ENGLARO, CHE FRETTA C'E'?
Englaro, che fretta c'è?
Basta attendere qualche giorno e la questione sarà risolta con una legge.
Parafrasando "maledetta primavera", verrebbe da dire maledetta politica.
La legge non risolverebbe proprio nulla.
Se arrivasse in tempo, si limiterebbe a ripristinare la situazione iniziale, cioè quella precedente l'interruzione della nutrizione forzata (interruzione che arriva dopo una lunga vicenda giudiziaria di pubblico dominio).
La richiesta che arriva dal governo e da larghi settori delle forze politiche parlamentari appare, a mio avviso, deprecabile sul piano umano, giuridico, politico e perfino etico.
Sul piano umano e giuridico, la richiesta è, per usare un eufemismo, ridicola... ma forse è ancora un eufemismo se la definiamo ignobile o vergognosa.
Chiedere di desistere da una azione giudiziaria perché venga riconosciuto un diritto è infatti sensato quando deve ancora essere avviata l'iniziativa giudiziaria o siamo alle prime battute. Ma che senso ha avanzare una richiesta simile quando l'iniziativa giudiziaria, dopo anni e un iter complicatissimo, si è conclusa con il riconoscimento della facoltà di sospendere un trattamento? Quando il riconoscimento di quel diritto, per tanti anni inseguito, finalmente è avvenuto?
Ridicoli e cinici appaiono gli scalmanati politicazzi.
Sul piano politico, la richiesta è deprecabile perché equivale a dichiarare al mondo intero la cialtronesca, cinica, indolente, negligente indifferenza che in tutti questi anni è stata la costante che ha caratterizzato sui temi del fine vita e del testamento biologico l'attività politica delle maggioranze che si sono date il cambio.
Quindi, i politicazzi si limitino a vergognarsi della loro colpevole inoperosità e indifferenza.
Se poi vogliamo prestare attenzione alle motivazioni etiche declamate da coloro che oggi si precipitano a intervenire, non si può non concludere con la constatazione che in tutti questi anni queste coscienze sono rimaste in un profondo sonno comatoso. Questo improvviso risveglio etico dimostra che evidentemente le coscienze non erano così vigili o che le istanze etiche non erano così robuste e avvertite.
Quanto messo n campo negli ultimi giorni ha invece il sapore della strumentalità e teatralità tipicamente italiane: prima si dorme e si fanno spallucce a tutti coloro che hanno affermato l'esigenza di legiferare per evitare il calvario giudiziario che si somma al calvario umano, per poi dopo anni chiedere che fretta c'è.
Appunto, che fretta c'è, maledetta politica?
Perché non tornate al vostro imbelle sonno?
Basta attendere qualche giorno e la questione sarà risolta con una legge.
Parafrasando "maledetta primavera", verrebbe da dire maledetta politica.
La legge non risolverebbe proprio nulla.
Se arrivasse in tempo, si limiterebbe a ripristinare la situazione iniziale, cioè quella precedente l'interruzione della nutrizione forzata (interruzione che arriva dopo una lunga vicenda giudiziaria di pubblico dominio).
La richiesta che arriva dal governo e da larghi settori delle forze politiche parlamentari appare, a mio avviso, deprecabile sul piano umano, giuridico, politico e perfino etico.
Sul piano umano e giuridico, la richiesta è, per usare un eufemismo, ridicola... ma forse è ancora un eufemismo se la definiamo ignobile o vergognosa.
Chiedere di desistere da una azione giudiziaria perché venga riconosciuto un diritto è infatti sensato quando deve ancora essere avviata l'iniziativa giudiziaria o siamo alle prime battute. Ma che senso ha avanzare una richiesta simile quando l'iniziativa giudiziaria, dopo anni e un iter complicatissimo, si è conclusa con il riconoscimento della facoltà di sospendere un trattamento? Quando il riconoscimento di quel diritto, per tanti anni inseguito, finalmente è avvenuto?
Ridicoli e cinici appaiono gli scalmanati politicazzi.
Sul piano politico, la richiesta è deprecabile perché equivale a dichiarare al mondo intero la cialtronesca, cinica, indolente, negligente indifferenza che in tutti questi anni è stata la costante che ha caratterizzato sui temi del fine vita e del testamento biologico l'attività politica delle maggioranze che si sono date il cambio.
Quindi, i politicazzi si limitino a vergognarsi della loro colpevole inoperosità e indifferenza.
Se poi vogliamo prestare attenzione alle motivazioni etiche declamate da coloro che oggi si precipitano a intervenire, non si può non concludere con la constatazione che in tutti questi anni queste coscienze sono rimaste in un profondo sonno comatoso. Questo improvviso risveglio etico dimostra che evidentemente le coscienze non erano così vigili o che le istanze etiche non erano così robuste e avvertite.
Quanto messo n campo negli ultimi giorni ha invece il sapore della strumentalità e teatralità tipicamente italiane: prima si dorme e si fanno spallucce a tutti coloro che hanno affermato l'esigenza di legiferare per evitare il calvario giudiziario che si somma al calvario umano, per poi dopo anni chiedere che fretta c'è.
Appunto, che fretta c'è, maledetta politica?
Perché non tornate al vostro imbelle sonno?