Domenica 21 giugno 2026
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Giovanni Agnelli, John Kennedy, Walt Disney, Mussolini, Reagan e Fellini, tutti erano affascinati da ROL

Brun · · 0 interventi
A Torino ci fu un tempo in cui potenti di tutto il mondo si davano appuntamento a casa di un misterioso e distinto signore che soleva divertirsi nell'esibizione di strani capacità parapsicologiche. Quest'uomo, che affascinò persone come Giovanni Agnelli, John Kennedy, Walt Disney, Mussolini, Reagan e Fellini, rappresenta una sorta di inquietante discontinuità del reale anche tra i suoi detrattori più convinti.

Il suo sguardo magnetico sapeva incutere deferenza e timore ed i suoi curiosi giochi da salotto affascinavano i potenti, ma anche miti portinaie del quartiere dove viveva il sensitivo. Ma la sua vita quasi centenaria ha il fascino speciale dei film alla Schindler List, quando nell'Italia sotto il dominio dei nazisti Rol dava esecuzione ai suoi poteri chiedendo in cambio la liberazione di prigionieri.

La sua personalità così schiva e ritrosa verso qualsiasi forma di pubblicità lo ha indotto a vivere lontano dai riflettori dei media e quel poco di pubblico che è riuscito a trapelare è diventato un film documentario, intitolato "Rol, i confini dell'anima", prodotto dal giovane Nicolò Bongiorno ed uscito in quesi giorni. La Stampa, che ne ha sempre ricordato con affetto la sua figura con diversi articoli, ha ripreso l'evento e non ha mancato di ripercorrere, ancora una volta, la vita strana e misteriosa di quello schivo borghese di altri tempi.


Rol, il trucco & l'anima - di Alessandra Comazzi


TORINO. Si è riunita tutta la famiglia per assistere alla prima di «Rol, i confini dell'anima», un film documentario su Gustavo Rol, autore Nicolò Bongiorno, 30 anni e già titolare di una casa di produzione, la Buendia: Mike, la moglie Daniela Zuccoli, il primo figlio Michele, mancava soltanto il sedicenne Leonardo detto Leolino. Tutti insieme come una qualunque famiglia borghese che si stringe intorno al ragazzo di casa impegnato nel suo esordio lavorativo. Solo che quella famiglia lì gli italiani si sono abituati a conoscerla attraverso i rotocalchi e la tv, attraverso gli spot e i pettegolezzi, i quiz e le interviste. Proprio in questi giorni si stanno selezionando i film che andranno al Festival di Venezia, e il documentario è stato iscritto alla sezione «Orizzonti-doc»: chissà se ci arriverà. Intanto c'è questa prima torinese, ai Lumiq studio, teatri di posa che hanno visto di recente le performance assolute di Luca Ronconi durante le «Olimpiadi della cultura».

Un'ora e mezza di immagini, per realizzare e montare le quali (fondamentale il lavoro della montatrice Annalisa Schillaci) Bongiorno ha usato diversi linguaggi, ha tentato una originale sintassi cinematografica. Ne nasce una contaminazione che comprende interviste e testimonianze, scene oniriche con bianchi cavalli che corrono su un prato verde, ma molto chiaro: qui si staglia, ancorché indefinita, una bionda signora dal drappeggio impalpabile, materializzazione in immagini di un sogno di Rol. C'è l'inquadramento dei fatti, ci sono filmati d'epoca, la Torino gozzaniana con i tram a cavalli e le signore dei cappellini, ti aspetti che da un momento all'altro saltino fuori Loreti impagliati e busti di Alfieri. Di foto di Rol ne scorrono molte, si ascolta la sua voce, ma l'immagine è una sola, sviluppa lo spazio di un breve fotogramma: e deve avere resistito tanto, il grande personaggio torinese, per non farsi coinvolgere dalla tv, in anni in cui già la tv imperversava, essendo lui morto, novantunenne, nel 1994.

Ma quella personalità schiva prevalse sulla potenza dei media, a dimostrazione che, quando si vuole, si può resistere a una popolarità inevitabilmente superficiale.

Chissà quanti tentativi furono fatti per intervistarlo, sezionarlo, riprendere i suoi esperimenti. E chissà se lui avrebbe voluto, adesso, essere divulgato. Fu sempre conflittuale il suo rapporto con la scienza ufficiale. Mostrava la sua eccezionalità alla portinaia di via Silvio Pellico dove abitava o a John Kennedy (quando il presidente americano venne in Italia, chiese specificamente di far tappa, privatamente, a Torino, per incontrare Rol): ma non riuscì mai a incrociare qualcuno che studiasse seriamente le nuove frontiere della materia (e dell'energia, e dello spirito) che lui proponeva.

Lo si sente dichiarare di non essere in grado di fare i suoi esperimenti a comando («mi vengono all'improvviso») e lo si sente implorare, quasi, la scienza di studiarlo («se gli scienziati mi avessero dato un collaboratore, avrebbero capito»): avrebbero capito che non avevano di fronte un abile illusionista, uno che truccava le carte. Ma un signore di straordinaria spiritualità che anelava, lui per primo, a capire ciò che gli capitava. Che diceva: «Il destino è frutto delle nostre scelte, e quindi è impossibile evitarlo».

La tesi del film è che Rol fu essenzialmente un uomo solo, gravato di poteri che diventarono fardelli. Ma che lui si impegnava ad alleggerire: con la fede e con la volontà di aiutare gli altri. Conobbe i potenti della terra, De Gaulle disse di lui: «Quell'uomo legge nel pensiero e non possiamo rischiare che i segreti dello Stato francese vengano a conoscenza di estranei». Poteva essere considerato un pericolo, insomma. Per questo se ne stava schivo nella sua casa. Nel documentario, diviso in capitoli, parlano molte persone che lo conobbero. Alcune di loro erano presenti alla prima proiezione torinese, avvenuta il 20 giugno, giorno della Consolata e compleanno di Rol: e lui alla Consolata era molto devoto. Di solito, quando si conosce bene una persona o un avvenimento, e lo si vede raccontato in un film, in un reportage, si resta delusi, si ha sempre una sensazione di privazione, di stravolgimento: ebbene, i testimoni hanno riconosciuto nel lavoro di Bongiorno il «loro» Rol. Comunque vada, questo è già un successo.

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fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cms...6749girata.asp
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