ma non basta, non basta mai. Infatti, comitati di insegnanti musulmani
(impiegati sia in istituti pubblici, sia nelle scuole islamiche) chiedono a gran voce
che tutte queste strutture siano supportate economicamente dallo Stato e
richiedono anche al governo Inglese di rivedere e modificare il curriculum
didattico delle scuole pubbliche per assecondare le esigenze degli studenti
islamici.
Invece, il Ministero dell' Istruzione ha più volte dichiarato che le scuole coraniche
non promuovono multiculturalismo ed integrazione, bensì acuizzano
l' insularità delle comunità musulmane, ostacolando a priori la coesione sociale.
Sempre secondo fonti governative, un terzo degli allievi frequentanti la scuola
4
media inferiore, pur essendo nati e cresciuti in Inghilterra, non parlano un inglese
fluente.
In Scozia, le scuole coraniche non ricevono contributi statali. In città (ormai
poche) dove questo tipo di istituti non sono presenti, ed una grossa percentuale
di studenti (oltre il 75%) è musulmano, le organizzazioni islamiche hanno
avanzato la proposta di trasformare scuole tradizionalmente cattoliche in scuole
coraniche, in quanto ritengono che i propri figli debbano esclusivamente essere
istruiti secondo i propri criteri ideologici e religiosi.
La Gran Bretagna, al rilascio della cittadinanza, richiede l' affermazione della
volontà ad integrarsi tramite un giuramento.
Tutto ciò diventa uno strumento politico puramente simbolico, ridicolizzato dalla
numerosa presenza di islamici che quotidianamente (anche in Italia, fra
l' indifferenza di noi tutti) incitano all' odio per l 'Occidente, quando è stato più
volte dimostrato che le moschee ed i centri culturali Islamici sono usati come
mezzo di indottrinazione e di reclutamento di terroristi.
Uno studio condotto dal governo in materia economica ha rilevato che l' impatto
dell' immigrazione in questo settore è estremamente limitato. Anche secondo i
Francesi e gli Americani, l' argomento da sempre sbandierato in favore del vitale
contributo degli immigrati al sistema pensionistico, si trasforma in un circolo
vizioso di rovinose ed incontenibili proporzioni. L' immigrato che paga le tasse
diventerà vecchio a sua volta e dovrà pertanto usufruire del sistema
pensionistico.
L' ONU ha apertamente dichiarato che per sostenere la teoria del
controbilanciamento dell' invecchiamento della popolazione, l' immigrazione
verso l' Europa "dovrebbe crescere a un ritmo praticamente impossibile da
sostenere". Questa non è dunque la soluzione al problema.
Gli Inglesi non si fermano qui e quantificano anche il contributo all' economia:
l' apporto dell' immigrazione al PIL della Gran Bretagna è un miserissimo 0.1%.
Pare che lo stesso valga per gli Stati Uniti.
5
Questo numero deve, però, essere considerato alla luce dei costi del sistema
sanitario, di quello scolastico e per l' edilizia popolare (ormai all stallo), che fanno
inesorabilmente spostare l' ago della bilancia finanziaria dello Stato verso un
perpetuo, incolmabile disavanzo, esacerbato proprio da quella componente che
avrebbe, teoricamente, dovuto partecipare alla produzione di ricchezza per il
Paese (e, di conseguenza, per le sue istituzioni).
Sempre secondo le stime del Ministero degli Interni (laburista, take notice), la
percentuale di residenti disoccupati è maggiore fra gli extracomunitari (per la
precisione, il doppio rispetto alla popolazione indigena) che, non avendo
impiego, fanno ricorso a molteplici sussidi statali (i cosiddetti benefits) per poter
pagare l' affitto, le tasse scolastiche, mantenere i figli a carico e chi più ne ha più
ne metta.
