Giovedì 18 giugno 2026
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Etica della sinistra

Autore · · 30 interventi
www.macchianera.net

(...)
Il seguente post potrebbe tuttavia risultare interessante per quanti si ostinino a sostenere che il Partito (il Pci-Pds-Ds) fosse e resti diverso, moralmente parlando, e per quanti fossero interessati a conoscere qualcosa di più di Bettino Craxi.
Buona lettura, o probabile sbirciata.

L'ha detto anche il sociologo di sinistra Luca Ricolfi: "Ritengo normale che Fassino chieda informazioni a Consorte sulla scalata alla Bnl, ma da cittadino trovo sgradevole quando fa la parte della verginella".

Resta che su Blob in questi giorni stanno ripiazzando immagini di Primo Greganti, e un senso c'è: perché il popolo della sinistra, già allora, nel 1993, decise di non voler vedere Greganti per quello che era, il Partito per quello che era: quell'uomo rappresentava una verità troppo banale perché potesse rovinare la storia passata e futura che avevano in mente.

Diversi? Ai tempi le certezze vacillarono quando spuntarono un paio di conti in Svizzera: perché il popolo della sinistra procede o s'arresta per parole chiave, può sopportare i bombardamenti jugoslavi del governo D'Alema ma non la parola "banca", può perdonare lo speronamento di una chiatta di albanesi ma non l'espressione "barca a vela", e insomma a Greganti, ai tempi, dovette infine chiederlo Michele Serra su Cuore: "Scusa, ma perché avevi i conti in Svizzera?".

La risposta, quella vera, giunse tardiva e fu anzitempo seppellita da formidabili solidarietà ambientali, magliette, feste, mitizzazioni di un Primo Greganti che certo non ebbe lo status dell' equivalente pidiessino di un Balzamo e di un Citaristi: anche se a leggere bene le carte, invero, pareva proprio l'equivalente pidiessino di un Balzamo e di un Citaristi. Nella sentenza del processo Enel, per esempio, si citeranno "contribuzioni sistematiche dagli imprenditori al pari degli altri partiti" e si spiegherà che "Greganti è il fiduciario del Pci pronto a mettere a disposizione i propri conti per le esigenze lecite e illecite del partito. non per pretazioni personali, ma a vantaggio del Pci".

Diversi? Un barbuto presidente di una coop era sicuramente meno intrigante di un cassiere socialista in crociera a Bora Bora, ma diverse furono in realtà altre cose, lo fu un sistema di finanziamento illecito più difficile da individuare, lo fu che le elargizioni dall'Urss e le commesse dall'Est erano sommerse e in buona parte rientravano nei reati amnistiabili, ma diversa fu soprattutto, in quel 1993, la gestione di Mani pulite da parte di un pool che sceglieva gli obiettivi a seconda delle possibilità del momento, e che soprattutto adottava una tattica che Francesco Saverio Borrelli definì "Blitzkrieg", «la guerra lampo tipica degli eserciti germanici» come disse in un'intervista per il libro 'Mani pulite, La vera storia', «che fu usata anche nello sfondamento di Caporetto: penetrazione impetuosa su una fascia molto ristretta di territorio, lasciando ai margini le sacche laterali, le piú difficili da sfondare. Di Pietro agiva allo stesso modo: tendeva ad arrivare molto rapidamente ad assicurarsi determinati risultati certi, lasciando ai margini una quantità di altre vicende da esplorare in un secondo momento».

Cosicchè i risultati giunsero, quando giunsero, in un secondo momento: ma dal 1994 in poi la stampa già pensava ad altro. Le carte che dimostrano come il Pds si finanziò in maniera illecita diventavano migliaia in tutto lo Stivale, e da altrettante sentenze si evinceva tuttavia che nel Pci-Pds, più che per altri partiti, la raccolta di fondi risultava periferizzata, parcellizzata e soprattutto spersonalizzata. I nomi dei percettori finali non comparivano quasi mai.

