COSA TAGLIARE IN PARLAMENTO
Su La Repubblica di oggi, 31 maggio 2007, Stefano Rodotà interviene con un pregevole articolo sul tema al centro del dibattito nazionale: i costi della politica.
S'interroga, Rodotà, sulla natura di destra o di sinistra della richiesta di riduzione del numero dei parlamentari. Conclude, giustamente e ovviamente, che era di destra la riduzione contemplata dalla proposta di riforma della costituzione voluta dal precedente governo e bocciata dal referendum confermativo. Infatti, quella proposta indeboliva il ruolo del Parlamento, relegandolo ai margini del sistema politico, a vantaggio esclusivo dell'Esecutivo.
Rodotà svolge poi apprezzabili considerazioni e propone temi che dovrebbero far riflettere l'attuale maggioranza e, soprattutto, la sedicente sinistra.
Rodotà è persona intelligente e quindi gli propongo una domanda: perché è così diffusa la percezione dell'inutilità del Parlamento?
Tento una risposta ma mi piacerebbe averla da Rodotà.
Certamente una parte degli italiani è imbevuta di qualunquismo e disfattismo.
Certamente una parte degli italiani è in attesa di un nuovo "uomo forte", decisionista e con le palle quadrate.
A mio avviso si tratta di componenti molto marginali della variegata realtà italiana.
Mi sembra più coerente con la realtà ipotizzare che la percezione di inutilità del Parlamento sia in diretta relazione con la spoliazione dei poteri parlamentari attuata dalla oligarchia partitica.
La funzione primaria del Parlamento è l'esercizio del potere legislativo.
Tale potere da decenni è svolto dal Potere Esecutivo, il Governo, attraverso l'uso sistematico e anticostituzionale della decretazione e l'abuso degli strumenti delle leggi delega. Strumenti imposti dall'esecutivo, attraverso i partiti, ai parlamentari o che i partiti, attraverso il Parlamento, impongono all'esecutivo.
Il Parlamento poi interviene con modifiche, il più delle volte funzionali a qualche piccola cricca di potere, sull'attività legislativa dell'esecutivo.
Nel corso degli anni il Parlamento ha perso la funzione di organo di rappresentanza della volontà popolare per divenire assemblea dei delegati dei partiti, sino all'assurdità attuale che non consente agli elettori di scegliere tra i candidati; conclusione logica della finzione democratica del nostro sistema politico che non ha mai previsto alcuno strumento popolare per incidere sulla selezione del personale politico. Anche quando esisteva la preferenza, era l'oligarchia partitica a decidere tra quali persone l'elettore potesse scegliere. Adesso neanche questo.
I Partiti, a loro volta, non sono quegli strumenti previsti dalla Costituzione perché i cittadini possano partecipare alla vita politica bensì organizzazioni private, parastatali, gestite da comitati ristretti come fossero aziende personali. E, mentre i partiti sono riccamente pagati dallo Stato, cioè da noi, chiunque voglia fare politica senza entrare in alcuna cosca partitica non può contare su alcuno spazio pubblico: l'accesso al palcoscenico politico è di fatto bloccato e ogni apparente apertura è accuratamente gestita e pilotata dalla partitocrazia con la complicità della RAI, nella totale disponibilità dei partiti, e della stampa, in gran parte controllata dal sistema politico (anche l'entrata in scena della Lega rispose a questi criteri e fu sapientemente gestita dalla Rai e da parte della stampa).
Poiché il parlamento non svolge la sua funzione costituzionale e in realtà si configura come un'assemblea al servizio della volontà dell'esecutivo e delle varie bande partitiche, poiché il parlamento non svolge il ruolo di rappresentanza dell'elettorato. almeno che costi meno.
Ecco la semplice considerazione popolare, alla faccia di ogni dotta analisi, inevitabile quando si è privati di ogni strumento per esercitare la declamata sovranità popolare.
Destra e sinistra non c'entrano nulla.
C'è un conservatorismo decisionista populista e antiparlamentare e c'è un conservatorismo consociativo partitocratico corporativo e antidemocratico. Di questo secondo conservatorismo buona parte della sedicente sinistra italiana, da Togliatti agli gnomi attuali, per rievocare una figura cossighiana, è protagonista indiscusso.
