IL FISCO ITALIANO ADOPERA 2 PESI e 2 MISURE. Il Sig. SILVIO BERLUSCONI SI E' INTERESSATO PER CERCARE DI NON FAR PAGARE i 31 milioni di euro che ARMANDO MARADONA deve al FISCO italiano. IO INVECE HO DOVUTO VENDERMI LA CASA
IL FISCO ITALIANO : 2 PESI e 2 MISURE
Racconto un'allucinante esperienza che mi capitò nel 1992, che non dimenticherò per il resto della vita e per la quale tutt'oggi ne ho subito le conseguenze.A seguito delle pressanti insistenze da parte della mia ex moglie (sono divorziato),decisi di accettare l'offerta di un'impresario edile e di vendere per la somma di 215 milioni di lire (dichiarati per intero in atto per volere dell'acquirente), un terreno ereditato. Feci lo sbaglio di accettare di firmare quest'atto presso il NOTAIO di fiducia dell'acquirente e per giunta senza testimoni. Questo NOTAIO che evidentemente era disposto a farsi a pezzettini per il suo cliente, mi fece credere che di INVIM dovevo pagare solo 15 milioni di lire.Accettai e gli staccai l'assegno per il pagamento di questa tassa all' UFFICIO DEL REGISTRO. Egli non mi informò sulla abissale differenza tra il valore iniziale e il valore finale del terreno e a che cosa sarei andato incontro se firmavo quell'atto. Misi quasi tutti i soldi della vendita di quel terreno, nella ristrutturazione della casa coniugale e dopo tre anni quando ormai li avevo quasi finiti, ricevetti 2 NOTIFICHE, una dall'AGENZIA DELLE ENTRATE con ingiunzione di pagamento dell'importo lievitato di imposte e interessi per un totale di 50 MILIONI DI LIRE, (oltre quei 15 pagati al momento del rogito) e un'altra NOTIFICA da parte dell'UFFICIO TECNICO ERARIALE riguardante l'accertamento di valore che attestava che il terreno venduto valeva molto di più. Era quello che desiderava l'acquirente impresario.Andai a piangere all'UFFICIO DEL REGISTRO, spiegando che si trattava di un errore materiale, che non era stata colpa mia, che mi ero fidato di quanto mi disse il NOTAIO e che volevo un pò di tempo per chiedere l'annullamento dell'atto.Mi risposero che mentre per l'accertamento potevo fare ricorso alla COMMISSIONE TRIBUTARIA, per l'INVIM non c'era niente da fare e che dovevo pagare quei 50 MILIONI di LIRE , SUBITO, "senza dire neanche mezzo bah !" (parole del funzionario), perchè andavano pagati al momento dell'atto (totale 65 MILIONI DI INVIM !!!!!).Erano gli ultimi soldi che m'erano rimasti e li pagai perchè avevo paura che mi PIGNORASSERO LA CASA. Feci ricorso alla COMMISSIONE TRIBUTARIA per l'accertamento perchè si trattava ad occhio e croce secondo il tributarista, di altri 60 MILIONI da pagare di accertamento.Per paura di vederci CONFISCATA la casa coniugale, la intestai a mia moglie, che però anche lei caduta in depressione, perse la testa, chiese la separazione e mi disse di andarmene. Andai in affitto, la denunciai per truffa e la costrinsi a rivendermela in cambio del ritiro della denuncia. Rientrai in posseso della mia casa e divorziai. Scrissi all'ordine dei notai chiedendo semplicemente se il NOTAIO era tenuto a darmi le informazioni GIUSTE sulle conseguenze a cui sarei andato incontro con quella vendita. Mi risposero che il loro collega non aveva colpe, che disse loro che avevo scelto io di pagare il resto dell'INVIM in un secondo momento (incredibile) e di non insistere con queste INSINUAZIONI sull'operato del loro collega perchè sennò mi avrebbero denunciato. Dopo dieci anni la commissione tributaria mi ha BOCCIATO IL RICORSO. Vivo di un modesto stipendio di impiegato dipendente e per non rischiare di finire a vivere nella strada sono stato costretto a vendere la casa che mi era costata tanti sacrifici e spese e acquistarne una più piccola per far fronte ai debiti col FISCO. Per concludere vendetti quel terreno per pagare una montagna di tasse, ammalarmi di depressione e rovinarmi la vita. Che RESPONSABILITA' aveva il NOTAIO? Nessuna. Loro le responsabilità se le tolgono tutte e lo scrivono anche negli atti di compravendita. Non avrei potuto dimostrare niente.Questi professionisti non li sfiori neppure legalmente. Un'altro mi ricordo, che volle 100 mila lire per correggere presso la conservatoria un'errore commesso da lui stesso in un atto.
