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Frattini il Commissario vuol chiudere internet

ermenegildo · · 1 interventi
Frattini il Commissario vuol chiudere internet
Maurizio Blondet
12/09/2007
L'ex Ministro degli Esteri Franco Frattini

«Un commissario europeo vuol bloccare sul web la diffusione di informazioni pericolose», titola Le Monde (1).
Senza alcuno stupore, apprendiamo che il commissario in questione è Franco Frattini, commissario alla Giustizia e Libertà (e non so cos'altro), nonchè vicepresidente della Commissione.
«Ho la ferma intenzione di intraprendere uno studio col settore privato (sic) sui mezzi tecnologici per impedire alla gente di cercare delle parole pericolose come 'bomba', 'uccidere', 'genocidio' o 'terrorismo'», ha spiegato il Kommissar alla Reuters.
Ora, persino un ex maestro di sci deve capire che bloccare su Google la ricerca della parola «terrorismo» impedirebbe di vedere tutti i siti d'attualità, compresa l'ANSA e la BBC.
Vietare la parola «uccidere» potrebbe impedire l'informazione, poniamo, sui «giocattoli che uccidono» Made in China e oscurerebbe l'intera cronaca nera globale.
Impedire a qualcuno di fare una ricerca usando come parola «genocidio» azzererebbe persino tutti i siti ebraici e filoebraici intenti a coltivare la memoria della Shoah.
No, nemmeno Frattini - non noto per l'alto quoziente intellettivo - può essersi lasciato sfuggire questa evidenza.
Evidentemente sta pensando a un'altra cosa (ammesso che «pensare» si possa applicare a Frattini).
Che cosa?
Frattini deplora: «Chiudere immediatamente un sito internet non è attualmente possibile che in pochi Paesi membri, fra cui l'Italia» (sempre all'avanguardia nell'esercizio poliziesco), il che è in qualche modo allarmante: vuole imporre una legislazione che consenta di sopprimere ogni sito giudicato da Frattini pericoloso a tutta Europa.
E questo, per di più, in consultazione con «il settore privato».
Impossibile non ricordare che, nel «settore privato» del filtro occulto, della censura e del controllo su chi cerca cosa su internet, primeggiano le imprese israeliane.
Alcune, come Amdocs e Confisys, hanno fatto un ottimo lavoro in USA l'11 settembre, e già operano con successo nel settore dell'intercettazione poliziesca in Europa, anche in Telecom. Inevitabilmente, Frattini si consulterà con queste per il suo progetto di azzeramento, censura e controllo.
Non è un'ipotesi.

Ovviamente Frattini è nome ebraico (un Davide Frattini è corrispondente da Israele per Il Corriere, graditissimo per le sue corrispondenze dal paese ospite) (2); e in più Franco Frattini ha percorso la parabola di tutti i neocon, da sinistra a destra: in gioventù ha collaborato al Manifesto, ma poi - dopo essersi dedicato a insegnare lo sci - s'è messo con Berlusconi perchè più amico di Israele.
Là alla Commissione Europea, fuori dagli sguardi dell'opinione pubblica, l'ex maestro di sci svolge una instancabile opera a favore di Israele.
Promuove con silenziosa energia l'entrata di Israele nella UE e nella NATO.
E' l'anima del gruppo di parlamentari europei «Amici di Israele».
Nel 2005, quando il principe Harry d'Inghilterra prese parte a una festa in divisa nazi, Frattini s'è fatto immediatamente promotore di una legge «che vieti a livello europeo l'esposizione di simboli nazisti».
«Interdizione totale a livello europeo» è la sua frase preferita.
E' uno che risponde, apparentemente, a riflessi condizionati: il Kommissario di Pavlov.
Interdire, vietare, censurare, chiudere siti.
Basta guardare il calendario della Commissione, per vedere a cosa si dedica Frattini.
Un giorno, partecipa - non da privato, ma in quanto vice-Kommissario - alle sedute del Congresso Ebraico Mondiale.
Un altro, vola a Roma per conferire con l'UCEI, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Un altro ancora, riceve come Kommissario il ministro israeliano agli affari strategici, il razzista Avigdor Lieberman.
Sarà da lì che riceve l'imbeccata?
Come noto, la lobby è allarmatissima per le notizie vere che circolano su internet riguardo alle attività caritative sioniste contro i palestinesi (mitragliamenti e digiuno prolungato), e che non riesce a bloccare con lo stesso successo con cui le blocca sui media ufficiosi.
Internet, mezzo incontrollato, danneggia l'immagine di Israele.
Bisogna correre ai ripari: lo fanno già vendendo ad aziende ignare filtri di sicurezza che bloccano la visione di siti come il nostro; ma non basta.
«Interdizione totale a livello europeo», ecco quello che occorre.

