Deluso
L'università in italia è di recente motivo di polemiche a causa di presunte riforme che porteranno piu' a guasti che altro. Chissà cosa si spera di risolvere precarizzando i ricercatori trasformandoli quasi in addetti di call center. Nessuno, però, si e' mai sforzato di risolvere certi problemi che affliggono da decenni gli ambiti accademici italiani: quello delle raccomandazioni ai concorsi.
Ho vinto un dottorato senza borsa in una facoltà dell'università di Bologna: ho lavorato duro e mi è stato almeno riconosciuta la possibilità di accedere a una borsa di studio privata(sostanzialmente un riborso spese). I vincitori di concorso erano, ovviamente, raccomandatissimi: persone abbienti e di famiglia influente che hanno sempre avuto la possibilità di "farsi vedere" in dipartimento, allacciando contatti e intessendo rapporti.
Nella facoltà di storia della mia ragazza il concorso di dottorato è stato vinto da un Conte e dalla figlia di un docente universitario. Un caso?
Visto che non voglio essere solo distruttivo, vorrei proporre alcune soluzioni:
Se si accetta il principio che la meritocrazia non sarà mai possibile, trasformiamo il dottorato in una sorta di III grado di istruzione universitaria: vi accederanno chi se lo puo' permettere e i piu' meritevoli, ma meno abbienti, grazie a "Borse di studio"
In alternativa proporrei di conservare l'attuale sistema cocncorsuale imponendo agli aspiranti di fare il concorso in una università esterna alla propria e attribuendo la borsa di studio con criteri meramente economici e non di "merito" (visto che di merito non si tratta quasi mai). Questa gente è senza dignità: non solo ricevono soldi che non gli competono, ma concorrono anche a finanziamenti per la partecipazioni a conferenze e incontri togliendo il pane di bocca a chi ne avrebbe piu' bisogno...
Ho vinto un dottorato senza borsa in una facoltà dell'università di Bologna: ho lavorato duro e mi è stato almeno riconosciuta la possibilità di accedere a una borsa di studio privata(sostanzialmente un riborso spese). I vincitori di concorso erano, ovviamente, raccomandatissimi: persone abbienti e di famiglia influente che hanno sempre avuto la possibilità di "farsi vedere" in dipartimento, allacciando contatti e intessendo rapporti.
Nella facoltà di storia della mia ragazza il concorso di dottorato è stato vinto da un Conte e dalla figlia di un docente universitario. Un caso?
Visto che non voglio essere solo distruttivo, vorrei proporre alcune soluzioni:
Se si accetta il principio che la meritocrazia non sarà mai possibile, trasformiamo il dottorato in una sorta di III grado di istruzione universitaria: vi accederanno chi se lo puo' permettere e i piu' meritevoli, ma meno abbienti, grazie a "Borse di studio"
In alternativa proporrei di conservare l'attuale sistema cocncorsuale imponendo agli aspiranti di fare il concorso in una università esterna alla propria e attribuendo la borsa di studio con criteri meramente economici e non di "merito" (visto che di merito non si tratta quasi mai). Questa gente è senza dignità: non solo ricevono soldi che non gli competono, ma concorrono anche a finanziamenti per la partecipazioni a conferenze e incontri togliendo il pane di bocca a chi ne avrebbe piu' bisogno...