DOMANDA : avrei potuto far causa per truffa contro quel notaio complice a mio parere del suo cliente impresario ? Credo che nel sistema giudiziario italiano attuale é secondo me impossibile che un GIUDICE CONDANNI UN NOTAIO. Un giudice che condanna un notaio? Ma scherziamo ? Esponetemi almeno un caso. Se l'avessi fatto probabilmente chissà quali altri guai avrei passato .
All' AGENZIA DELLE ENTRATE CAPIRONO BENISSIMO che cosa mi era successo , e cioè che ero stato VITTIMA DI UNA TRUFFA. MA NON GLIENE FREGAVA NIENTE A LORO. Anzi , loro erano secondo me, contenti di mettersi in buona luce agli occhi del MINISTERO DELLE FINANZE e far così carriera, mostrando da "solerti impiegati che fanno il loro dovere" di aver SCOVATO UN DELINQUENTE EVASORE CHE VOLEVA TRUFFARE LO STATO : Io.
COSA PREVEDE LO STATUTO DEI "DIRITTI DEL CONTRIBUENTE":
LA BUONA FEDE - "I rapporti fra contribuente e amministrazione sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede. Non ci saranno più sanzioni per inadempienze del contribuente, riconducibili ad errori, ritardi o omissioni ..
" Uno Stato AMICO (e va!), che ti difende ( ma davvero!), che ti garantisce diritti (che bello!) e non ti vessa, non ti fa angherie. Questo lo spirito con cui lavoriamo . Se paghi le tasse, acquisisci diritti."
Quante belle parole !...
" riforma fiscale".....magari prima delle elezioni.....
Non si prendono per culo i cittadini in questa manieeeeeeraaa !
WWW L' ITALIA !
TRATTAMENTO ALQUANTO DIVERSO PER DIEGO ARMANDO MARADONA :
Diego Armando Maradona, all'aeroporto Leonardo da Vinci, è circondato da un plotone di Finanzieri. Gli viene NOTIFICATO UN AVVISO DI MORA con il quale il FISCO ITALIANO gli chiede circa 27 MILIONI DI EURO(55 miliardi delle vecchie lire).
IN DIFESA DI MARADONA (Il Denaro)
Febbraio 2001
Su iniziativa dei titolari dello studio Pedersoli- Saggese si forma un maxi collegio virtuale di oltre cento professionisti. Chi intende difendere gratuitamente Diego Armando Maradona dalle ingiuste richieste del Fisco italiano invia una mail di adesione. Si arriva a oltre cento, tra commercialisti e avvocati, che aderiscono al collegio difensivo virtuale.
Marzo 2001
Viene presentato il ricorso contro l'avviso di mora. Maradona è da assolvere, non deve pagare. Nel 1994, con sentenza 126 della Commissione tributaria di secondo grado di Napoli, venne accolto il ricorso di Careca, Alemao e della S.S.Calcio Napoli, datore di lavoro di Careca, Alemao e.. Maradona. Diego è considerato evasore soltanto perché, il 18 dicembre 2001, il messo notificatore lo considerò "sloggiato e sconosciuto". La notifica al più grande calciatore di tutti i tempi venne effettuata con il cosiddetto "rito per gli irreperibili".