Fra i rifugiati a cui non viene concesso l' asilo politico, solo 1 soggetto su 4 viene
effettivamente rimosso dal territorio. Nonostante gli altri permangano illegalmente
in Gran Bretagna, essi continuano a beneficiare dell' assistenza economica
statale, con costi pro capite altissimi. Ancora una volta, il fallimento della
applicazione (o della formulazione stessa) delle leggi che dovrebbero tutelare i
cittadini, si ritorce contro di essi.
C'è poi il dato dell' opinione pubblica. Per gli Inglesi, l' immigrazione è fra le
principali cause di preoccupazione (seconda solo alla criminalità, che viene
comunque percepita come sua conseguenza). L' 80% della popolazione auspica
un forte intervento politico che, non serve dirlo, non si concretizza mai.
Si percepisce l' abuso di una convivenza forzata e mai voluta, imposta dalla
scellerata logica intesa a bacchettare il passato imperialista del Paese fino alla
esasperazione. I recenti scandali che hanno coinvolto il Ministero degli Interni ne
sono l' ultima incarnazione. Domina fra la popolazione originaria (che se non è
ancora in minoranza, lo sarà ben presto) un senso di isolamento e di
accanimento governativo e sociale contro di essa. Non a torto, aggiungiamo.
6
RITORNIAMO A NOI
C'è chi dice che la riforma del governo Prodi sull'immigrazione non sia altro che
un metodo per raccogliere consensi fra i "nuovi cittadini", e dunque elettori.
Il dubbio, è venuto anche a noi.
Quello che vi abbiamo raccontato non è un caso isolato e a noi lontano. Questa
è la realtà con la quale anche noi ci troviamo a fare i conti giornalmente.
Non sono opinioni ma fatti che, direttamente provenienti da fonti governative,
vengono inspiegabilmente sottovalutati o addirittura negati. La volontà ed il
coraggio politico di prenderne atto mancano. Ma, forse, la verità è che vengono
frenati e pregiudicati da lobby istituzionali il cui solo interesse è portare avanti, a
qualsiasi costo, il proprio disegno ideologico. Avrete già qualcuno in mente.
Noi diciamo solo che è stato un madornale errore permettere che queste
aggregazioni nascessero e, per di più, riuscissero ad influenzare in tal modo
l' attività politica dello Stato.
Che l' immigrazione verso il nostro Paese sia prevalentemente di matrice
islamica è palese (e di non secondaria importanza).
Che essa sia legata al terrorismo internazionale, e che cellule di questo operino
in Italia, lo sappiamo da troppo tempo.
Che lo schema politico in atto porti all' inevitabile sovvertimento dei nostri valori
civili e delle fondamenta della nostra società è indubbio.
Che questo venga fatto passare per democrazia e solidarietà sociale è
vergognoso.
La solidarietà sociale non è frutto di un ricatto ideologico e non mira a calpestare
il suo popolo. Se l' Italia è un Paese "profondamente diviso" (Prodi docet) e
l' intento dei nostri politici è di sgretolarlo al suo interno ancor di più, allora
procedano pure in tal guisa. Ma non ci vengano a raccontare che questa riforma
è giusta e democratica.
SI DEVE INTERVENIRE
Chiediamo che le norme vigenti sull' immigrazione non vengano modificate con
l' introduzione dell' ius soli.
7
C'è la necessità di creare un organo di coordinamento nazionale in grado di
raccogliere e formulare precise direttive per stabilire la richiesta di manodopera,
cossiché il mondo del lavoro si possa sviluppare sulla regolarità e non sullo
sfruttamento. Vorremmo anche che ci dicessero esattamente quali sono i lavori
che gli Italiani non vogliono più fare, considerando la disoccupazione che affligge
il Meridione della nostra penisola e la "maledizione" del precariato. Soprattutto,
ne quantifichino l' entità.
È essenziale disporre mezzi e risorse adeguati per garantire la sicurezza,
sradicare l' illegalità e per sviluppare un piano di azione fra governo e forze dello
ordine che permetta di rimuovere coloro che non sono in possesso di un regolare
permesso di soggiorno. Vivere senza paura è un diritto di noi tutti. I problemi e i
disagi degli abitanti delle nostre città vengono continuamente disattesi e ignorati.