Il Pds poteva contare sul mitico sistema cooperativo ma casi moralmente riprovevoli come quelli emersi in Campania (commistioni coop-camorra nell'aggiudicazione degli appalti) non fecero notizia più di tanto, mentre non si poteva negare che una scelta oculata di uomini di fiducia, cui intestare interi patrimoni immobiliari, fu premiata da comportamenti processuali poco solleticabili dal carcere.

Il magistrato Francesco Misiani, nel libro La toga rossa, la mise così: "So perfettamente che se avessi insistito, forse, prima o poi, sarei riuscito a dimostrare in un'aula di tribunale che il Pci non era estraneo al circuito di finanziamento illecito. non lo feci, consapevole anche del fatto che la resistenza anche a lunghi periodi di detenzione, dimostrata dagli indagati, forniva anche un ineccepibile dato formale in grado di chiudere le inchieste".

Ciò mentre Italo Ghitti, il gip di Mani pulite, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera nel 2002, disse che il Pds non aveva un apparato di finanziamento illecito poi meno vorace: "La storia di Mani pulite non ha esaurito e non esaurisce la storia: qualcuno si sarà anche potuto salvare da accuse di corruzione, ma magari ha dovuto lasciare la sede di partito, vendere il giornale, chiudere l'azienda. il tempo ha evidenziato come, al di là dei fatti penalmente rilevanti, vi fossero realtà che adottavano praticamente lo stesso metodo dei partiti più coinvolti".

Difficile non ripensare alla vendita di Botteghe Oscure, dell'Unità, al ridimensionamento della macchina organizzativa pidiessina: notoriamente la più dispendiosa della Prima e forse anche della Seconda Repubblica. Solo che nella Prima resse la leggenda delle salamelle del Festival dell'Unità; nella Seconda si scalano le banche. Nell'attesa di una necessaria seduta di autocoscienza, c'è qualche carta (solo qualcuna) da rispolverare.

Il filone legato all'energia indica chiaramente che la spartizione a livello nazionale era tra tutti i partiti. Il manager Lorenzo Panzavolta parlò di tre tangenti di un miliardo e 242 milioni ciascuna a Dc, Psi e Pci: l'1,6 per cento sulle commesse assegnate al gruppo Ferruzzi. Spiegò che un tempo il Pci si limitava a pretendere che una quota degli appalti fosse assegnata alle cooperative rosse, ma dal 1986 la Ccc di Bologna puntò ad allargare il proprio mercato sicchè il pidiessino Giambattista Zorzoli entrò nel consiglio d'amministrazione dell'Enel. Panzavolta versò 1 miliardo e 246 milioni sui conti svizzeri di Greganti.
Quest'ultimo sarà condannato a 3 anni e Zorzoli 4 anni e 3 mesi: corruzione e finanziamento illecito al partito: «Le somme non sono state incassate da Greganti per prestazioni personali, bensí vanno collegate a un'intermediazione fiduciaria posta in essere da quest'ultimo a vantaggio del Pci».

Per gli appalti legati alla costruzioni di impianti di desolforizzazione, in particolare, serviva una nuova legge e che il Pci perlomeno assicurasse il numero legale in aula. Raccontò ancora Panzavolta: "Dissi a Greganti: se lei può dire ai suoi parlamentari. Allora Greganti si adoperò e difatti la legge venne poi approvata, perché il numero c'era. Il Partito comunista votò contro questa disposizione, però era sufficiente la loro presenza per farla passare. E Greganti venne da me e disse: «Vede che io conto, vede che riesco a ottenere queste cose".

Che significa diversi? I giudici della VII sezione del Tribunale di Milano, nel luglio 1996, hanno spiegato che "A livello di federazione milnese, l'intero partito, e non solo alcune sue componenti interne, venne coinvolto direttamente nel sistema degli appalti per la Metropolitana milanese (.). Da circa il 1987 l'allora Pci fu inserito nel novero dei partiti politici che partecipavano alla spartizioni delle tangenti provenienti dalle imprese". L'accordo era a tal punto consolidato che il segretario amministrativo della Dc, Maurizio Prada, fungeva spesso da cassiere unico e smistava il denaro ai segretari amministrativi degli altri partiti, nessuno escluso.