Se Maradona avesse ricevuto l'atto del 1991, lo avrebbe impugnato insieme ai suoi compagni di squadra dell'epoca - Careca e Alemao - ed anch'egli si sarebbe visto accogliere il ricorso nel 1994.
DIEGO MARADONA ECCO COME TI DIFENDEREMO (Il Denaro)
Giugno 2001
La SOSPENSIONE del PAGAMENTO DELLA CARTELLA viene discussa in Camera di consiglio della Commissione tributaria provinciale, a Napoli.
LA SOSPENSIONE VIENE CONCESSA anche se subordinata alla presentazione di idonea fideiussione bancaria.
MARADONA E IL FISCO PARTITA RINVIATA A NOVEMBRE (Il Denaro)
Novembre 2001
Si tiene l'udienza di merito in COMMISSIONE TRIBUTARIA provinciale per ascoltare le parti.
Il clima è concitato. La difesa ribadisce che Maradona non ha mai ricevuto l'atto del 1991 che lo accusa. L'AGENZIA DELLE ENTRATE sostiene che la notifica dell'epoca è da considerarsi valida a tutti gli effetti.
I giudici tributari accolgono la tesi del Fisco e rigettano il ricorso.
LA DIFESA TUTTI GLI ATTI SONO NULLI (Il Denaro)
Novembre 2002
Diego Maradona è a Fiuggi. Gli viene nuovamente notificato il suo debito tributario, ma stavolta con meno clamore. Diego riparte per Cuba
Si discute in Commissione tributaria regionale (II grado di giudizio). Ancora una volta vengono accolte le ragioni del Fisco. La notifica è valida, Maradona deve pagare.
LE TASSE LO INSEGUONO (Il Mattino)
AULA DA STADIO PER L'APPELLO DIEGO-FISCO (Il Mattino)
SU MARADONA DECIDERA' LA CASSAZIONE (Il Denaro)
Dicembre 2002
Viene inviata una lettera al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in cui si segnala l'enorme ingiustizia subìta da Diego Armando Maradona.
I LEGALI A BERLUSCONI E TREMONTI: ESAMINATE IL RICORSO (Il Mattino)
FISCO: CHIESTO L'INTERVENTO DI BERLUSCONI (Il Mattino)
Febbraio 2003
Il SOTTOSEGRETARIO DI STATO, Gianni Letta, con una lettera conferma: PALAZZO CHIGI SI INTERESSERA' DEL CASO.
Aprile 2003
Due componenti del collegio difensivo sono ricevuti a PALAZZO CHIGI per esporre le loro ragioni. Nel frattempo è stata varata la legge sul CONDONO FISCALE. Si tenta di trovare una soluzione.
Maggio 2003
Maradona è ancora una volta ospite a Fiuggi. A lui ed al manager Guillermo Coppola viene prospettata l'ipotesi di un accordo con Palazzo Chigi.
MARADONA: VOGLIO FARE PACE CON IL FISCO (Il Mattino)
MARADONA: SOGNO QUESTA PARTITA (Il Mattino)
Ottobre 2003
Un componente del collegio difensivo è ricevuto, per la seconda volta, a Palazzo Chigi. La trattativa con Palazzo Chigi prosegue.
MARADONA-FISCO: PALAZZO CHIGI STUDIA IL DOSSIER (Il Mattino)
Dicembre 2003
Il Corriere della Sera riprende la notizia dell'ipotesi di accordo col Fisco, pubblicando un articolo in prima pagina. E sostenendo che la soluzione è vicina.
I COMMENTI DELLA STAMPA INTERNAZIONALE (IHT)
Febbraio 2005
Con una sentenza shock la CORTE DI CASSAZIONE, la numero 3231/05, Diego Armando Maradona viene definitivamente considerato debitore del Fisco italiano: circa 30 MILIONI DI EURO che aumentano di 3.333 euro al giorno.
