la distanza di sucurezza
mi pare che fosse proprio ora che qualcuno additasse la causa più frequente degli incidenti.....
la velocità è solo un concausa....chissà se anche la "stradale" si farà sentire.
Una multa improbabile per chi non rispetta le distanze
PAGINA A CURA DI
Maurizio Caprino
Alessandro Ferri
Pochi sanno che il mancato rispetto della distanza di sicurezza è tra le cause principali degli incidenti stradali. Le ultime statistiche ufficiali italiane (quelle Aci-Istat sul 2006) lo danno al quarto posto con un'incidenza del 10,40%, preceduto solo da infrazioni su precedenza o semafori (17,74%), distrazione o indecisione (15,36%) e velocità (12,76%). Ma non c'è proporzione con le infrazioni punite dalla Polizia stradale, tra cui la distanza di sicurezza è tanto irrilevante da essere "annegata" nella voce «Altre». Perché?
Il problema è che in Italia, salvo rari casi, le multe scattano solo quando c'è un tamponamento: è l'urto stesso a far presumere che la distanza non era adeguata. Ciò è a sua volta dovuto al fatto che come regola generale il Codice della strada (articolo 149) non prescrive una vera e propria distanza minima da tenere: impone genericamente di adeguare la distanza alle circostanze, in modo da garantire un arresto tempestivo e, appunto, evitare collisioni. Solo il Regolamento di esecuzione, all'articolo 348, è meno vago, ma comunque si limita a stabilire che la distanza minima è equivalente allo spazio percorso nel tempo di reazione (circa un secondo). Una distanza che, nel caso di alcuni incidenti verificatisi quest'estate ha mostrato la sua insufficienza (si veda questa stessa rubrica sul Sole 24 Ore del Lunedì del 18 agosto).
Limiti più precisi sono previsti dal Codice solo dove siano in vigore divieti di sorpasso per singole categorie di veicoli (per esempio 100 metri tra un camion e l'altro) e dove sta operando uno spazzaneve (20 metri). In alcuni trafori e gallerie, è la segnaletica a imporre una distanza minima.
Ma le forze dell'ordine non hanno strumenti di misurazione. Non perché non esistano: da tempo, aziende specializzate nella telematica del traffico offrono dispositivi che misurano l'intertempo tra i passaggi di due veicoli successivi e lo parametrano alla loro velocità rilevata, risalendo così alla distanza. Di fatto, sono misuratori di velocità con una funzione in più e quindi possono anche scattare foto. In Italia non si usano: i limiti precisi sono rari e non si vuole generalizzarli principalmente perché i trasgressori potrebbero argomentare di essersi avvicinati solo per un legittimo tentativo di sorpasso.
In Germania, invece, c'è una regola semplice e tassativa: si prende un punto da cui è appena passato un veicolo e si contano due secondi; se chi segue transita prima, sta violando la legge. Sulla base di questo, specie lungo le tangenziali autostradali attorno ai grandi centri, si trovano apparecchi che operano in funzione della circolazione del momento e dei limiti di velocità.
la velocità è solo un concausa....chissà se anche la "stradale" si farà sentire.
Una multa improbabile per chi non rispetta le distanze
PAGINA A CURA DI
Maurizio Caprino
Alessandro Ferri
Pochi sanno che il mancato rispetto della distanza di sicurezza è tra le cause principali degli incidenti stradali. Le ultime statistiche ufficiali italiane (quelle Aci-Istat sul 2006) lo danno al quarto posto con un'incidenza del 10,40%, preceduto solo da infrazioni su precedenza o semafori (17,74%), distrazione o indecisione (15,36%) e velocità (12,76%). Ma non c'è proporzione con le infrazioni punite dalla Polizia stradale, tra cui la distanza di sicurezza è tanto irrilevante da essere "annegata" nella voce «Altre». Perché?
Il problema è che in Italia, salvo rari casi, le multe scattano solo quando c'è un tamponamento: è l'urto stesso a far presumere che la distanza non era adeguata. Ciò è a sua volta dovuto al fatto che come regola generale il Codice della strada (articolo 149) non prescrive una vera e propria distanza minima da tenere: impone genericamente di adeguare la distanza alle circostanze, in modo da garantire un arresto tempestivo e, appunto, evitare collisioni. Solo il Regolamento di esecuzione, all'articolo 348, è meno vago, ma comunque si limita a stabilire che la distanza minima è equivalente allo spazio percorso nel tempo di reazione (circa un secondo). Una distanza che, nel caso di alcuni incidenti verificatisi quest'estate ha mostrato la sua insufficienza (si veda questa stessa rubrica sul Sole 24 Ore del Lunedì del 18 agosto).
Limiti più precisi sono previsti dal Codice solo dove siano in vigore divieti di sorpasso per singole categorie di veicoli (per esempio 100 metri tra un camion e l'altro) e dove sta operando uno spazzaneve (20 metri). In alcuni trafori e gallerie, è la segnaletica a imporre una distanza minima.
Ma le forze dell'ordine non hanno strumenti di misurazione. Non perché non esistano: da tempo, aziende specializzate nella telematica del traffico offrono dispositivi che misurano l'intertempo tra i passaggi di due veicoli successivi e lo parametrano alla loro velocità rilevata, risalendo così alla distanza. Di fatto, sono misuratori di velocità con una funzione in più e quindi possono anche scattare foto. In Italia non si usano: i limiti precisi sono rari e non si vuole generalizzarli principalmente perché i trasgressori potrebbero argomentare di essersi avvicinati solo per un legittimo tentativo di sorpasso.
In Germania, invece, c'è una regola semplice e tassativa: si prende un punto da cui è appena passato un veicolo e si contano due secondi; se chi segue transita prima, sta violando la legge. Sulla base di questo, specie lungo le tangenziali autostradali attorno ai grandi centri, si trovano apparecchi che operano in funzione della circolazione del momento e dei limiti di velocità.