Poi c'era l'Alta velocità. Il costruttore Bruno Binasco (di Itinera, autostrade) raccontò di 400 milioni dati a Greganti per il Pds e in particolare citò una riunione del 1989 convocata dal senatore Lucio Libertini in via delle Botteghe Oscure. C'erano i massimi costruttori italiani. Si era alla vigilia del varo di grandi opere, tra le quali nuovi tratti autostradali e soprattutto l'alta velocità ferroviaria: e il Pds aveva aderito senza riserve, è nero su bianco anche questo. Il costruttore Marcellino Gavio confermerà che Greganti incassò denaro per tener buono il Partito, e il compagno G. peraltro non negò di averlo ricevuto come funzionario del Pci: ma addusse a giustificazione una complicata operazione immobiliare poi smontata dai giudici.
Gavio definirà l'elargizione "In previsione del fatto che in quel momento venivano stanziati i finanziamenti per le opere pubbliche che il partito era impegnato a sostenere". Greganti e Binasco sono stati condannati per finanziamento illecito al Pds (5 mesi, 1 anno e 2 mesi) e dalla sentenza si apprende che "era la volontà non del Greganti, ma del Pds, e che tale richiesta egli faceva espressamente in nome e per conto del tesoriere nazionale Stefanini".

Ebbe qualche ruolo Massimo D'Alema? Non penalmente. Il cassiere socialista Bartolomeo De Toma, ai magistrati, raccontò questo: "Balzamo mi riferì di una riunione sull'Alta velocità dove si discuteva di una ripartizione dei lavori tra le varie imprese che poi avrebbero erogato finanziamenti illeciti. In quell'occasione Balzamo mi disse che, pur essendo Stefanini il segretario amministrativo, tutte le questioni riguardanti il finanziamento erano coordinate dall'allora vicesegretario Massimo D'Alema". Marcello Stefanini e Vincenzo Balzamo non poterono confermare né smentire, essendo morti.

A D'Alema comunque nessuno ha mai rimproverato nulla. E tantomeno, per altra faccenda, è accaduto nel 2000 a Cesare De Piccoli: europarlamentare diessino nel 1993, capo dei dalemiani a Venezia, De Piccoli fu beneficiario di mazzette Fiat. Il manager Ugo Montevecchi aveva confessato al Pool di Milano: "Nel 1990 mi fu fatto presente che che bisognava dare una mano al Pci e significativamente alla corrente veneta di D'Alema". E versò cento milioni illeciti destinati a De Piccoli. Poi, in altro verbale: "Mi si chiese nuovamente di versare un'altra contribuzione a favore della corrente veneta di D'Alema". E partitono altri duecento milioni elargiti al Pds maggio e giugno 1992 (piena tangentopoli) e versati su conti svizzeri. I reati andarono in prescrizione nel febbraio 2000. Due mesi dopo Cesare De Piccoli divenne sottosegretario all'Industria nel governo D'Alema. Ora è nell'ufficio economico del Partito.