MARADONA DEVE 30 MILIONI AL FISCO (Il Mattino)
MARADONA DEVE AL FISCO 30 MILIONI DI EURO (Il Denaro)
SINTESI DEL CONTENZIOSO
Il contenzioso trae origine da alcuni avvisi di accertamento del 1991 per presunta evasione di Irpef. Ebbene, il Sig. Maradona non ha mai ricevuto tali avvisi di accertamento, che in base ad una presunta "interposizione fittizia di persona" contestavano all'ex calciatore e al suo datore di lavoro dell'epoca (il Calcio Napoli) un'altrettanto presunta irregolare corresponsione di emolumenti. In tale vicenda furono coinvolti altri due calciatori, e precisamente i brasiliani soprannominati Careca e Alemao. La Commissione Tributaria di Secondo Grado di Napoli, con la decisione n. 126/1994, ebbe modo di dichiarare esplicitamente che la pretesa dell'Amministrazione finanziaria era del tutto destituita di fondamento.
Allo stato dei fatti, il contribuente Maradona si trova dunque coinvolto in una situazione a dir poco paradossale: egli è attualmente considerato debitore nei confronti dell'amministrazione finanziaria per questioni relative al rapporto col suo datore di lavoro dell'epoca; ma quelle stesse questioni, sia pure da un'angolazione opposta, sono già passate al vaglio degli organi della giurisdizione tributaria, i quali hanno avuto modo di dichiarare la totale infondatezza della pretesa erariale.
Se dunque al sig. Maradona gli avvisi di accertamento del 1991 fossero stati ritualmente notificati, egli avrebbe potuto predisporre un'adeguata difesa e confidare nel medesimo esito favorevole del giudizio formatosi per il suo datore di lavoro dell'epoca e per i suoi colleghi calciatori. E soprattutto non si troverebbe, quest'oggi, a dover "resistere" all'ingiusta (oltre che illegittima) pretesa avanzata dall'Amministrazione finanziaria per un ammontare di circa 30 MILIONI DI EURO.
Purtroppo anche la Corte di Cassazione, nel febbraio 2005, dà torto a Diego. Considerate legittime le notifiche effettuate col "rito degli IRREPERIBILI.."
Racconto un'allucinante esperienza che mi capitò nel 1992, che non dimenticherò per il resto della vita e per la quale tutt'oggi ne ho subito le conseguenze.A seguito delle pressanti insistenze da parte della mia ex moglie (sono divorziato),decisi di accettare l'offerta di un'impresario edile e di vendere per la somma di 215 milioni di lire (dichiarati per intero in atto per volere dell'acquirente), un terreno ereditato. Feci lo sbaglio di accettare di firmare quest'atto presso il NOTAIO di fiducia dell'acquirente e per giunta senza testimoni. Questo NOTAIO che evidentemente era disposto a farsi a pezzettini per il suo cliente, mi fece credere che di INVIM dovevo pagare solo 15 milioni di lire.Accettai e gli staccai l'assegno per il pagamento di questa tassa all' UFFICIO DEL REGISTRO. Egli non mi informò sulla abissale differenza tra il valore iniziale e il valore finale del terreno e a che cosa sarei andato incontro se firmavo quell'atto. Misi quasi tutti i soldi della vendita di quel terreno, nella ristrutturazione della casa coniugale e dopo tre anni quando ormai li avevo quasi finiti, ricevetti 2 NOTIFICHE, una dall'AGENZIA DELLE ENTRATE con ingiunzione di pagamento dell'importo lievitato di imposte e interessi per un totale di 50 MILIONI DI LIRE, (oltre quei 15 pagati al momento del rogito) e un'altra NOTIFICA da parte dell'UFFICIO TECNICO ERARIALE riguardante l'accertamento di valore che attestava che il terreno venduto valeva molto di più. Era quello che desiderava l'acquirente