Perché continuare a negare che la clandestinità fomenti criminalità e ingiusizia?
Visti e considerati gli enormi costi per far fronte al continuo flusso di immigrati ci
spieghino, invece, come tutto questo possa essere benefico alla nostra
economia. Come possano, centinaia di migliaia si stranieri che non parlano
neanche la nostra lingua, essere inseriti nel mondo del lavoro (è vero o no che
vengono in Italia per questo e non per fare uso delle elargizioni statali?).
Facciamola breve: lo Stato pauperista decide di prendersi cura di queste
persone. Il portafoglio dello Stato è costituito dalle innumerevoli tasse che noi
paghiamo. Fino adesso, qualcuno ha mai chiesto se siamo d' accordo nel
lasciare che i nostri soldi vengano spesi in questo modo? E perchè, se sono
necessari drastici tagli alla sanità e alla scuola, misteriosamente si trovano
sempre i fondi per finanziare certi provvedimenti e manovre? Perchè mancano i
soldi per rilanciare il Mezzogiorno, ma c'è la moneta sonante per i ponti aerei e
per sovvenzionare i numerosi centri di permanenza temporanei che, dotati di
televisione satellitare e amenità varie, orridi lager tanto non sembrano?
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Abbiamo letto un' interessante sentenza della Cassazione che si riferisce alla
rilevanza penale dell' identificazione del clandestino straniero, basandosi
sull' articolo 6 della legge 40/1998. Interpretandone il contenuto, si evince che
solo gli immigrati muniti di permesso di soggiorno sono tenuti, su richiesta delle
forze dell' ordine, ad esibire un documento di identità. Per il clandestino, invece,
questo comporterebbe la violazione del diritto alla autodifesa (!), in quanto
sarebbe portato ad agire contro se stesso manifestando la propria clandestinità,
dunque determinando la sua espulsione. Cio' finirebbe semplicemente per
sanzionare la condizione di clandestinità. Pertanto, l' impossibilità di accertare
l' identità dello straniero irregolarmente soggiornante nel nostro Paese non è
penalmente sanzionabile.
E noi che credevamo che la clandestinità fosse un reato. Qualcuno ci dica che ci
stiamo sbagliando, per favore. Se questi sono i presupposti in base ai quali noi
dovremmo essere tutelati, è veramente la fine. Qualcuno si decida a rimediare
all' esecrabile sistema legislativo che è la causa stessa dell' esacerbazione del
problema immigrativo in Italia e che pone cittadini e forze dell' ordine in una
posizione di assoluta e paradossale impotenza.
Si formuli una riforma seria, invece delle nefandezze proposte dal governo Prodi,
e la si lasci votare ai cittadini.
Una provocazione, pero', la vogliamo lanciare: riteniamo, infatti, che un buon
esempio ci è dato proprio dai Paesi Arabi (ma anche dalla Cina), i quali
concedono di lavorare e risiedere sul proprio territorio, ma non rilasciano (e non
lo faranno mai) la cittadinanza agli stranieri. Visto che la politica di questo
governo sembra simpatizzare (usiamo un eufemismo) con l' ideologia
filo-islamica, consigliamo loro di orientarsi secondo questo modello, che,
contrariamente al loro, si dimostra socialmente responsabile. Le DEMOCRAZIE
arabe, che tanto vengono elogiate e appoggiate dall' Occidente (in quanto Stati
propugnatori del fantomatico islamismo moderato), non concedono ai "non-arabi"
gli stessi diritti dei "cittadini arabi", a prescindere dal credo religioso, onde
affermare la propria sovranità politica: nazione e popolo prima di tutto.