Il Pci-Pds, per il resto, molti ricorderanno, ha ricevuto un miliardo di lire da Raul Gardini per l'affare Enimont: questo è assodato, tanto che per questo denaro illecito, anche per esso, Sergio Cusani fu condannato in primo grado.
Nel 1994 l'ex uomo di fiducia di Gardini, Leo Porcari, confermò ad Antonio Di Pietro di aver accompagnato il suo principale a Roma, in via delle Botteghe Oscure, affinchè incontrasse Massimo D'alema e Achille Occhetto.
Nella sentenza del 28 aprile 1994 si apprende di almeno tre incontri di Gardini coi succitati. La testimonianza di Porcari convergeva con quella di Carlo Sama: l'ex amministratore di Montedison aveva riferito a Di Pietro di un colloquio, avuto con Sergio Cusani, dove quest'ultimo raccontava a sua volta che Raul Gardini "Gli aveva detto di aver passato un miliardo tondo al Partito comunista, ad Achille occhetto in persona, per ottenere un appoggio per la defiscalizzazione degli oneri gravanti su Enimont".
Non bastasse, Pino Berlini, uomo Ferruzzi a Losanna, aveva confermato la movimentazione del miliardo mentre Cusani, sempre secondo Sama, avrebbe usato un aereo privato della Montedison per portare il miliardo da Milano a Ravenna e da Ravenna a Roma. L'audizione di Occhetto e D'Alema fu tuttavia negata dal Tribunale, che pure, nella sentenza, scrisse: "Gardini si è recato di persona nella sede del Pci portando con sé un miliardo di lire.
Il destinatario non era quindi semplicemente una persona, ma quella forza di opposizione che aveva la possibilità di risolvere il grosso problema che assillava Enimont (un decreto di sgravio fiscale, ndr). Il fatto così accertato è stato dunque esattamente qualificato come illecito finanziamento di un partito politico".
Nel processo d'Appello Cusani fu condannato a sei anni (due in meno) ma l'episodio venne stralciato.

I segretari nazionali del Pci-Pds non furono mai né seriamente coinvolti né condannati, come detto: questa in effetti è una diversità. Ci sono solo piccole storie penalmente irrilevanti ma storicamente acclarate.

Massimo D'Alema nel 1985 incassò circa venti milioni illeciti da Francesco Cavallari, re delle cliniche baresi e definito "facente parte di un'associazione di tipo mafioso" secondo la definizione della Procura Antimafia di Bari: il reato, peraltro non negato da D'Alema stesso, è caduto in prescrizione perché confessato solo nel 1994, un anno dopo la scadenza dei termini.

Piero Fassino invece fu ancor più fortunato: per l'indagine sull'immenso centro commerciale "Le gru" a Grugliasco, in provincia di Torino, non fu trovato alcun riscontro circa il particolareggiato ma solitario racconto fornito alla Procura da Antonio Crivelli, ex capogruppo del Pci: "La linea del partito era che il centro andava costruito a ogni costo: la nostra sensazione era che la decisione fosse stata già presa in altra sede, e cioè in sede di segreterie di partiti a livello provinciale e nazionale (.). Avevo saputo che Fassino si era recato a Parigi sotto la Tour Eiffel per ritirare una borsa con del denaro, in relazione alla vicenda delle Gru". Furono appurate tangenti a due sindaci comunisti ma nessuno confermerà mai il racconto di Crivelli, e tantomeno lo farà Fassino, sentito come testimone per la sua curiosa funzione di garante politico per la costruzione di un centro commerciale: meno di una banca.

Ha scritto ll'ex ambasciatore Sergio Romano nel suo Memorie di un conservatore, Tea, 2005: "Anche il Pci, beninteso, era stato finanziato illegalmente. Ma il denaro sovietico (sussidi del Pcus e tangenti sul commercio Est-Ovest) era stato ripulito dall'amnistia del 1989, mentre un'indagine di Carlo Nordio, a Venezia, venne archiviata. Il partito fu salvato in ultima analisi dalla sua coesione, dalla disciplina dei suoi militanti e dal fatto che il denaro finì nelle casse dell'organizzazione anziché in quelle di singoli beneficiari.
Ma gli italiani del futuro apprenderanno con un certo sbigottimento che vi fu un periodo della storia nazionale in cui le tangenti sugli appalti nazionali furono considerate meno gravi dei finanziamenti stranieri, provenienti da uno Stato potenzialmente nemico".

Diversi? Più anonimi che diversi: riportare tutti i processati e i condannati delle inchieste sulle coop rosse è impresa impossibile, e basti che su hanno proceduto le procure di Milano, Brescia, Torino, Venezia, Bologna, Reggio Emilia, Modena, Ravenna, Ferrara, Firenze, Grosseto, Arezzo, Roma, Frosinone, Napoli, Lecce, Palermo, Catania e Caltanissetta. Per non parlare dell'indagina veneziana di Carlo Nordio (centinaia di imputati) che ha assorbito i procedimenti di Milano, Torino e Roma.

