Considerazioni post-referendum
Gli italiani (che si sono recati alle urne) hanno detto chiaramente NO a questa proposta di riforma.
Le modalità non permettono ovviamente di valutare le motivazioni di questo NO.
Potrebbero sostanzialmente essere 3 i casi:
1) questione ideologica, di parte (spero di no)
2) valutazione complessiva della riforma, non ritenuta idonea in tutto od in parte
3) voglia di non modificare nulla (posizione ad esempio di Scalfaro)
Tutti gli schieramenti avevano dichiarato la necessità di dialogare dopo questo referendum, ma ognuna solo dopo la vittoria della propria posizione. Ora che succederà?
Il rischio maggiore è di restare decenni senza alcuna riforma, ma credo che il paese ne abbia bisogno soprattutto in tema di bicameralismo perfetto, non più adatto a rispondere alle esigenze del mondo d'oggi, che va a ritmi decisamente superiori a quelli del 1946.
Il numero di parlamentari è in realtà un finto problema
Invece non è un finto problema la "questione del nord" che, seppure messa in tale forma appare eccessiva, comunque si pone. Certe regioni del nord hanno risposto in altra maniera rispetto ai dati complessivi, evidentemente hanno necessità di cambiamento e di riforme. Anche a queste regioni bisogna dare ascolto e risposte, anzi mi pare proprio che sia il centrosinistra a dire che anche le minoranze vanno rispettate.
Spero che chi ha "vinto" ascolti anche le necessità di chi ha "perso".
Alla Cdl si può solo rimproverare uno scarso impegno a livello locale; non basta qualche apparizione in tv, infatti gli espositori comunali erano pieni di manifesti per il NO mentre quelli del SI scarseggiavano. Se il centrosinistra riesce a mobilitare meglio i propri elettori bisogna cercare di fare altrettanto (visto che è un merito!), non di prendere questo fatto come "è così, non ci possiamo fare nulla". L'elettorato non ha risposto, bisogna fare autocritica sulla riforma proposta, sulle modalità e sulla campagna elettorale.
Le modalità non permettono ovviamente di valutare le motivazioni di questo NO.
Potrebbero sostanzialmente essere 3 i casi:
1) questione ideologica, di parte (spero di no)
2) valutazione complessiva della riforma, non ritenuta idonea in tutto od in parte
3) voglia di non modificare nulla (posizione ad esempio di Scalfaro)
Tutti gli schieramenti avevano dichiarato la necessità di dialogare dopo questo referendum, ma ognuna solo dopo la vittoria della propria posizione. Ora che succederà?
Il rischio maggiore è di restare decenni senza alcuna riforma, ma credo che il paese ne abbia bisogno soprattutto in tema di bicameralismo perfetto, non più adatto a rispondere alle esigenze del mondo d'oggi, che va a ritmi decisamente superiori a quelli del 1946.
Il numero di parlamentari è in realtà un finto problema
Invece non è un finto problema la "questione del nord" che, seppure messa in tale forma appare eccessiva, comunque si pone. Certe regioni del nord hanno risposto in altra maniera rispetto ai dati complessivi, evidentemente hanno necessità di cambiamento e di riforme. Anche a queste regioni bisogna dare ascolto e risposte, anzi mi pare proprio che sia il centrosinistra a dire che anche le minoranze vanno rispettate.
Spero che chi ha "vinto" ascolti anche le necessità di chi ha "perso".
Alla Cdl si può solo rimproverare uno scarso impegno a livello locale; non basta qualche apparizione in tv, infatti gli espositori comunali erano pieni di manifesti per il NO mentre quelli del SI scarseggiavano. Se il centrosinistra riesce a mobilitare meglio i propri elettori bisogna cercare di fare altrettanto (visto che è un merito!), non di prendere questo fatto come "è così, non ci possiamo fare nulla". L'elettorato non ha risposto, bisogna fare autocritica sulla riforma proposta, sulle modalità e sulla campagna elettorale.