testata ADUC
LA DISCUSSIONE SUL TESTAMENTO BIOLOGICO
di Sergio
28 gennaio 2009 0:00
 
Il disegno di legge relativo al testamento biologico appare imperniato su tre capisaldi:
1) Inviolabilità e indisponibilità della vita
2) Idratazione e alimentazione artificiali sono trattamenti vitali e non possono essere inclusi nel testamento biologico
3) Il testamento biologico non è vincolante per il medico, il quale non è tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni scientifiche e deontologiche.

Partiamo da quest'ultimo punto.
Secondo il disegno di legge, l'ultima parola spetterebbe al medico che può non eseguire prestazioni contrarie alle sue convinzioni.
Infatti, non si tratterebbe di "non porre" in essere prestazioni contrarie ma di "non iniziare" prestazioni non autorizzate.
Il medico, in ogni caso, è tenuto a non fare ciò che il paziente non desidera.
E' un punto fermo del nostro ordinamento (Costituzione, legge istitutiva del servizio sanitario nazionale, senza bisogno di scomodare UE e ONU) che la legittimazione dell'agire medico si basa sul consenso espressamente dato dal paziente riguardo a ogni trattamento. Fuori da tale ambito di consenso l'agire del medico configura una violazione dei diritti dell'individuo.
Legiferare nei termini annunciati significa porsi fuori dal quadro normativo attuale. Andrebbe modificata la Costituzione, il codice civile e innumerevoli leggi. Si aprirebbe un contenzioso infinito in ambito nazionale ed europeo. Se passasse una legge in tali termini sarebbe immediatamente impugnata davanti alla Corte Costituzionale.
Il diritto di cura non comporta l'obbligo di curarsi. Il nostro ordinamento contempla il diritto individuale di decidere come intendere la propria vita e come rapportarsi agli eventi della vita. E' pienamente compatibile con il diritto alla vita l'idea di lasciar fare il proprio corso alla natura e al decorso biologico degli eventi, fino alle estreme conseguenze.
Il nostro ordinamento riconosce il diritto di decidere quali trattamenti seguire e quali rifiutare, indipendentemente dalle conseguenze e a condizione che ci sia consapevolezza sulle conseguenze.
Il nostro ordinamento prevede anche la figura del tutore, dell'amministratore di sostegno e del giudice tutelare perché anche le persone incapaci possano affermare la propria volontà. Prevede il nostro ordinamento che anche in caso di incapacità vada ristabilito il rapporto duale alla base della legittimità dell'operare medico.
Se in situazione di emergenza un medico, autonomamente e senza consenso informato, decide su un trattamento cui sottopone il paziente, non potrà che essere il medico medesimo a porre fine a quel trattamento qualora l'interessato o il suo tutore (eventualmente sorretto da autorizzazione giudiziaria) neghino quel consenso che non era stato preventivamente rilasciato. Ed è sempre riconosciuto il diritto di modificare in ogni momento il consenso dato.
Qualora si voglia riconoscere al medico il diritto all'obiezione di coscienza dovrà essere l'amministrazione sanitaria a farsi carico della necessità inderogabile di ripristinare una situazione di diritto.