9
E visto che non stiamo più nella pelle per la missione in Libano, dove aiuteremo
a RISTABILIRE la democrazia minata dagli Israeliani, vorremmo anche ricordare
ai nostri cari politici che, a quanto pare, il governo Libanese non ha mai
concesso ai fratelli musulmani Palestinesi (immigrati o rifugiati nel loro Paese)
alcun diritto civile e sociale, nonostante vi abitino ormai da decenni.
Pensate poi che perfino il compagno Beppe Grillo se l' è presa col ministro
Ferrero per le sue improponibili dichiarazioni sull' immigrazione, ritenendole
"demagogia pericolosa" e domandandosi se la casa del ministro "è abbastanza
capiente" per ospitare gli immigrati, visto che i CPT non sono e non saranno mai
abbastanza. Realtà sociale contro socialismo reale.
Abbracciate la nostra causa.
Lasciate stare le bandiere, di qualsiasi colore politico esse siano. Come avete
capito, non si tratta di supportare un particolare partito, la causa è ben più
grande e riguarda tutti noi, indiscriminatamente. Non pieghiamoci, con
l' indifferenza, alla cieca e ottusa logica del perbenismo che vuole tapparci gli
occhi e chiuderci la bocca. Ne stiamo già pagando le conseguenze.
Fate appello a ciò che volete, di ragioni ce ne sono a bizzeffe, ma fatelo sul
serio.
SCRIVETECI
COMITATO CONTRO LA RIFORMA SULL' IMMIGRAZIONE
Siamo un gruppo di persone ed abbiamo formato un
comitato contro la riforma sull' immigrazione proposta dal governo in carica.
Abbiamo avviato una raccolta di firme per dimostrare il nostro dissenso.In essa si trovano riuniti elettori di
opposti schieramenti politici, a riprova del fatto che la riforma voluta dal governo
Prodi risulta inaccettabile anche a coloro che hanno votato per l' Unione.
Non siamo politici, economisti o gente che conta in ambienti di potere, ma
semplici cittadini accomunati da una profonda preoccupazione per le
conseguenze che si verificheranno se questa manovra verrà introdotta in Italia.
La martellante demagogia del politicamente corretto che caratterizza non solo la
politica italiana, ma quella europea in generale, sta di fatto soffocando un serio
ed onesto dibattito ed impedendo prese di posizione fondate sulla realtà del
fenomeno immigrativo.
Questa campagna ideologica tende, purtroppo, ad ignorare completamente il
sentimento e l' opinione popolare, mentre la politica deve anche essere un
veicolo per la rappresentazione di tale sentimento.
Se si considera, inoltre, che ogni tentativo di discussione sull' immigrazione
alternativo a questo approccio viene necessariamente stroncato in quanto
"razzista", diventano apparenti i motivi per i quali ci ritroviamo oggi in questa
situazione, che di democratico ha ben poco.
Qui non si vuole agitare lo spauracchio dell' altro o del diverso, ma si vuole
sottolineare che se l' immigrazione è una risorsa, come ci viene continuamente
detto, essa deve essere regolamentata in modo qualitativo, non quantitativo.
Alcuni di noi hanno avuto l' opportunità di lavorare e studiare all' estero ed hanno
così potuto confrontarsi direttamente con la presenza di immigrati (soprattutto
extracomunitari) al di fuori dell' Italia.
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Nonostante diversi Stati, quali la Francia, la Gran Bretagna e l' Olanda, abbiano
recentemente affermato l' intenzione di voler rivedere la propria politica
immigrativa, i nostri governanti non sembrano interessati a valutare la situazione
del nostro Paese anche alla luce dell' esperienza (ben più lunga e radicata) di
altre nazioni a noi vicine rifiutandosi, al tempo stesso, di tenere conto dei
problemi che in Italia si stanno già verificando.
La riforma del governo Prodi, che si basa sull' introduzione dell' ius soli e
sull'abbassamento da 10 a 5 anni per la concessione della cittadinanza, chiude
sciaguratamente gli occhi di fronte alle inevitabili problematiche sociali, culturali
ed economiche che una lassista e fallimentare (come d' altronde lo è stata fino
ad ora) politica sull' immigrazione comporta.
