CRISTIANI DIVERSI. A PROPOSITO DELL'8x MILLE
Sul sito della chiesa valdese
http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/index.php?id=479
Cristiani = cattolici?
di Giorgio Tourn
Pur attenendosi alla tradizione di basso profilo per ciò che riguarda il mondo non cattolico i media non hanno potuto esimersi dal menzionare l'appello sul sito e poi sulla rivista Micromega di un gruppo di intellettuali italiani e di cattolici che invitano i lettori a devolvere nella prossima dichiarazione dei redditi l'otto per mille a favore dell' "Unione delle chiese metodiste e valdesi". I firmatari, oltre al direttore Flores d'Arcais, Umberto Eco, Margherita Hack, Vasco Rossi, Giorgio Bocca, Simone Cristicchi, Andrea Camilleri, Dario Fo, Michele Santoro, Oliviero Toscani, Franca Rame, Ferzan Ozpetek, Lidia Ravera, Umberto Galimberti, Lella Costa, Luciano Canfora, Bernardo Bertolucci, Mario Monicelli, Eugenio Lecaldano, Gennaro Sasso, che motivano il loro gesto in base al fatto che questa unione di chiese "le libertà e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si impegna a utilizzare i proventi dell'otto per mille esclusivamente in opere di beneficenza e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa".
L'appello è condiviso anche da un gruppo di credenti cattolici: don Enzo Mazzi, Giovanni Franzoni, don Vitaliano Della Sala, don Raffaele Garofalo, don Gianni Alessandria, don Roberto Fiorini, don Franco Barbero, Francesco Zanchini, don Bruno Ambrosini, don Aldo Antonelli, Domenico Jervolino.
Diverse naturalmente le motivazioni. Nel primo caso si fa riferimento "all'offensiva clericale volta a limitare irrinunciabili libertà e diritti civili degli individui. e alla subalternità e passività dello Stato nelle sue istituzioni parlamentari e governative"; nel secondo caso alla volontà di "testimoniare nella vita sociale e ecclesiale una fedeltà la più coerente possibile al vangelo" da cui un sentimento di "critica e scandalo nei confronti di una politica dei vertici ecclesiastici sempre più tesa a usare il potere che deriva dal denaro, dalle clientele, dalle influenze politiche, dal dominio sulle coscienze per condizionare la politica degli Stati e in particolare di quello italiano".
Questo il fatto giornalisticamente rilevante di cui i credenti delle chiese interessate hanno certamente preso atto con l'attenzione che merita, ma anche il prudente riserbo, un po' calvinista, che le caratterizza, tanto che il nostro settimanale ha spinto questa discrezione al punto da tacere la notizia, forse per timore che un aggettivo di troppo potesse fare pensare ad una sia pur minima reazione di orgoglio o vanità.
Pur condividendo questa prudenza e attenendomi alla Scrittura che ci invita a "mettere la nostra fiducia solo nel Signore", non ho potuto esimermi dal fare alcune riflessioni che vorrei condividere con i lettori.
La prima ha forma di interrogativo. Come avrebbero reagito Giorgio Spini e Giorgio Peyrot, i due maestri di vita credente nel "mondo" di cui abbiamo ricordato la scomparsa con tanta emozione? Uomini che si sono battuti perché i diritti civili e le libertà fossero rispettati e promossi nel nostro paese e questo in tempo tutt'altro che facili. Accade sempre più spesso di sentire rievocare i tempi di Alcide De Gasperi, di un cattolicesimo religiosamente coerente ma con forte consapevole dello Stato, sarà pur vero ma quello che ricordo con chiarezza è quella domenica di primavera la Celere (quella di Scelba) mi arrestò negli anni '50 per aver tenuto una modesta e confusa meditazione biblica su un'aia della Ciociaria. Era certo in aperta violazione della Legge, quella fascista in vigore, che vietava manifestazioni in luogo aperto al pubblico! Al governo era la DC di De Gasperi. L'art. 8 della Costituzione (quello delle Intese per intenderci) e la predicazione dei Pentecostali (Chi ricorda ancora l'opuscolo Il diritto di tremolare?) erano i Dico dell'epoca! Toni più soft, seguendo la lezione dei Gesuiti, ma la sostanza era la stessa. E in quegli anni di silenzio opaco e di madonne pellegrine i nostri due fratelli si battevano per la libertà, e non la nostra ma quella di tutti. Che oggi un gruppo di italiani consapevoli, dell'Italia che pensa, lo riconosca mi pare un tributo che essi hanno meritato; avrebbero potuto dire "non è stato tutto inutile!"
La seconda considerazione riguarda noi. Queste firme non ci faranno cambiare comportamento, certo, le nostre assemblee continueranno anche in futuro a dibattere i loro problemi(ni) e quand'anche decuplicassero le firme all'otto per mille tutto resterebbe tale e quale, noi non si cambia (per così poco, direbbe qualcuno), ma se stesse cambiando l'Italia? Che il suo DNA sostanzialmente clerico-fascista sia difficile da modificare è un dato di fatto ma un po' di genetica teologica forse sarebbe il caso di studiarla. Un appello del genere di quello di Micromega si è mai avuto nel nostro paese? Non essendo uno storico (ahi l'assenza di Spini!) non saprei rispondere ma non mi pare. Che lettura se ne può dunque dare? Merita rifletterci.
Questo mi conduce al terzo fatto che mi pare più rilevante ancora. L'italiano che ha firmato sin qui, e dopo questo appello firmerà, non prende nessun impegno, è vero (lo sarebbe qualora pagasse di tasca sua l'otto in questione), appone però la sua firma non in una casella vuota ma sotto una dizione molto precisa: chiese metodiste - chiese valdesi. Molto probabilmente pensa ad altro in quel momento ma firmando egli certifica l'esistenza di queste realtà, e anche se le conosce poco e male le qualifica nella loro identità. Così facendo annulla non solo l'equazione cattolico = italiano (caratteristica, va ricordato, nella stampa del Ventennio) ma l'altra cristiano = cattolico. Pur sapendo, perché lo dicono tutte le enciclopedie e lo ha verificato nei suoi viaggi in giro per il mondo, che i cattolici sono poco più della metà dei cristiani, l'italiano, sia esso cittadino o contadino, del nord o sud, schierato a destra o a sinistra, continua a ragionare come se cattolico e cristiano fossero equivalenti. La firma dell'otto per mille è la smentita di questo fatto e paradossalmente la denuncia dei redditi, cioè l'Ufficio Imposte dello Stato laico ci riconosce per quello che siamo: delle chiese cristiane, quello che il Concilio Vaticano (progressista) non ha fatto, limitandosi a riconoscerci fratelli di comunità ecclesiali. L'italiano che firma compie un atto teologico: riconosce che quella cattolica non è La Chiesa ma una chiesa e ce ne sono altre con pari dignità ecclesiale, e non avendone lui una, e dovendo scegliere forse quella valdese gli converrebbe (come ha detto una persona in politica) con grande scandalo di un arcivescovo. O forse sono io che amo viaggiare con la fantasia.