L'immensa inchiesta veneziana appunto condotta da Nordio, che pure archiviò le posizioni di Occhetto e D'Alema e Craxi, accertò centinaia di responsabilità e in più in generale la falsità dei bilanci, l'occultamento regolare di beni, il legame finanziario col Pci-Pds, "la partecipazione della segreteria nazionale alla gestione economica delle risorse e in particolare dei finanziamenti pervenuti in modo anomalo e clandestino", la disponibilità di svariati "signor G" in qualità di fiduciari, la disponibilità del Partito di un immenso patrimonio immobiliare gestito da prestanome e derivante da contributi clandestini: tutto nero su bianco.

Le posizioni dei vertici nazionali sono sempre state archiviate o non contemplate. Nell'archiviare l'indagato Massimo D'Alema, tuttavia e per esempio, la procura di Reggio Emilia ha dovuto prendere atto che il presidente di una cooperativa rossa che aveva fatto versamenti illeciti al Pci, Nino Tagliavini, "dichiara di aver preso parte, nel febbraio 1992, con molti altri presidenti di cooperative, a una riunione nel corso della quale il D'Alema avrebbe ricordato agli intervenuti gli oneri economici che il partito doveva sopportare, dicendo loro che lo Stefanini li avrebbe chiamati. Sarebbe stato così che, sollecitato a un incontro, Tagliavini avrebbe versato 370 milioni".

Tra le migliori descrizioni di come funzionasse il rapporto tra Partito e Coop rimane quella di Giovanni Donigaglia, presidente della Coopcostruttori (630 miliardi di fatturato) e ovviamente comunista di ferro. Durante Tangentopoli collezionò un numero impressionante di arresti e infine la racconterà così: "Nelle commesse pubbliche era riservata una quota di appalto alle cooperative vicine al Pci, che ha sempre richiesto e voluto che una parte degli appalti fosse riservata alle imprese ideologicamente vicine alle sue posizioni (.). Ogni volta che c'è un appalto pubblico in cui si deve formare un raggruppamento di imprese e in cui deve essere previsto l'inserimento di una cooperativa, io mi rivolgo al Consorzio cooperative di costruzione per avere ordini, poi è il Consorzio che decide come distribuire ogni appalto tra le cooperative. Periodicamente venivamo informati dai funzionari circa le richieste economiche del partito".
Fra questi funzionari c'erano Primo Greganti, Renato Pollini e Marcello Stefanini. Ecco come il denaro arrivava a destinazione: «Pubblicità sui giornali del Pci-Pds, contributi alle Feste dell'Unità, spese per manutenzione di sedi, assunzione di operai e personale su richiesta di esponenti del partito, contribuzioni a manifestazioni e convegni».

La procura di Torino invece ebbe a indagare sulla Eumit Intereurotrade (Euro Union Metal Italiana Torino) ossia una società che promuoveva import-export di acciai con i paesi comunisti. Una classico del Pci vecchia maniera: la società era stata fondata nel 1974 dal Partito comunista e da una banca della Germania Est, la Deutsche Handelsbank, ovvamente sotto l'occhio attento del servizio segreto Stasi.
Poi il fascicolo confluì a Milano e in mille altri rivoli: con ciò divenendo un dedalo di cui si è sempre scritto e capito poco, complice la spaventosa difficoltà di raccogliere documentazioni oltrecortina; senza contare che una banca austriaca, in particolare, non ha mai risposto alle rogatorie chieste dalla Procura di Milano, e questo senza che il Pool scatenasse il finimondo.
Non si tratta di cifre da poco, ma di qualcosa come sedici miliardi di lire che sono passati dalla Eumit al Pci tra il 1983 al 1989, estero su estero: i reati prospettati furono frode fiscale, bancarotta fraudolenta e finanziamento illecito al partito; gli indagati furono Achille Occhetto, Renato Pollini e Marcello Stefanini. Un prestanome del caso, certo Brenno Ramazzotti, ex funzionario del Pci, faceva la parte del Greganti di turno.