Realisticamente, sarà difficile, se non impossibile, per i Paesi Europei sopra citati
cercare di rimarginare le profonde lacerazioni apportate al tessuto sociale
introducendo solo adesso misure più restrittive nei confronti dell' immigrazione.
Quando il passo verso il tipo di misure legislative vigenti in Francia ed in Gran
Bretagna è compiuto, fare retromarcia diventa pressoché inutile.
DIAMO I NUMERI
In Europa, come anche negli Stati Uniti ed in Canada, istituti di ricerca
indipendenti e commissioni governative specializzate hanno svolto analisi ed
indagini mirate ad appurare l' impatto sociale ed economico determinato dalla
massiccia presenza di immigrati sul proprio territorio.
È interessante, nonché allarmante, scoprire che i dati che emergono da questi
studi sono ben lontani dall' immagine e dalle affermazioni politically correct usate
dai politici per giustificare l' ingiustificabile ai propri cittadini. Questo deve farci
riflettere sull' importanza di considerare l' immigrazione e tutto ciò che ne deriva
come un dato reale (che non si chiama "razzismo"), il quale deve
obbligatoriamente essere svincolato da interessi partitici e dalla propaganda
finto-populista che non può e non vuole rispondere delle effettive necessità del
Paese.
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Prendiamo ad esempio la Gran Bretagna, da sempre considerata baluardo della
società multiculturale.
L' allarme del sovrapopolamento risuona ormai da molto tempo e con l' attuale
governo Blair il numero degli immigrati si è praticamente triplicato.
Il governo stima che l' 84% della crescita demografica nei prossimi anni sarà
dovuto all' immigrazione.
L' integrazione dello straniero è risultata, a distanza di anni e nonostante gli
ingenti fondi e risorse stanziati, non altro che una buona intenzione.
Infatti, la naturale tendenza degli immigrati ad aggregarsi in base al proprio
Paese di provenienza, ha dato luogo alla formazione di comunità che vengono
definite "parallele", di zone segregate e chiuse all' identificazione con la cultura,
la mentalità ed il rispetto per lo stile di vita del Paese ospitante. Si pensi solo che
gran parte dei musulmani residenti in Inghilterra vorrebbero vedervi introdotta la
sharia, ovvero la legge islamica. Non vogliamo scommettere sul fatto che il loro
desiderio non verrà esaudito.
Bisogna comunque evidenziare che questa "ghettizzazione" voluta e cercata,
non appartiene solo alle comunità islamiche, ma riguarda l' immigrazione nel suo
complesso (ad esempio, lo stesso vale per i migranti cinesi).
Le scuole coraniche sono numerose ed alcune di queste ricevono contributi
statali. Ma non basta, non basta mai. Infatti, comitati di insegnanti musulmani
(impiegati sia in istituti pubblici, sia nelle scuole islamiche) chiedono a gran voce
che tutte queste strutture siano supportate economicamente dallo Stato e
richiedono anche al governo Inglese di rivedere e modificare il curriculum
didattico delle scuole pubbliche per assecondare le esigenze degli studenti
islamici.
Invece, il Ministero dell' Istruzione ha più volte dichiarato che le scuole coraniche
non promuovono multiculturalismo ed integrazione, bensì acuizzano
l' insularità delle comunità musulmane, ostacolando a priori la coesione sociale.
Sempre secondo fonti governative, un terzo degli allievi frequentanti la scuola
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media inferiore, pur essendo nati e cresciuti in Inghilterra, non parlano un inglese
fluente.
In Scozia, le scuole coraniche non ricevono contributi statali. In città (ormai
poche) dove questo tipo di istituti non sono presenti, ed una grossa percentuale
di studenti (oltre il 75%) è musulmano, le organizzazioni islamiche hanno
avanzato la proposta di trasformare scuole tradizionalmente cattoliche in scuole
coraniche, in quanto ritengono che i propri figli debbano esclusivamente essere
istruiti secondo i propri criteri ideologici e religiosi.
