Giustizia?
vi racconto il mio incredibile incubo. Anni fa ho ingenuamente commesso l'errore di accettare una decina di "ticket restaurant" da un insistente conoscente. Non avendo esperienza in tickets restaurant, in quanto ho sempre lavorato presso ditte che non ne facevano uso, non potevo immaginare che si potessero falsificare perfino quelli. Ero a conoscenza di banconote, di assegni, di carte di credito, ma non sospettavo assolutamente di semplici tickets, tantomeno per l'importo di Euro 4,20 cad. Dopo qualche mese, mi sono decisa ad utilizzarli, in occasione di una cena per il mio compleanno, invitando una amica. Non l'avessi mai fatto. Ad integrazione del conto di neanche Euro 60,00 ho estratto la busta così come me l'avevano consegnata, contenente quei pochi tickets, offrendoli alla signorina della cassa. Questa, con l'esperienza acquisita maneggiandone tutti i giorni, li ha guardati attentamente, informandomi che erano falsi. Io lì per lì, non riuscivo a capacitarmi e con grande sorpresa ed imbarazzo ho immediatamente provveduto a saldare con la mia carta di credito.
I titolari però, hanno deciso poi di chiamare i Carabinieri che infatti sono giunti poco dopo, mentre io ero guardata a vista per il timore di un'eventuale fuga. Non posso descrivere l'imbarazzo e lo sconvolgimento che tutto ciò mi ha causato.
Una volta arrivati i Carabinieri, ho spiegato loro l'accaduto e la dinamica circa il possesso di quei maledetti tickets, fornendo le mie generalità e quei pochi elementi sul tizio che me li aveva regalati. Nonostante i titolari non avessero sporto denuncia, è stato redatto un verbale e ho potuto quindi rientrare a casa. Dopo anni da quell'evento, mi è stata consegnata a casa una notifica che intimava di presentarmi con un avvocato d'ufficio, al processo penale per tentata truffa. La pratica aveva proseguito il suo corso d'ufficio.
Finora ho già sborsato la bellezza di 800,00 euro per avvalermi di un avvocato e confidando in una piena assoluzione, in occasione della prima recente udienza, ho spiegato al giudice dettagliatamente l'accaduto. Il mio avvocato ha fatto presente in quella sede dell'inconsistenza della colpa, essendo i tickets delle banali evidenti fotocopie e dell'esiguità dell'importo della cena. Ma nonostante ciò, sono stata giudicata colpevole e condannata alla pena di 5 mesi di prigione (rientrando involontariamente del decreto di indulto) e il pagamento delle spese processuali.
Dopodichè, il mio avvocato mi ha prontamente consigliato di precedere con l'appello, per la modica somma di Euro 3500,00, senza ovviamente garanzie sul risultato.
Premetto che sono una persona onesta, incensurata, diplomata e lavoratrice da sempre, precarietà permettendo. Attualmente ho 37 anni e sono disoccupata, vivo presso i miei genitori, con i pochi risparmi sudati in questi anni e non posso permettermi di spendere la somma richiesta per continuare a difendermi.
Domanda: cosa ne sarà di me?
Possibile che la giustizia si accanisca solo contro poveri cristi?
S.
I titolari però, hanno deciso poi di chiamare i Carabinieri che infatti sono giunti poco dopo, mentre io ero guardata a vista per il timore di un'eventuale fuga. Non posso descrivere l'imbarazzo e lo sconvolgimento che tutto ciò mi ha causato.
Una volta arrivati i Carabinieri, ho spiegato loro l'accaduto e la dinamica circa il possesso di quei maledetti tickets, fornendo le mie generalità e quei pochi elementi sul tizio che me li aveva regalati. Nonostante i titolari non avessero sporto denuncia, è stato redatto un verbale e ho potuto quindi rientrare a casa. Dopo anni da quell'evento, mi è stata consegnata a casa una notifica che intimava di presentarmi con un avvocato d'ufficio, al processo penale per tentata truffa. La pratica aveva proseguito il suo corso d'ufficio.
Finora ho già sborsato la bellezza di 800,00 euro per avvalermi di un avvocato e confidando in una piena assoluzione, in occasione della prima recente udienza, ho spiegato al giudice dettagliatamente l'accaduto. Il mio avvocato ha fatto presente in quella sede dell'inconsistenza della colpa, essendo i tickets delle banali evidenti fotocopie e dell'esiguità dell'importo della cena. Ma nonostante ciò, sono stata giudicata colpevole e condannata alla pena di 5 mesi di prigione (rientrando involontariamente del decreto di indulto) e il pagamento delle spese processuali.
Dopodichè, il mio avvocato mi ha prontamente consigliato di precedere con l'appello, per la modica somma di Euro 3500,00, senza ovviamente garanzie sul risultato.
Premetto che sono una persona onesta, incensurata, diplomata e lavoratrice da sempre, precarietà permettendo. Attualmente ho 37 anni e sono disoccupata, vivo presso i miei genitori, con i pochi risparmi sudati in questi anni e non posso permettermi di spendere la somma richiesta per continuare a difendermi.
Domanda: cosa ne sarà di me?
Possibile che la giustizia si accanisca solo contro poveri cristi?
S.