La cultura conservatrice e oligarchica che si autodefinisce di sinistra non ha mai operato perché il Parlamento divenisse assemblea rappresentativa del popolo sovrano e sempre ha ostacolato lo sviluppo di ogni strumento di democrazia diretta che potesse arginare la degenerazione oligarchica del nostro sistema o bilanciare l'abuso del potere legislativo.
Il fatto stesso che un istituto democratico come il Referendum, previsto dalla Costituzione, sia rimasto in soffitta sino all'alba degli anni settanta del secolo scorso, e sia stato riesumato dalla DC solo nel tentativo disperato di abrogare la legge sul divorzio, la dice lunga sulla vocazione democratica di gran parte della sedicente sinistra italiana.
Che dire dell'istituto della legge di iniziativa popolare, art. 71 della Costituzione, destituito di ogni valore poiché il parlamento non ha neanche il dovere di leggerle? Potrei continuare analizzando la fedeltà alle leggi fasciste sulla stampa (tuttora in vigore) dimostrata dalla sedicente sinistra: infatti, il quotidiano Lotta Continua, per citarne solo uno, per uscire ebbe bisogno della firma come direttore responsabile di persone come Pannella o Pasolini. Nessun giornalista del PCI sentiva il dovere di difendere il diritto di parola e di stampa di coloro che la pensavano in modo diverso da loro. Pensiamo alla riforma della RAI che sottrasse l'azienda al controllo del Governo per metterla sotto il controllo del Parlamento. Non è forse servita solo ad allargare a più partiti il controllo sull'informazione di Stato senza creare spazi di democrazia e possibilità di accesso per gli esclusi dal partitocratico arco costituzionale?
La togliattiana progenie non ritiene di avere qualche responsabilità?
Differenza tra destra e sinistra? Sul tema della cultura di governo, nessuna; in ambito accademico e parolaio, allora le differenze sono enormi.
Si sa, le parole sono gratis.
I parlamentari sono usurpatori che rispondono esclusivamente alle segreterie di partito. Ogni tanto qualcuno vuole fare di testa sua, ma ci sono tanti modi per ricondurli sulla retta via: un bel voto di fiducia, per esempio.
In queste condizioni, almeno che il parlamento ci costi meno.
Se poi, ne dubito, sarete in grado di restituire al parlamento un po' di smalto e credibilità, ne saremo tutti contenti.
S'interroga, Rodotà, sulla natura di destra o di sinistra della richiesta di riduzione del numero dei parlamentari. Conclude, giustamente e ovviamente, che era di destra la riduzione contemplata dalla proposta di riforma della costituzione voluta dal precedente governo e bocciata dal referendum confermativo. Infatti, quella proposta indeboliva il ruolo del Parlamento, relegandolo ai margini del sistema politico, a vantaggio esclusivo dell'Esecutivo.
Rodotà svolge poi apprezzabili considerazioni e propone temi che dovrebbero far riflettere l'attuale maggioranza e, soprattutto, la sedicente sinistra.
Rodotà è persona intelligente e quindi gli propongo una domanda: perché è così diffusa la percezione dell'inutilità del Parlamento?
Tento una risposta ma mi piacerebbe averla da Rodotà.
Certamente una parte degli italiani è imbevuta di qualunquismo e disfattismo.
Certamente una parte degli italiani è in attesa di un nuovo "uomo forte", decisionista e con le palle quadrate.
A mio avviso si tratta di componenti molto marginali della variegata realtà italiana.
Mi sembra più coerente con la realtà ipotizzare che la percezione di inutilità del Parlamento sia in diretta relazione con la spoliazione dei poteri parlamentari attuata dalla oligarchia partitica.
La funzione primaria del Parlamento è l'esercizio del potere legislativo.
Tale potere da decenni è svolto dal Potere Esecutivo, il Governo, attraverso l'uso sistematico e anticostituzionale della decretazione e l'abuso degli strumenti delle leggi delega. Strumenti imposti dall'esecutivo, attraverso i partiti, ai parlamentari o che i partiti, attraverso il Parlamento, impongono all'esecutivo.
Il Parlamento poi interviene con modifiche, il più delle volte funzionali a qualche piccola cricca di potere, sull'attività legislativa dell'esecutivo.