Ma è ancora e direttamente il Greganti autentico, sorta di prezzemolo del finanziamento illecito pidiessino, a spuntare nel tardo 1993: sul "suo" celebre conto svizzero Gabbietta nel 1990 era transitato infatti un miliardo (frutto della vendita della quota di Eumit appartenente al Pci, quell'anno ceduta interamente alla Deutsche Handelsbank della Germania dell'Est) che poi aveva fatto un giro contorto ed era andato a ripianare i conti della Ecolibri, una casa editrice amministrata da Paola Occhetto, sorella di Achille.

Per farla breve: "Realmente vi furono illecite erogazioni da Eumit al Pci, il cui segretario era allora l'on. Achille Occhetto, e i segretari responsabili (tesorieri, ndr) erano allora sia Stefanini sia Pollini. Tanto è attestato dalla logica, dal riscontro documentale, dalle univoche risultanze della rogatoria in ambito della Ddr". La Eumit era una società autentica che faceva profitti autentici, beninteso: ma sino al 1989, ossia sino al crollo della cortina di ferro, rappresentava una sorta di passaggio obbligato per tutte le imprese italiane che volevano fare affari con l'Est: bisognava passare di lì e pagare una commessa, una tangente, un pizzo che poi finiva al Partito. Tutto questo è appurato nelle sentenze, al pari della sussistenza di un finanziamento illecito che tuttavia "cessò prima della fine del 1989, data in cui la funzione di illecito strumento di erogazione della ricchezza di Eumit venne meno"; senza contare la nota amnistia che vi fu nello stesso anno. Nella sentenza di archiviazione dell'estate 2000, dunque, non si ravvisano i reati di falso in bilancio e bancarotta, ma per tutto il resto (corruzione, finanziamento illecito, reati fiscali) intervenne la prescrizione e l'amnistia, e fine.

***

Segue estratto dal discorso di Bettino Craxi del 3 luglio 1992: quasi sei mesi PRIMA che fosse indagato o che potesse lontanamente pensare di poterlo essere.

XI LEGISLATURA - DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 3 LUGLIO 1992

BETTINO CRAXI: E' vero che nel tempo si sono accumulati molti ritardi per tanti fattori negativi: per miopia, velleitarismo, conservatorismo. E tutto ciò è avvenuto in modo tale che il logoramento del sistema ha finito con il progredire inesorabilmente, come non era difficile prevedere.
Ora non c'è più molto tempo a disposizione, onorevoli colleghi. Vi sono dei processi di necrosi che sono giunti ormai ad uno stadio avanzato. Il Parlamento deve reagire, deve guardare alto e lontano, dando innanzitutto l'avvio ad una fase costituente per decidere rpidamente riforme essenziali di ammodernamento, di decentramento e di razionalizazione. Serviranno a ridare efficienza e prestigio alle Camere, a rompere un centralismo dello Stato, per parte sua duro a morire, rafforzando i poteri e l'autonomia delle regioni - come suggeriamo nel nostro programma - sino ai limiti del federalismo, a garantire autorevolezza e stabilità all'esecutivo.Bisognerebbe porre mano subito alla riforma delle leggi elettorali con uno sguardo rivolto ai modelli e alle esperienze delle democrazie europee ed un aaltro rivolto alle tradizioni della democrazia italiana.
Nella vita e nella organizzazione dello Stato si sente non solo un grande bisogno di un più ampio decentramento, ma anche una necessità urgente di accelerare processi di modernizzazione, di semplificazione, di flessibilità nei rapporti con i cittadini, con le attività produttive e con la vita sociale.
C'è un problema di moralizzazione della vita pubblica che deve essere affrontato con serietà e rigore, senza infingimenti, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e "grida" spagnolesche.
E' tornato alla ribalta in modo devastante il problema del finanziamento dei partiti, o meglio del finanziamento del sistema politico nel suo complesso, delle sue degenerazioni, degli abusi che si compiono in suo nome, delle illegalità che si verificano da tempo, anzi da tempo immemorabile.
In quest'aula e di fronte alla nazione penso che si debba usare un linguaggio improntato ala massima franchezza. Bisogna innanzitutto dire la verità delle cose e non nascondersi dietro nobili ed altisonanti parole di circostanza che molto spesso e in certi casi hanno tutto il sapore della menzogna.
Si è diffusa nel paese, nella vita delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni, una rete di corruttele grandi e piccole, che segnalano uno stato di crescente degrado della vita pubblica. Uno stato di cose che suscita la più viva indignazione, legittimando un vero e proprio allarme sociale e ponendo l'urgenza di una rete di contrasto che riesca ad operare con rapidità e con efficacia.
I casi sono della più diversa natura, spesso confinano con il racket malavitoso e talvolta si presentano con caratteri particolarmente odiosi di immoralità e di asocialità.
Purtroppo, anche nella vita dei partiti molto spesso è difficile individuare, prevenire, tagliare aree infette, sia per l'impossibilità oggettiva di un controllo adeguato sia, talvolta, per l'esistenza e il prevalere di logiche perverse. E così, all'ombra di un finanziamento irregolare ai partiti - e ripeto, meglio, al sistema politico - fioriscono e si intrecciano casi di corruzione e di concussione, che come tali vanno definiti, trattati provati e giudicati.
E tuttavia, d'altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto benissimo, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. I partiti, specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali ed associative, e con esi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all'uso di risorse aggiuntive in forma irregolare o illegale.
Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale.
Ma non credo che ci sia nessuno in quest'aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo, perchè presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro.