Proseguiamo il cammino a ritroso.
Idratazione e alimentazione artificiali sono trattamenti vitali e non possono essere oggetto di testamento biologico.
Possiamo definire come vogliamo questi tipi di trattamenti, ma qualsiasi definizione è irrilevante poiché la nostra Costituzione non prevede deroghe al principio che nessuno può essere costretto a subire un trattamento. Quindi, o il legislatore modifica la Costituzione oppure così non va.
Che significa poi trattamento vitale? Che senza di esso si andrebbe a morte certa? Il nostro ordinamento prevede già che si possa rifiutare un trattamento, anche se da questa decisione deriva la certezza di un esito fatale.
La legge sull'amministratore di sostegno è stata più volte utilizzata proprio per negare il consenso a interventi chirurgici ritenuti indispensabili per mantenere in vita il paziente. Se noi oggi cominciassimo a decidere che taluni trattamenti non possono essere rifiutati perché vitali, domani si potrebbe affermare l'obbligatorietà di sottoporsi a un trapianto, una mutilazione. per mantenersi in vita.
Che fine farebbe la libertà individuale?
L'idratazione come la nutrizione sono funzioni indispensabili alla vita, ma ciò non può tradursi in un obbligo alla nutrizione e idratazione artificiali qualora venga meno la capacità naturale di bere e mangiare. Dovrà essere l'interessato ad autorizzare tali trattamenti artificiali.
Affermare il diritto di rifiutare l'idratazione e la nutrizione non significa affermare il diritto di morire (diritto che non esiste, a mio avviso) ma semplicemente il diritto di rifiutare di avvalersi di una tecnica. Equivale ad affermare la libertà dell'individuo rispetto a un oggetto (la tecnica) da lui creato. Significa non essere schiavi dei ritrovati tecnologici elaborati dall'umanità, ma decidere quali usare e quando. Significa decidere quale atteggiamento assumere riguardo a vita, malattia, sofferenza.

Queste ultime riflessioni ci conducono direttamente al primo punto.
Inviolabilità e indisponibilità della vita.
Molti (forse tutti) assumono consapevolmente molteplici comportamenti con i quali dispongono della propria vita, mettendosi coscientemente a rischio di morte.
So bene che il valore etico, religioso, filosofico che si attribuisce alla formulazione "inviolabilità e indisponibilità della vita" va oltre il concetto di disporre della vita mettendola a rischio. Però il confine è sottile.
Senza dubbio è inviolabile la vita altrui.
Ma come si può affermare che la propria vita sia indisponibile e inviolabile?
E' una affermazione dall'alto valore etico ma di nessuna rilevanza giuridica tant'è che fa a pugni con la quotidianità della vita reale in cui molti violano la propria vita e ne dispongono senza limiti. Il suicida, per esempio.
Comprendo le ragioni di chi afferma l'indisponibilità della vita ma tale affermazione ha valore solo per chi la esprime, all'interno di quel sistema di valori al quale ha deciso di conformare la propria esistenza; non può valere per tutti perché ciascuno ha il diritto di conformare la propria esistenza al quadro di valori che reputa più opportuno con l'unico vincolo di non calpestare i diritti e le libertà altrui.
Pretendere che un sistema di valori sia l'ispiratore di un sistema di leggi significa aprire la strada a uno Stato etico, totalitario, tecnocratico in cui non c'è più spazio per l'individuo e le sue libertà di agire e sentire.
Parlare alle coscienze è un diritto fondamentale che non deve essere negato, vilipeso, deriso, limitato se svolto nel rispetto dei diritti altrui e della civile convivenza. Confondere però l'etica con il diritto è altra storia.
Non c'entra nulla l'eutanasia, attiva o passiva che dir si voglia, l'omicidio o il suicidio assistito o del consenziente con il diritto di rifiutare una tecnica, di decidere come andare incontro agli eventi della vita, di seguire il decorso naturale della propria esistenza senza subire l'invasione della tecnica.

Se questo disegno di legge si tramuterà in legge, sarà senza dubbio alcuno giudicata incostituzionale e se così non fosse ci penserà un referendum abrogativo a cancellare ciò che in questa configurazione nulla ha a che vedere con il diritto ma solo con la dubbia etica di fazioni in lotta per il potere, ma convergenti nella cieca incapacità di ascoltare la vita, di interpretare le funzioni legislative, di regolare la civile convivenza nel rispetto delle molteplici culture e sensibilità.
 
 
FORUM IN EVIDENZA
28 gennaio 2009 0:00
LA DISCUSSIONE SUL TESTAMENTO BIOLOGICO
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori