Sabato 27 giugno 2026
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Considerazioni sulla riforma Gelmini

Stefano · · 3 interventi
Come tanti ho accolto con perplessità la Riforma Gelmini, soprattutto perché è costituita soltanto da tagli e non da vere e proprie riforme. Le nostre università sono allo sfascio, preda di raccomandazioni, nepotismo e favoritismi: pensare che persone del calibro di Brunetta o di Tremonti, entrambi docenti universitari formatisi all'interno di questo sistema malato, possano portare una ventata di meritocrazia è pura follia, come è altrettanto improbabile che il Ministro Gelmini, diventata avvocato dopo aver svolto l'esame nella sede di Reggio Calabria (famosa per le promozioni facili) si faccia alfiere di una battaglia che possa premiare la meritocrazia nei nostri atenei. Ma i ragazzi di sinistra non si illudano, anche Prodi, vecchio barone dell'Università bolognese, difficilmente avrebbe intaccato un sistema che ha dato da vivere a lui, ai suoi fratelli, a sua moglie, a suo figlio ecc...
Quali sono i problemi delle nostre università? Il problema è uno solo, le procedure concorsuali. Se vogliamo difficilmente, anche negli enti pubblici come comuni, province e regioni, i concorsi sono esempi cristallini di trasparenza e onestà, ma l'università forma medici, giuristi, scienziati... Insomma, forse un modesto burocrate influisce meno negativamente nella nostra società. Dirò una cosa molto forte: quasi nessun concorso universitario per docenti, ricercatori e dottori di ricerca avviene in maniera onesta. Nella sede dove mi sono laureato, sviluppavo facoltà prognostiche in occasione delle selezioni di dottorato, per assegni di ricerca e di post dottorato: tale e tanta era la mancanza di onestà, che i candidati già conoscevano le tre alternative della prova, così per andare sul sicuro...
Voi direte, allora è giusto colpire i baroni, togliere loro il terreno da sotto i piedi. Purtroppo i finanziamenti sono in calo da anni, e il baronismo non è un fenomeno in decremento, ma cresce ogni giorno che passa. Perché, vi chiederete, ma perché piove sempre sul bagnato... I soldi non mancheranno mai ai soliti noti, mancheranno invece a chi onestamente cercherà di fare strada nelle nostre università. Con una metafora, si potrebbe dire che l'Università italiana è un grande letto di un fiume delimitato da argini altissimi: chi si trova all'interno avrà sempre acqua per sé e i suoi sodali, anche un rigagnolo è in grado di soffocare la sete di chi ha i mezzi per aspettare il concorso buono, ad personam per lui. Chi è fuori dagli argini continuerà a rimanere a secco, senza nemmeno la pia illusione di una inondazione.
Guardatevi intorno, andate nelle pagine dei concorsi dei nostri atenei, c'è chi si sta già adattando: a Bologna, ad esempio, sono state indette una caterva di selezioni per amministrativi Cat. D, secondo voi aperte davvero a tutti? E Bologna, a sentire il suo Rettore, dovrebbe essere sull'orlo del baratro economico.
Ma diamo a questo messaggio una valenza costruttiva, cosa proporrei in concreto: innanzitutto torniamo a dare dignità ai concorsi pubblici, con commissioni del tutto esterne, rendendo al contempo più facili e meno costosi i ricorsi amministrativi e comminando ai disonesti pene esemplari. Per converso chi si occupa di ricerca deve avere, in ambito pubblico, uno sfogo occupazionale doveroso soprattutto per le competenze acquisite: perché solo i militari volontari dovrebbero essere favoriti? Per non parlare dell'insegnamento.
La Gelmini, cosa strana, ha poi toccato una scuola come quella primaria, che funziona: basta con il tempo pieno, docenti unici a insegnare tutto e per le materie non conosciute, partiranno corsetti di aggiornamento... Viene da chiedersi come possa giustificarsi la stabilizzazione, fatta da Berlusconi in passato, di decine di docenti di religione, spesso nemmeno laureati: ma loro, per il nostro presidente tascabile, non sono evidentemente mangiapane a tradimento come bidelli e insegnanti di altre discipline. Ho alcune domande: che faranno i bambini dopo le 12:30? Andranno a casa da soli, mentre i genitori sono ancora al lavoro? O in mancanza di insegnanti e di bidelli ci si affiderà alle solite cooperative sociali, che a fronte di stipendi da terzo mondo forniranno babysitter per far fare i compiti ai ragazzini?
Una bella prospettiva...

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