E del resto, andando alla ricerca dei fatti, si è dimostrato e si dimostrerà che tante sorprese non sono in realtà mai state tali. Per esempio, nella materia tanto scottante dei finanziamenti dall'estero, sarebbe solo il caso di ripetere l'arcinoto "tutti sapevano e nessuno parlava".

Un finanziamento irregolare o illegale al sistema politico, per quante reazioni e giudizi negativi possa comportare e per quante degenerazioni possa aver generato, non è e non può essere considerato ed utilizzato da nessuno come un esplosivo per far saltare un sistema, per delegittimare una classe politica, per creare un clima nel quale di certo non possono nascere nè le correzioni che si impongono nè un'opera di risanamento efficace, ma solo la disgregazione e l'avventura.

Del resto, onorevoli colleghi, nel campo delle illegalità non ci sono solo quelle che possono riguardare i finanziamenti politici. Il campo è vasto e vi si sono avventurati in molti, come i fatti spero si incaricheranno di dimostrare, aiutando tanto la verità che la giustizia.
Ebbene, a questa situazione ora va posto un rimedio, anzi più di un rimedio. E' innanzitutto necessaria una nuova legge che regoli il finanziamento dei partiti e che faccia tesoro dell'esperienza estremamente negativa di quella che l'ha preceduta.

(.)

L'economia del paese ha bisogno di un clima di operosità, di fiducia e di collaborazione sociale: una economia che deve essere stimolata ed aiutata a ritrovare iniziativa e competitività.

Per i livelli occupazionali, a cominciare dall'occupazione nell'industria, che ha già ricevuto duri colpi ed altri purtroppo può riceverne ancora. Per il riequilibrio della finanza pubblica, che è urgente, necessario e non rinviabile: un record mondiale negativo, che in questi prossimi anni dobbiamo riuscire a toglierci di dosso nell'interesse di tutti, levando dal nostro futuro una grande incognita ed una tagliente spada di Damocle.

Ridefinire e riselezionare la spesa sociale e le protezioni dello Stato sociale, senza smantellarlo secondo le invocazioni dei pegiori conservatori: anche questo è necessario, urgente e non più rinviabile, nell'interesse soprattutto dei più deboli, di coloro che maggiormente sono bisognosi di sostegno e di protezione.