La Gran Bretagna, al rilascio della cittadinanza, richiede l' affermazione della
volontà ad integrarsi tramite un giuramento.
Tutto ciò diventa uno strumento politico puramente simbolico, ridicolizzato dalla
numerosa presenza di islamici che quotidianamente (anche in Italia, fra
l' indifferenza di noi tutti) incitano all' odio per l 'Occidente, quando è stato più
volte dimostrato che le moschee ed i centri culturali Islamici sono usati come
mezzo di indottrinazione e di reclutamento di terroristi.
Uno studio condotto dal governo in materia economica ha rilevato che l' impatto
dell' immigrazione in questo settore è estremamente limitato. Anche secondo i
Francesi e gli Americani, l' argomento da sempre sbandierato in favore del vitale
contributo degli immigrati al sistema pensionistico, si trasforma in un circolo
vizioso di rovinose ed incontenibili proporzioni. L' immigrato che paga le tasse
diventerà vecchio a sua volta e dovrà pertanto usufruire del sistema
pensionistico.
L' ONU ha apertamente dichiarato che per sostenere la teoria del
controbilanciamento dell' invecchiamento della popolazione, l' immigrazione
verso l' Europa "dovrebbe crescere a un ritmo praticamente impossibile da
sostenere". Questa non è dunque la soluzione al problema.
Gli Inglesi non si fermano qui e quantificano anche il contributo all' economia:
l' apporto dell' immigrazione al PIL della Gran Bretagna è un miserissimo 0.1%.
Pare che lo stesso valga per gli Stati Uniti.
5
Questo numero deve, però, essere considerato alla luce dei costi del sistema
sanitario, di quello scolastico e per l' edilizia popolare (ormai all stallo), che fanno
inesorabilmente spostare l' ago della bilancia finanziaria dello Stato verso un
perpetuo, incolmabile disavanzo, esacerbato proprio da quella componente che
avrebbe, teoricamente, dovuto partecipare alla produzione di ricchezza per il
Paese (e, di conseguenza, per le sue istituzioni).
Sempre secondo le stime del Ministero degli Interni (laburista, take notice), la
percentuale di residenti disoccupati è maggiore fra gli extracomunitari (per la
precisione, il doppio rispetto alla popolazione indigena) che, non avendo
impiego, fanno ricorso a molteplici sussidi statali (i cosiddetti benefits) per poter
pagare l' affitto, le tasse scolastiche, mantenere i figli a carico e chi più ne ha più
ne metta.
Fra i rifugiati a cui non viene concesso l' asilo politico, solo 1 soggetto su 4 viene
effettivamente rimosso dal territorio. Nonostante gli altri permangano illegalmente
in Gran Bretagna, essi continuano a beneficiare dell' assistenza economica
statale, con costi pro capite altissimi. Ancora una volta, il fallimento della
applicazione (o della formulazione stessa) delle leggi che dovrebbero tutelare i
cittadini, si ritorce contro di essi.
C'è poi il dato dell' opinione pubblica. Per gli Inglesi, l' immigrazione è fra le
principali cause di preoccupazione (seconda solo alla criminalità, che viene
comunque percepita come sua conseguenza). L' 80% della popolazione auspica
un forte intervento politico che, non serve dirlo, non si concretizza mai.
Si percepisce l' abuso di una convivenza forzata e mai voluta, imposta dalla
scellerata logica intesa a bacchettare il passato imperialista del Paese fino alla
esasperazione. I recenti scandali che hanno coinvolto il Ministero degli Interni ne
sono l' ultima incarnazione. Domina fra la popolazione originaria (che se non è
ancora in minoranza, lo sarà ben presto) un senso di isolamento e di
accanimento governativo e sociale contro di essa. Non a torto, aggiungiamo.
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RITORNIAMO A NOI
C'è chi dice che la riforma del governo Prodi sull'immigrazione non sia altro che
un metodo per raccogliere consensi fra i "nuovi cittadini", e dunque elettori.
