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E FU CONSIDERATA DALLA VECCHIA LEGISLATUR A NON TERAPEUTICA.......

LIVINGSUNRISE · · 0 interventi
DALLA MARIJUANA UNA SPERANZA PER L'ALZHEIMER

Tratto da La Stampa web del 26 ottobre 2006



Dai laboratori dello Scripps Research Institute di La Jolla, in California, giunge la conferma che i cannabinoidi, i principi attivi della marijuana, possono agire sia sui sintomi che sulla progressione del morbo di Alzheimer. I ricercatori dello Scripps Research Institute - un'organizzazione biomedica no-profit tra le più importanti del mondo - hanno dimostrato che il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) inibisce la formazione delle placche amiloidi, considerate il marker patologico primario del morbo di Alzheimer: il THC avrebbe un effetto inibitore sull'aggregazione del peptide beta-amiloide superiore a quello dei farmaci attualmente in uso. In particolare il THC inibisce l'enzima acetilcolinesterasi (responsabile della degradazione dell'acetilcolina) che agisce come uno "chaperone" (assistente) molecolare per accelerare la formazione delle placche amiloidi nel cervello dei malati.

I livelli di acetilcolina sono di solito drammaticamente bassi nei soggetti con Alzheimer. Gli esperti sono ancora in disaccordo riguardo al significato delle placche amiloidi: la presenza delle placche beta-amiloidi in aree cruciali per alcuni processi cognitivi come quelli legati alla memoria, è un sintomo o la causa della malattia? E' anche vero che si conosce molto poco sul rapporto tra placche "senili" e demenza, dal momento che non sempre gli anziani che hanno un'alta densità di placche senili nel cervello sono dementi. Difficilmente quello che è stato distrutto può essere recuperato, ed è ancora prematuro pensare ad una possibile utilizzo terapeutico sull'uomo (gli esperimenti si riferiscono essenzialmente a modelli al computer o a saggi biochimici), tuttavia le grandi capacità inibitorie del TCH possono suggerire nuove strategie terapeutiche sia per i sintomi che la progressione della malattia. La ricerca, pubblicata online il 9 agosto sulla rivista "Molecular Pharmaceutics" della American Chemical Society, si inserisce all'interno di un filone di studi molto promettente sul ruolo protettivo dei cannabinoidi nei confronti delle malattie degenerative del sistema nervoso centrale. Si sa da alcuni anni che i cannabinoidi sono dei forti antiossidanti, con una azione che sembra superiore persino a quella delle vitamine E e C, in grado di contrastare le molecole potenzialmente pericolose a livello cerebrale.

Alla fine degli anni '90, un gruppo di ricerca internazionale, di cui faceva parte il farmacologo italiano Maurizio Grimaldi, dimostrò su cellule di ratto coltivate in vitro, che il cannabidiolo (CBD) aveva un potente effetto protettivo contro la morte neuronale agendo come un farmaco antiossidante e non psicoattivo. I risultati suscitarono un grande interesse nella comunità scientifica e altri studi furono portati a termine nel 2004 da un gruppo dell'Università Complutense di Madrid e del Cajal Institute. I ricercatori provarono con esperimenti in vitro e in vivo (su animali da laboratorio) che i cannabinoidi funzionano da neuroprotettori anche nel prevenire l'attivazione della microglia (implicata nel processo infiammatorio) a livello delle placche senili cerebrali dei malati di Alzheimer, Tuttavia in quell'occasione Susanne Sorensen, direttore della ricerca alla Alzheimeir's Society si premurò di mettere in guardia l'opinione pubblica da un eventuale assunzione di marijuana, a scopo di automedicazione o per prevenire gli effetti devastanti del morbo, ricordando che l'uso a lungo termine della marijuana in alcuni casi può anche portare alla depressione. C'è da tener presente che il cervello stesso produce cannabinoidi, i cosiddetti "endocannabinoidi" il cui ruolo biologico è ancora tutto da verificare. E sia ben chiaro, non sono gli endocannabinoidi a mimare gli effetti della marijuana; al contrario, i principi attivi contenuti nella marijuana utilizzano lo stesso sistema recettoriale cerebrale degli endocannabinoidi. Ma non tutto funziona esattamente nello stesso modo. Assumere droghe, in determinate circostanze, è cosa ben diversa dalla fine orchestrazione biochimica che avviene in ogni istante nel nostro cervello.

LO SO CHE VOI BENPENSANTI CONTINUERETE A DIRE E' DROGA PER RAGION DI IDEOLOGISMO(FINCHE' NON LO DICE SAN FINI DA ALLEANZA...)
MA CONTROLLATE GLI ANTIDOLORIFICI DI FASCIA C POTRESTE STUPIRVI.....
BASTA IPOCRISIE ASSURDE,CURE ALTERNATIVE,MA ANTIQUATE!
PER CURARSI BISOGNA ANDARE ALL'ESTERO....
❤️
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