fukushima: haarp o test atomico nella pancia di uno dei 200 vulcani nipponici?
fukushima: haarp o test atomico nella pancia di uno dei 200 vulcani nipponici?
Anche Mururoa rischia di crollare colpita da uno tsunami per troppi test atomici: Un’onda alta 20 metri su un raggio di mezzo chilometro: è lo tsunami che potrebbe colpire l’atollo di Mururoa, in Polinesia, se la sua scogliera crollasse a causa delle numerose esplosioni sotterranee che ne hanno indebolito il terreno.
La decisione fu presa dopo l’episodio Tydé, nome in codice del novantasettesimo test nucleare effettuato dalla FRANCIA il 25 luglio 1979, che causò il crollo nell’oceano di un blocco corallino di diverse decine di milioni di metri cubi, e un’onda di due metri che colpì zone abitate. Da allora, i 105 ulteriori test nucleari realizzati sull’atollo fino al 1995 hanno contribuito a indebolire ancora la barriera corallina. Il rischio geomeccanico, a lungo negato dal ministero della Difesa, era già stato diagnosticato dall’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea). Secondo il recente rapporto di Graviere, un crollo che avvenisse oggi provocherebbe onde da 20 metri di altezza, su un raggio di mezzo chilometro a est del crollo. L’altezza della mareggiata sfiorerebbe i 5 metri nella zona abitata, dove si trovano i 23 militari che stazionano in permanenza sul sito. Tra il rischio di tsunami e quello di contaminazione radioattiva, legata a possibili slittamenti del suolo,la popolazione di Tureia ”ha paura”, ha detto il sindaco del posto, Taitua Maro, che si chiede ”Che cosa diventerà l’isola”. A preoccuparlo è soprattutto il destino degli abitanti, se avranno il tempo ”di essere evacuati” in caso di tsunami . ”Tutto quello che ci hanno mandato – ha commentato scettico uno di loro – sono delle sirene, per avvertirci che l’onda sta arrivando e che moriremo”.
Anche Mururoa rischia di crollare colpita da uno tsunami per troppi test atomici: Un’onda alta 20 metri su un raggio di mezzo chilometro: è lo tsunami che potrebbe colpire l’atollo di Mururoa, in Polinesia, se la sua scogliera crollasse a causa delle numerose esplosioni sotterranee che ne hanno indebolito il terreno.
La decisione fu presa dopo l’episodio Tydé, nome in codice del novantasettesimo test nucleare effettuato dalla FRANCIA il 25 luglio 1979, che causò il crollo nell’oceano di un blocco corallino di diverse decine di milioni di metri cubi, e un’onda di due metri che colpì zone abitate. Da allora, i 105 ulteriori test nucleari realizzati sull’atollo fino al 1995 hanno contribuito a indebolire ancora la barriera corallina. Il rischio geomeccanico, a lungo negato dal ministero della Difesa, era già stato diagnosticato dall’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea). Secondo il recente rapporto di Graviere, un crollo che avvenisse oggi provocherebbe onde da 20 metri di altezza, su un raggio di mezzo chilometro a est del crollo. L’altezza della mareggiata sfiorerebbe i 5 metri nella zona abitata, dove si trovano i 23 militari che stazionano in permanenza sul sito. Tra il rischio di tsunami e quello di contaminazione radioattiva, legata a possibili slittamenti del suolo,la popolazione di Tureia ”ha paura”, ha detto il sindaco del posto, Taitua Maro, che si chiede ”Che cosa diventerà l’isola”. A preoccuparlo è soprattutto il destino degli abitanti, se avranno il tempo ”di essere evacuati” in caso di tsunami . ”Tutto quello che ci hanno mandato – ha commentato scettico uno di loro – sono delle sirene, per avvertirci che l’onda sta arrivando e che moriremo”.