Il dubbio, è venuto anche a noi.
Quello che vi abbiamo raccontato non è un caso isolato e a noi lontano. Questa
è la realtà con la quale anche noi ci troviamo a fare i conti giornalmente.
Non sono opinioni ma fatti che, direttamente provenienti da fonti governative,
vengono inspiegabilmente sottovalutati o addirittura negati. La volontà ed il
coraggio politico di prenderne atto mancano. Ma, forse, la verità è che vengono
frenati e pregiudicati da lobby istituzionali il cui solo interesse è portare avanti, a
qualsiasi costo, il proprio disegno ideologico. Avrete già qualcuno in mente.
Noi diciamo solo che è stato un madornale errore permettere che queste
aggregazioni nascessero e, per di più, riuscissero ad influenzare in tal modo
l' attività politica dello Stato.
Che l' immigrazione verso il nostro Paese sia prevalentemente di matrice
islamica è palese (e di non secondaria importanza).
Che essa sia legata al terrorismo internazionale, e che cellule di questo operino
in Italia, lo sappiamo da troppo tempo.
Che lo schema politico in atto porti all' inevitabile sovvertimento dei nostri valori
civili e delle fondamenta della nostra società è indubbio.
Che questo venga fatto passare per democrazia e solidarietà sociale è
vergognoso.
La solidarietà sociale non è frutto di un ricatto ideologico e non mira a calpestare
il suo popolo. Se l' Italia è un Paese "profondamente diviso" (Prodi docet) e
l' intento dei nostri politici è di sgretolarlo al suo interno ancor di più, allora
procedano pure in tal guisa. Ma non ci vengano a raccontare che questa riforma
è giusta e democratica.
SI DEVE INTERVENIRE
Chiediamo che le norme vigenti sull' immigrazione non vengano modificate con
l' introduzione dell' ius soli.
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C'è la necessità di creare un organo di coordinamento nazionale in grado di
raccogliere e formulare precise direttive per stabilire la richiesta di manodopera,
cossiché il mondo del lavoro si possa sviluppare sulla regolarità e non sullo
sfruttamento. Vorremmo anche che ci dicessero esattamente quali sono i lavori
che gli Italiani non vogliono più fare, considerando la disoccupazione che affligge
il Meridione della nostra penisola e la "maledizione" del precariato. Soprattutto,
ne quantifichino l' entità.
È essenziale disporre mezzi e risorse adeguati per garantire la sicurezza,
sradicare l' illegalità e per sviluppare un piano di azione fra governo e forze dello
ordine che permetta di rimuovere coloro che non sono in possesso di un regolare
permesso di soggiorno. Vivere senza paura è un diritto di noi tutti. I problemi e i
disagi degli abitanti delle nostre città vengono continuamente disattesi e ignorati.
Perché continuare a negare che la clandestinità fomenti criminalità e ingiusizia?
Visti e considerati gli enormi costi per far fronte al continuo flusso di immigrati ci
spieghino, invece, come tutto questo possa essere benefico alla nostra
economia. Come possano, centinaia di migliaia si stranieri che non parlano
neanche la nostra lingua, essere inseriti nel mondo del lavoro (è vero o no che
vengono in Italia per questo e non per fare uso delle elargizioni statali?).
Facciamola breve: lo Stato pauperista decide di prendersi cura di queste
persone. Il portafoglio dello Stato è costituito dalle innumerevoli tasse che noi
paghiamo. Fino adesso, qualcuno ha mai chiesto se siamo d' accordo nel
lasciare che i nostri soldi vengano spesi in questo modo? E perchè, se sono
necessari drastici tagli alla sanità e alla scuola, misteriosamente si trovano
sempre i fondi per finanziare certi provvedimenti e manovre? Perchè mancano i
soldi per rilanciare il Mezzogiorno, ma c'è la moneta sonante per i ponti aerei e
per sovvenzionare i numerosi centri di permanenza temporanei che, dotati di
televisione satellitare e amenità varie, orridi lager tanto non sembrano?