Sono questi gli anni del passaggio verso un'Europa più unita, più integrata ed augurabilmente più coesa. Tuttavia, quando si sentono magnificare i nuovi traguardi europei come se sitrattasse di una sorta di paradiso terrestre che ci attende, c'è solo da rimanere sconcertati.

E' naturalmente fondamentale che l'Italia riesca a raggiungere il passo dei suoi grandi partners europei e che, per far questo, si mostri capace di compiere tutti gli sforzi che devono essere realizzati. Diversamente, si produrrebbe una frattura di portata storica nelle linee di fondo del nostro progresso. Tuttavia dobbiamo insistere achiederci quale Europa vogliamo e verso quale Europa vogliamo indirizzarci. non verso un'Europa sottratta ad ogni controllo dei poteri democratici; non verso politiche determinate solo sulla base di criteri macroeconomici, indifferenti di fronte alla valutazione dei costi sociali.

Un'Europa, dunque fondata su un mercato unico, aperto e libero, ma il cui sviluppo non contraddica il principio che gli anglosassoni definiscono come "il mercato più la democrazia". Non un'Europa in cui la modernizzazione diventi brutalmente sinonimo di disoccupazione, ma un'Europa dove le rappresentanze sindacali abbiano un loro spazio, una loro dignità ed una loro influenza; un 'Europa che guardi al proprio riequilibrio interno ma anche all'altra Europa, che si è liberata dal comunismo, ma che rischia di restare ancora separata e divisa, non più, come è stato detto, dalla cortina di ferro, ma dal muro del denaro. Un'Europa capace di una vera politica estera e di una più larga apertura verso il mondo più povero che preme alle sue porte e che ha assolutamente bisogno di un acceleratore che gli consenta di uscire dalla depressione, dalla stagnazione e dal sottosviluppo, senza di che le ondate migratorie diventeranno sempre più incontrollabili.
Sono gli interrogativi che ci poniamo, partendo dalla nostra fede nelle democrazie europee, dalle nostre convinzioni europeiste, dal contributo che abbiamo direttamente dato per aprire la strada ad un nuovo capitolo della costruzione europea.

Onorevole Presidente del Consiglio, nella vita delle nazioni e nella storia degli eroi e i martiri sono sempre stati un grande esempio ed una formidabile leva morale; nel loro nome si sono potute realizzare grandi imprese. Il giudice Falcone è ora un eroe e un martire del nostro tempo. Spero che il Governo, le forze dell'ordine, la magistratura, tutti gli apparati dello Stato, uomini liberi e coraggiosi, cittadini di buona volontà riescano a realizzare nel suo nome una grande e vittoriosa impresa contro le grandi organizzazioni criminali. Essi avranno in questa lotta tutto il nostro sostegno, la nostra collaborazione, la nostra solidarietà.

Onorevole Presidente del Consiglio, mi consenta di osservare che non è solo il suo Governo a trovarsi su di un crinale difficile, lungo un sentiero stretto. E' il sistema della democrazia italiana nel suo insieme che è giunto ad un punto particolarmente critico. Pensando a questo mi è tornata alla mente una famosa frase che il generale De Gaulle pronunciò di fronte ad una grave crisi politica in cui era precipitata l'Italia: "L'Italie est en heure de la quatrième". Si riferiva al passaggio traumatico tra la quarta repubblica in disfacimento e la quinta. Voleva essere una frase profetica ma non lo fu. La democrazia italiana ha sempre superato le sue crisi, ha percorso vicende alterne di involuzione e di progresso; ma le sue istituzioni non sono mai state travolte da un evento traumatico.
Non so che cosa si propongano oggi tutti coloro che mirano al peggio, che alimentano ogni forma di qualunquismo, che utilizzano la politica, l'informazione, lo spettacolo come mezzi puramente distruttivi. Penso però che in un momento così teso e così difficile siano più che mai necessarie una grande consapevolezza e una grande responsabilità democratica. Sono necessarie per voltare le pagine che devono essere voltate e per guidare e accompagnare il sistema con fermezza e serenità verso un nuovo capitolo della nostra storia democratica.
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