Venerdì 12 giugno 2026
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Impresa che nasce, impresa che muore.

savpg8801 · · 2 interventi
Chiudono e aprono imprese in continuazione. E' fisiologico ed è sempre accaduto, come le cellule della pelle o di altro. Il terrorismo mediatico esce fuori a favore o contro chi, politicamente, nel momento opportuno deve osteggiare sistemi, leggi, disposizioni, o realtà dei fatti da qualsiasi parte siano generati.
Non v'è dubbio che decine e decine di migliaia di imprese, da quando le camere di commercio ed altri enti (Istituti di statistica, associazioni, consumatori, cooperative, confindustria, artigianato, agricoltura, commercio, artigiani di provincia o di Vattelapesca ogni giorno a bombardare e raccontar conti e mille altri studiosi, economisti, presidenti, direttori generali, segretari sindacali o di partito), hanno iniziato e (spesso purtroppo malamente e spesso basandosi su opinioni o interviste) a registrare statisticamente tutto ciò, -dette imprese- siano SEMPRE state chiuse o aperte, più o meno a seconda dei periodi fisici od economici.
Questo anteposto non vuol analizzare pedestremente il fenomeno nella sua semplicistica e fuorviante esposizione numerica e/o statistica a livello macroscopico che altro non fa che appiattire stupidamente i fenomeni.
Questo lo fa l'aforisma trilussiano nelle mani dei demagoghi per placare le masse.
L'interessante e veramente strumentalmente corretto sarebbe fare l'attenta analisi qualitativa, associata a quella quantitativa, dei fenomeni di dismissioni o di creazioni.
Leggi ed andamenti legati alla raccolta di consensi hanno favorito la creazione di tutto e di più nell'ottica dell'impresa ad ogni costo; anzi a poco costo(almeno in apparenza) perchè lo slogan di "creare impresa a costo 1 €" non è roba antica.
Questo libertismo delle liberalizzazioni, altamente negativo, ha tolto ogni remora o ragionevolezza di dubbio sulla convenienza, praticità o opportunità di creare impresa. A tutti è concesso tutto: perchè non provarci e poi si vedrà?
Sappiamo, ormai, come sono finite le cose.
Tutti i desiderosi, avuti aiuti, finanziamenti, induzioni magari da multicatene, parenti desiderosi di collocare un congiunto senza lavoro, hanno aperto.
Si sono, poi, imbarcati in una marea di adempimenti, di lacci e laccetti, di burocrazia, spese, ecc. tali da cominciare a farsi venire dei dubbi.
Poi salta fuori che la maggior parte si infilano entro settori del terziario, dei lavori alla persona, al fitness, nel piccolo commercio, delle imprese legate al mondo della rete e dei suoi accessori, creatori di software o venditori di hardware(tutti seguaci del povero Bill), della gastro-eno, del divertimento ed intrattenimento, delle piccole imprese di comunicazione, delle sagre e fiere, insomma, pochissimi nell' industria o nell'agricoltura (salvo qualche impresa che fa un po di vini o altre branchie agricole, ma sempre di nicchia, sperando nei riconoscimenti di qualità che fanno guadagnare sui turisti dedicati e spendaccioni fanatici del gusto e della gola).
Poi questo novellame di imprese, nate come funghi dopo la pioggia, abbisognerebbe di clientela spendente e consumatrice per campare.
Se manca l'ultimo anello consumistico (spesso in questo genere di nuove imprese che non si riconducono certo a offerte di beni, in genere, essenziali) , cioè colui al quale devono essere richieste le contribuzioni pecuniarie, il comune cittadino, queste imprese, come recitano i testi economici, essendo marginali, sono destinate a fallire. Poi la colpa è della crisi e del Governo (in parte anche di quelli precedenti).
Quindi necessita informazione qualitativa e non quantitativa.
Con questa differenza potrebbero essere adottate misure molto più mirate ed eque che, al contrario dell'informazione quantitativa che conduce ad aiuti generici e non mirati, siano riservate ai soli aventi diritto; misure che raggiungerebbero meglio gli scopi sociali, e favorirebbero miglior rendimento politico ed economico.
Non importa, ad esempio, sapere quanti sono di numero i "disoccupati". Importante è conoscerne le caratteristiche, quanto sono disoccupati, se sono veri o falsi, se sono studenti o no, se rifiutano certi lavori, se ricevono sussidi o aiuti, se hanno voglia di lavorare veramente o se ne siano capaci, se non gli piaccia bighellonare a carico dei genitori, se siano disposti a fare sacrifici di mobilità, se lavorino in nero, se siano, per esempio, malati o incapaci (destinatari, allora, di altro tipo di inserimento sociale e di differenti provvedimenti).
Chi è in grado di ridimensionare il fenomeno?
❤️
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