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Abbiamo letto un' interessante sentenza della Cassazione che si riferisce alla
rilevanza penale dell' identificazione del clandestino straniero, basandosi
sull' articolo 6 della legge 40/1998. Interpretandone il contenuto, si evince che
solo gli immigrati muniti di permesso di soggiorno sono tenuti, su richiesta delle
forze dell' ordine, ad esibire un documento di identità. Per il clandestino, invece,
questo comporterebbe la violazione del diritto alla autodifesa (!), in quanto
sarebbe portato ad agire contro se stesso manifestando la propria clandestinità,
dunque determinando la sua espulsione. Cio' finirebbe semplicemente per
sanzionare la condizione di clandestinità. Pertanto, l' impossibilità di accertare
l' identità dello straniero irregolarmente soggiornante nel nostro Paese non è
penalmente sanzionabile.
E noi che credevamo che la clandestinità fosse un reato. Qualcuno ci dica che ci
stiamo sbagliando, per favore. Se questi sono i presupposti in base ai quali noi
dovremmo essere tutelati, è veramente la fine. Qualcuno si decida a rimediare
all' esecrabile sistema legislativo che è la causa stessa dell' esacerbazione del
problema immigrativo in Italia e che pone cittadini e forze dell' ordine in una
posizione di assoluta e paradossale impotenza.
Si formuli una riforma seria, invece delle nefandezze proposte dal governo Prodi,
e la si lasci votare ai cittadini.
Una provocazione, pero', la vogliamo lanciare: riteniamo, infatti, che un buon
esempio ci è dato proprio dai Paesi Arabi (ma anche dalla Cina), i quali
concedono di lavorare e risiedere sul proprio territorio, ma non rilasciano (e non
lo faranno mai) la cittadinanza agli stranieri. Visto che la politica di questo
governo sembra simpatizzare (usiamo un eufemismo) con l' ideologia
filo-islamica, consigliamo loro di orientarsi secondo questo modello, che,
contrariamente al loro, si dimostra socialmente responsabile. Le DEMOCRAZIE
arabe, che tanto vengono elogiate e appoggiate dall' Occidente (in quanto Stati
propugnatori del fantomatico islamismo moderato), non concedono ai "non-arabi"
gli stessi diritti dei "cittadini arabi", a prescindere dal credo religioso, onde
affermare la propria sovranità politica: nazione e popolo prima di tutto.
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E visto che non stiamo più nella pelle per la missione in Libano, dove aiuteremo
a RISTABILIRE la democrazia minata dagli Israeliani, vorremmo anche ricordare
ai nostri cari politici che, a quanto pare, il governo Libanese non ha mai
concesso ai fratelli musulmani Palestinesi (immigrati o rifugiati nel loro Paese)
alcun diritto civile e sociale, nonostante vi abitino ormai da decenni.
Pensate poi che perfino il compagno Beppe Grillo se l' è presa col ministro
Ferrero per le sue improponibili dichiarazioni sull' immigrazione, ritenendole
"demagogia pericolosa" e domandandosi se la casa del ministro "è abbastanza
capiente" per ospitare gli immigrati, visto che i CPT non sono e non saranno mai
abbastanza. Realtà sociale contro socialismo reale.
Abbracciate la nostra causa.
Lasciate stare le bandiere, di qualsiasi colore politico esse siano. Come avete
capito, non si tratta di supportare un particolare partito, la causa è ben più
grande e riguarda tutti noi, indiscriminatamente. Non pieghiamoci, con
l' indifferenza, alla cieca e ottusa logica del perbenismo che vuole tapparci gli
occhi e chiuderci la bocca. Ne stiamo già pagando le conseguenze.
Fate appello a ciò che volete, di ragioni ce ne sono a bizzeffe, ma fatelo sul
serio.
SCRIVETECI