impresario.Andai a piangere all'UFFICIO DEL REGISTRO, spiegando che si trattava di un errore materiale, che non era stata colpa mia, che mi ero fidato di quanto mi disse il NOTAIO e che volevo un pò di tempo per chiedere l'annullamento dell'atto.Mi risposero che mentre per l'accertamento potevo fare ricorso alla COMMISSIONE TRIBUTARIA, per l'INVIM non c'era niente da fare e che dovevo pagare quei 50 MILIONI di LIRE , SUBITO, "senza dire neanche mezzo bah !" (parole del funzionario), perchè andavano pagati al momento dell'atto (totale 65 MILIONI DI INVIM !!!!!).Erano gli ultimi soldi che m'erano rimasti e li pagai perchè avevo paura che mi PIGNORASSERO LA CASA. Feci ricorso alla COMMISSIONE TRIBUTARIA per l'accertamento perchè si trattava ad occhio e croce secondo il tributarista, di altri 60 MILIONI da pagare di accertamento.Per paura di vederci CONFISCATA la casa coniugale, la intestai a mia moglie, che però anche lei caduta in depressione, perse la testa, chiese la separazione e mi disse di andarmene. Andai in affitto, la denunciai per truffa e la costrinsi a rivendermela in cambio del ritiro della denuncia. Rientrai in posseso della mia casa e divorziai. Scrissi all'ordine dei notai chiedendo semplicemente se il NOTAIO era tenuto a darmi le informazioni GIUSTE sulle conseguenze a cui sarei andato incontro con quella vendita. Mi risposero che il loro collega non aveva colpe, che disse loro che avevo scelto io di pagare il resto dell'INVIM in un secondo momento (incredibile) e di non insistere con queste INSINUAZIONI sull'operato del loro collega perchè sennò mi avrebbero denunciato. Dopo dieci anni la commissione tributaria mi ha BOCCIATO IL RICORSO. Vivo di un modesto stipendio di impiegato dipendente e per non rischiare di finire a vivere nella strada sono stato costretto a vendere la casa che mi era costata tanti sacrifici e spese e acquistarne una più piccola per far fronte ai debiti col FISCO. Per concludere vendetti quel terreno per pagare una montagna di tasse, ammalarmi di depressione e rovinarmi la vita. Che RESPONSABILITA' aveva il NOTAIO? Nessuna. Loro le responsabilità se le tolgono tutte e lo scrivono anche negli atti di compravendita. Non avrei potuto dimostrare niente.Questi professionisti non li sfiori neppure legalmente. Un'altro mi ricordo, che volle 100 mila lire per correggere presso la conservatoria un'errore commesso da lui stesso in un atto.
DOMANDA : avrei potuto far causa per truffa contro quel notaio complice a mio parere del suo cliente impresario ? Credo che nel sistema giudiziario italiano attuale é secondo me impossibile che un GIUDICE CONDANNI UN NOTAIO. Un giudice che condanna un notaio? Ma scherziamo ? Esponetemi almeno un caso. Se l'avessi fatto probabilmente chissà quali altri guai avrei passato .
All' AGENZIA DELLE ENTRATE CAPIRONO BENISSIMO che cosa mi era successo , e cioè che ero stato VITTIMA DI UNA TRUFFA. MA NON GLIENE FREGAVA NIENTE A LORO. Anzi , loro erano secondo me, contenti di mettersi in buona luce agli occhi del MINISTERO DELLE FINANZE e far così carriera, mostrando da "solerti impiegati che fanno il loro dovere" di aver SCOVATO UN DELINQUENTE EVASORE CHE VOLEVA TRUFFARE LO STATO : Io.
COSA PREVEDE LO STATUTO DEI "DIRITTI DEL CONTRIBUENTE":
LA BUONA FEDE - "I rapporti fra contribuente e amministrazione sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede. Non ci saranno più sanzioni per inadempienze del contribuente, riconducibili ad errori, ritardi o omissioni ..