Nel corso degli anni il Parlamento ha perso la funzione di organo di rappresentanza della volontà popolare per divenire assemblea dei delegati dei partiti, sino all'assurdità attuale che non consente agli elettori di scegliere tra i candidati; conclusione logica della finzione democratica del nostro sistema politico che non ha mai previsto alcuno strumento popolare per incidere sulla selezione del personale politico. Anche quando esisteva la preferenza, era l'oligarchia partitica a decidere tra quali persone l'elettore potesse scegliere. Adesso neanche questo.
I Partiti, a loro volta, non sono quegli strumenti previsti dalla Costituzione perché i cittadini possano partecipare alla vita politica bensì organizzazioni private, parastatali, gestite da comitati ristretti come fossero aziende personali. E, mentre i partiti sono riccamente pagati dallo Stato, cioè da noi, chiunque voglia fare politica senza entrare in alcuna cosca partitica non può contare su alcuno spazio pubblico: l'accesso al palcoscenico politico è di fatto bloccato e ogni apparente apertura è accuratamente gestita e pilotata dalla partitocrazia con la complicità della RAI, nella totale disponibilità dei partiti, e della stampa, in gran parte controllata dal sistema politico (anche l'entrata in scena della Lega rispose a questi criteri e fu sapientemente gestita dalla Rai e da parte della stampa).
Poiché il parlamento non svolge la sua funzione costituzionale e in realtà si configura come un'assemblea al servizio della volontà dell'esecutivo e delle varie bande partitiche, poiché il parlamento non svolge il ruolo di rappresentanza dell'elettorato. almeno che costi meno.
Ecco la semplice considerazione popolare, alla faccia di ogni dotta analisi, inevitabile quando si è privati di ogni strumento per esercitare la declamata sovranità popolare.
Destra e sinistra non c'entrano nulla.
C'è un conservatorismo decisionista populista e antiparlamentare e c'è un conservatorismo consociativo partitocratico corporativo e antidemocratico. Di questo secondo conservatorismo buona parte della sedicente sinistra italiana, da Togliatti agli gnomi attuali, per rievocare una figura cossighiana, è protagonista indiscusso.
La cultura conservatrice e oligarchica che si autodefinisce di sinistra non ha mai operato perché il Parlamento divenisse assemblea rappresentativa del popolo sovrano e sempre ha ostacolato lo sviluppo di ogni strumento di democrazia diretta che potesse arginare la degenerazione oligarchica del nostro sistema o bilanciare l'abuso del potere legislativo.
Il fatto stesso che un istituto democratico come il Referendum, previsto dalla Costituzione, sia rimasto in soffitta sino all'alba degli anni settanta del secolo scorso, e sia stato riesumato dalla DC solo nel tentativo disperato di abrogare la legge sul divorzio, la dice lunga sulla vocazione democratica di gran parte della sedicente sinistra italiana.
Che dire dell'istituto della legge di iniziativa popolare, art. 71 della Costituzione, destituito di ogni valore poiché il parlamento non ha neanche il dovere di leggerle? Potrei continuare analizzando la fedeltà alle leggi fasciste sulla stampa (tuttora in vigore) dimostrata dalla sedicente sinistra: infatti, il quotidiano Lotta Continua, per citarne solo uno, per uscire ebbe bisogno della firma come direttore responsabile di persone come Pannella o Pasolini. Nessun giornalista del PCI sentiva il dovere di difendere il diritto di parola e di stampa di coloro che la pensavano in modo diverso da loro. Pensiamo alla riforma della RAI che sottrasse l'azienda al controllo del Governo per metterla sotto il controllo del Parlamento. Non è forse servita solo ad allargare a più partiti il controllo sull'informazione di Stato senza creare spazi di democrazia e possibilità di accesso per gli esclusi dal partitocratico arco costituzionale?
La togliattiana progenie non ritiene di avere qualche responsabilità?
Differenza tra destra e sinistra? Sul tema della cultura di governo, nessuna; in ambito accademico e parolaio, allora le differenze sono enormi.
Si sa, le parole sono gratis.
I parlamentari sono usurpatori che rispondono esclusivamente alle segreterie di partito. Ogni tanto qualcuno vuole fare di testa sua, ma ci sono tanti modi per ricondurli sulla retta via: un bel voto di fiducia, per esempio.
In queste condizioni, almeno che il parlamento ci costi meno.
Se poi, ne dubito, sarete in grado di restituire al parlamento un po' di smalto e credibilità, ne saremo tutti contenti.