Sabato 27 giugno 2026
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GOVERNO BERLUSCONI: UNA PACCHIA PER GLI EVASORI FISCALI!

Robin Hood · · 5 interventi
2004: anno d'oro dell'evasione fiscale
Le cifre dell'Agenzia delle entrate stimano in 270 miliardi (il 19,2% del Pil) l'evasione di imponibile Iva. Se tutti pagassero le tasse la pressione diminuirebbe del 19%



Mentre alla Camera si discute di «studi di settore» e di «normalità economica» gli evasori vanno avanti apparentemente indisturbati se è vero, come ha rivelato ieri l'Ufficio studi dell'Agenzia delle entrate, che nel 2004 sono stati sottratti al fisco oltre 270,1 miliardi di imponibile Iva, pari al 19,2% del Pil. Secondo lo studio, rispetto agli 818,403 miliardi di base imponibile effettiva, sono state pagate imposte solo su 548,301 miliardi: all'appello mancavano, dunque, 270,101 miliardi. Come dire oltre 40 miliardi di imposte evase. Ovviamente si tratta solo di evasione di Iva. A questa occorre aggiungere l'evasione dell'Irpef, quella delle imposte sulle società e quella contributiva. Insomma, l'evasione è un fenomeno impressionante.
Lo studio pubblicato ieri fa anche una ricostruzione storica dell'evasione. Viene infatti calcolato che che l'evasione è cresciuta dai 43,976 miliardi di euro del 1980. L'anno di massimo assoluto è stato il 1990, dopo l'evasione comincia il suo graduale rientro, fino ad arrivare al minimo del 1999, con un decremento di quasi 10 punti percentuali in 10 anni. Questo ha un preciso significato politico: la lotta all'evasione fiscale è costata la sconfitta del centro sinistra alle elezioni del 2001 e l'arrivo di un governo «amico» (degli evasori, ovviamente) che ha portato a un aumento dell'evasione fiscale.
Come scrivono i tecnici delle finanze negli anni più recenti «si osserva una pericolosa fase ascendente dell'evasione» soprattutto nel 2003 e nel 2004», il momento di massimo fulgore del ministro Tremonti.
Lo studio però dice anche molte altre cose: calcola e confronta, al netto dei condoni, la pressione fiscale effettiva e quella apparente, ottenuta rapportando il totale delle entrate fiscali al Prodotto lordo. Questo è un aspetto molto importante in quanto la pressione fiscale effettiva consente di qualificare se la riduzione della pressione fiscale sia imputabile a una riduzione del carico fiscale determinato per legge o se sia ascrivibile a un incremento percentuale dell'evasione. Nel 2002, si è assistito a una riduzione del carico fiscale legale, non colto tramite la pressione fiscale apparente rimasta stazionaria, poiché associato a un recupero di evasione.
Questo significa che si riduce il carico fiscale di chi paga le tasse, perché si amplia la base di quelli che le pagano. Nel 2003, invece, è accaduto l'inverso: il carico fiscale sugli adempienti aumenta maggiormente di quello apparente. Nel 2004, la pressione fiscale apparente flette di più di quella reale: una parte della riduzione dell'onere fiscale è frutto unicamente di un incremento dell'evasione. In precedenza, la pressione fiscale era aumentata fino al 1997 per poi calare leggermente e stabilizzarsi intorno al 42-43%, per quella apparente, e intorno al 51-52% per quella effettiva. Le due percentuali danno il senso di un fisco «spietato» con gli onesti (in generale i lavoratori dipendenti e i pensionati) e generosissimo con chi invece grazie al tipo di lavoro autonomo riesce a evadere il fisco. Sugli «onesti» il fisco pesa in realtà il 50% (50,74%).
La differenza tra il peso del fisco reale e quello «apparente», cioè il carico fiscale che dovrebbero sopportare i contribuenti se tutti pagassero le tasse, ha raggiunto i 9 punti e mezzo. Detto in altri termini, se tutti i contribuenti fossero onesti e pagassero regolarmente le tasse, la pressione fiscale potrebbe ridursi di quasi 10 punti.
Nonostante queste informazioni, ieri è stata presentata (e approvata dalla commissione finanze della Camera) una risoluzione della maggioranza che impegna il governo a rispettare il protocollo d'intesa firmato il 14 dicembre con le associazioni di commercio e turismo e rendere «sperimentali» i nuovi indicatori di «normalità economica» con i quali Visco cerca di far pagare un po' più di tasse al lavoro autonomo.

Roberto Tesi


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