" Uno Stato AMICO (e va!), che ti difende ( ma davvero!), che ti garantisce diritti (che bello!) e non ti vessa, non ti fa angherie. Questo lo spirito con cui lavoriamo . Se paghi le tasse, acquisisci diritti."
Quante belle parole !...
" riforma fiscale".....magari prima delle elezioni.....
Non si prendono per culo i cittadini in questa manieeeeeeraaa !
WWW L' ITALIA !
TRATTAMENTO ALQUANTO DIVERSO PER DIEGO ARMANDO MARADONA :
Diego Armando Maradona, all'aeroporto Leonardo da Vinci, è circondato da un plotone di Finanzieri. Gli viene NOTIFICATO UN AVVISO DI MORA con il quale il FISCO ITALIANO gli chiede circa 27 MILIONI DI EURO(55 miliardi delle vecchie lire).
IN DIFESA DI MARADONA (Il Denaro)
Febbraio 2001
Su iniziativa dei titolari dello studio Pedersoli- Saggese si forma un maxi collegio virtuale di oltre cento professionisti. Chi intende difendere gratuitamente Diego Armando Maradona dalle ingiuste richieste del Fisco italiano invia una mail di adesione. Si arriva a oltre cento, tra commercialisti e avvocati, che aderiscono al collegio difensivo virtuale.
Marzo 2001
Viene presentato il ricorso contro l'avviso di mora. Maradona è da assolvere, non deve pagare. Nel 1994, con sentenza 126 della Commissione tributaria di secondo grado di Napoli, venne accolto il ricorso di Careca, Alemao e della S.S.Calcio Napoli, datore di lavoro di Careca, Alemao e.. Maradona. Diego è considerato evasore soltanto perché, il 18 dicembre 2001, il messo notificatore lo considerò "sloggiato e sconosciuto". La notifica al più grande calciatore di tutti i tempi venne effettuata con il cosiddetto "rito per gli irreperibili".
Se Maradona avesse ricevuto l'atto del 1991, lo avrebbe impugnato insieme ai suoi compagni di squadra dell'epoca - Careca e Alemao - ed anch'egli si sarebbe visto accogliere il ricorso nel 1994.
DIEGO MARADONA ECCO COME TI DIFENDEREMO (Il Denaro)
Giugno 2001
La SOSPENSIONE del PAGAMENTO DELLA CARTELLA viene discussa in Camera di consiglio della Commissione tributaria provinciale, a Napoli.
LA SOSPENSIONE VIENE CONCESSA anche se subordinata alla presentazione di idonea fideiussione bancaria.
MARADONA E IL FISCO PARTITA RINVIATA A NOVEMBRE (Il Denaro)
Novembre 2001
Si tiene l'udienza di merito in COMMISSIONE TRIBUTARIA provinciale per ascoltare le parti.
Il clima è concitato. La difesa ribadisce che Maradona non ha mai ricevuto l'atto del 1991 che lo accusa. L'AGENZIA DELLE ENTRATE sostiene che la notifica dell'epoca è da considerarsi valida a tutti gli effetti.
I giudici tributari accolgono la tesi del Fisco e rigettano il ricorso.
LA DIFESA TUTTI GLI ATTI SONO NULLI (Il Denaro)
Novembre 2002
Diego Maradona è a Fiuggi. Gli viene nuovamente notificato il suo debito tributario, ma stavolta con meno clamore. Diego riparte per Cuba
Si discute in Commissione tributaria regionale (II grado di giudizio). Ancora una volta vengono accolte le ragioni del Fisco. La notifica è valida, Maradona deve pagare.
LE TASSE LO INSEGUONO (Il Mattino)
AULA DA STADIO PER L'APPELLO DIEGO-FISCO (Il Mattino)
SU MARADONA DECIDERA' LA CASSAZIONE (Il Denaro)
Dicembre 2002
Viene inviata una lettera al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in cui si segnala l'enorme ingiustizia subìta da Diego Armando Maradona.