Frattini è lì per aiutare, ne ha i poteri eurocratici.
Può convocare i ministri della Giustizia di tutta Europa (noi gli mandiamo Mastella, possiamo star tranquilli) ed esporre i desiderata del Fratello Maggiore, onde vengano tradotti in leggi coercitive.
Anche se forse non ha capito bene i tecnicismi, e parla di bloccare parole come «uccidere» e «genocidio».
Gli dovranno spiegare meglio i sistemi che usano, e che contano di usare «legalmente», per soffocare e censurare le informazioni.
In Italia si può già fare, all'estero ancora no.
Ma presto, saremo tutti italioti.
Senza Internet cafè, e con il filtro per bambini nel software, il preservativo dei pensieri proibiti e delle notizie vietate.
La verità come l'Aids: se la conosci la eviti.
Va aggiunto che, nei ritagli di tempo, Frattini scrive.
Recentemente sul quotidiano di sinistra francese Libération.
Titolo: «La religione, il cemento della UE».
La sua tesi: «In Europa, il cristianesimo non è solo la nostalgia del passato... Di fronte alle folle minacciose delle capitali islamiche, l'Europa s'è mostrata spesso, oggi, incerta e silenziosa. Bisogna preparare una risposta ferma, ridiventando cristiani, anzi crociati. Possiamo e dobbiamo costruire l'Europa a partire dalla nostra identità. Di cosa fatta questa identità? Della tradizione giudeo-cristiana».
Le stesse cose che dice il senatore Pera.
Le stesse che scrive Ferrara.

E' la strategia elaborata dal centro di Daniel Pipes a Gerusalemme, che ci vuole trasformare in crociati anti-Islam, e ripetute sotto dettatura dai neocon de noantri.
Solo, nel caso di Frattini, scritte un po' peggio.
Il Kommissario della Psico-polizia.

Maurizio Blondet

Note
1) La Monde, 10 settembre 2007.
2) Davide Frattini è lodatissimo da Informazione Corretta, come esempio di giornalismo gradito. Di lui Christian Rocca, il neocon di complemento del Foglio, ha scritto: «Va detto. Il Corriere ha un bravissimo corrispondente da Israele, Davide Frattini, il quale non è soltanto una bravo giornalista e amico mio ma anche uno dei rari (insieme con Claudio Pagliara della RAI) corrispondenti italiani che non ha pregiudizi anti-israeliani. L'articolo di ieri sui gay palestinesi perseguitati da Hamas e dalla polizia di Arafat e costretti a fuggire in Israele era esemplare». Per valutare l'autorevolezza del giudizio, bisogna sapere che Christian Rocca è un «giornalista» capace di dare notizie come queste: «Che fortuna essere stato a Guantanamo, ora mi manca».
Svolgimento: «Altri due ragazzini, rimpatriati in Afghanistan, raccontano le straordinariamente positive condizioni di vita nel campo di Guantanamo. Al Guardian, noto giornale in mano al Pentagono e alla lobby ebraica dei neoconservatori.
Sono stati male dieci giorni, certo gli interrogatori non erano entusiasmanti e le famiglie - come è ovvio - hanno sofferto. Ma quanto alle presunte torture e alle supposte disumane condizioni di vita, sentite cosa dicono alla Bibbia del progressismo britannico: The food in the camp was delicious, the teaching was excellent, and his warders were kind. 'Americans are good people, they were always friendly, I don't have anything against them', he said. 'If my father didn't need me, I would want to live in America».
Ecco un giornalismo finalmente non complice.


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