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I Diritti dell'Uomo sessant'anni dopo
di Francesco Mangascià
10 dicembre 2008 0:00
 
Oggi, 10 dicembre 2008, sessant'anni dopo che l'Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, l'umanità, non è ancora stata capace di garantire l'universalità del suo contenuto a tutti gli essere umani. Tra gli aspetti più perniciosi del dibattito sui Diritti Umani, vi è quell'asserzione più o meno esplicita, che l'identità di un essere umano, arabo, negro, ebreo, musulmano, cattolico o caucasico, asiatico o palestinese, conferisca alle sue idee un grado variabile di legittimità a seconda di come torni comodo ai vari interlocutori. Un oltranzismo di questo tipo, secondo cui l'identità di un individuo ne determina sia le opinioni che le conseguenti passioni e, insieme, la loro legittimità o illegittimità, la dice lunga su quelle persone di potere che ne fanno ricorso, quei potenti che il più delle volte hanno preferito per motivi venali distogliere lo sguardo dai lati più oscuri della nostra epoca usando la giustificazione come strategia volta a impedire una valutazione serena e misurata, poiché con il loro comportamento hanno di volta in volta trasformato le varie identità in interessanti oggetti di indagine, invece di ignorarle, tirando dritto, usando forza di quelle idee, approvate in 30 articoli il 10 Giugno 1948 e, conferendo ad esse la potenza dell'imparzialità aldilà di qualsiasi giustificazione.
 
 
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