I LEGALI A BERLUSCONI E TREMONTI: ESAMINATE IL RICORSO (Il Mattino)
FISCO: CHIESTO L'INTERVENTO DI BERLUSCONI (Il Mattino)
Febbraio 2003
Il SOTTOSEGRETARIO DI STATO, Gianni Letta, con una lettera conferma: PALAZZO CHIGI SI INTERESSERA' DEL CASO.
Aprile 2003
Due componenti del collegio difensivo sono ricevuti a PALAZZO CHIGI per esporre le loro ragioni. Nel frattempo è stata varata la legge sul CONDONO FISCALE. Si tenta di trovare una soluzione.
Maggio 2003
Maradona è ancora una volta ospite a Fiuggi. A lui ed al manager Guillermo Coppola viene prospettata l'ipotesi di un accordo con Palazzo Chigi.
MARADONA: VOGLIO FARE PACE CON IL FISCO (Il Mattino)
MARADONA: SOGNO QUESTA PARTITA (Il Mattino)
Ottobre 2003
Un componente del collegio difensivo è ricevuto, per la seconda volta, a Palazzo Chigi. La trattativa con Palazzo Chigi prosegue.
MARADONA-FISCO: PALAZZO CHIGI STUDIA IL DOSSIER (Il Mattino)
Dicembre 2003
Il Corriere della Sera riprende la notizia dell'ipotesi di accordo col Fisco, pubblicando un articolo in prima pagina. E sostenendo che la soluzione è vicina.
I COMMENTI DELLA STAMPA INTERNAZIONALE (IHT)
Febbraio 2005
Con una sentenza shock la CORTE DI CASSAZIONE, la numero 3231/05, Diego Armando Maradona viene definitivamente considerato debitore del Fisco italiano: circa 30 MILIONI DI EURO che aumentano di 3.333 euro al giorno.
MARADONA DEVE 30 MILIONI AL FISCO (Il Mattino)
MARADONA DEVE AL FISCO 30 MILIONI DI EURO (Il Denaro)
SINTESI DEL CONTENZIOSO
Il contenzioso trae origine da alcuni avvisi di accertamento del 1991 per presunta evasione di Irpef. Ebbene, il Sig. Maradona non ha mai ricevuto tali avvisi di accertamento, che in base ad una presunta "interposizione fittizia di persona" contestavano all'ex calciatore e al suo datore di lavoro dell'epoca (il Calcio Napoli) un'altrettanto presunta irregolare corresponsione di emolumenti. In tale vicenda furono coinvolti altri due calciatori, e precisamente i brasiliani soprannominati Careca e Alemao. La Commissione Tributaria di Secondo Grado di Napoli, con la decisione n. 126/1994, ebbe modo di dichiarare esplicitamente che la pretesa dell'Amministrazione finanziaria era del tutto destituita di fondamento.
Allo stato dei fatti, il contribuente Maradona si trova dunque coinvolto in una situazione a dir poco paradossale: egli è attualmente considerato debitore nei confronti dell'amministrazione finanziaria per questioni relative al rapporto col suo datore di lavoro dell'epoca; ma quelle stesse questioni, sia pure da un'angolazione opposta, sono già passate al vaglio degli organi della giurisdizione tributaria, i quali hanno avuto modo di dichiarare la totale infondatezza della pretesa erariale.
Se dunque al sig. Maradona gli avvisi di accertamento del 1991 fossero stati ritualmente notificati, egli avrebbe potuto predisporre un'adeguata difesa e confidare nel medesimo esito favorevole del giudizio formatosi per il suo datore di lavoro dell'epoca e per i suoi colleghi calciatori. E soprattutto non si troverebbe, quest'oggi, a dover "resistere" all'ingiusta (oltre che illegittima) pretesa avanzata dall'Amministrazione finanziaria per un ammontare di circa 30 MILIONI DI EURO.
Purtroppo anche la Corte di Cassazione, nel febbraio 2005, dà torto a Diego. Considerate legittime le notifiche effettuate col "rito degli IRREPERIBILI.."