Martedì 16 giugno 2026
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Gli italiani e le regole

X filenet. · · 0 interventi
Il vizio dell'astrazione
Gherardo Colombo, con il suo intervento "Informazione e democrazia: missione impossibile", affrontando e proponendo il tema dell'informazione, pone un problema fondamentale: "È possibile, lasciando invariata la cultura, il modo di pensare prevalente, che l'informazione cambi e diventi corretta?"
Si tratta di una questione che non riguarda solo il tema dell'informazione, ma un po' tutto nella vita del nostro Paese.

A me pare evidente - anche sul piano logico - che in una comunità sociale nulla che sia davvero diffuso può essere realmente in contrasto con la "cultura" di quella società, intendendo per "cultura" non l'"accademia" ma l'insieme dei valori, dei principi e delle regole che "nei fatti" (e non in teoria) informano di sé la vita sociale e le relazioni fra le persone.

Dicevo "anche sul piano logico", perché il giorno in cui qualcosa in contrasto con la "cultura" di una società fosse "davvero diffuso", esso sarebbe giunto a fare parte della "cultura sociale" e non sarebbe più in contrasto con essa.
Per di più - e, per come lo percepisco io in tanti suoi interventi, questo mi sembra costituire il leit motiv dell'impegno ideale di Gherardo di questi anni - anche a me sembra ovvio che non c'è alcuna speranza di migliorare il nostro Paese, se non si lavora su ciò che può cambiarne la cultura.

E qui c'è quello che è davvero un paradosso: ciò che lavora a incidere sulla "cultura" viene ritenuto dai più non utile praticamente; le riforme culturali vengono ritenute bisognevoli di troppo tempo per divenire utili; dunque, si ritiene legittimo e "astuto" cercare "scorciatoie", strumenti formali che risolvano in tempi brevi problemi sostanziali.

Ma non ci sono soluzioni "formali" a problemi "sostanziali".
Gli italiani pretendono di continuare a fare tutto quello che rende la loro società ciò che è, pretendono di continuare a non pagare le tasse, a farsi raccomandare, a mantenere uno scarto enorme fra la "teoria" e la "pratica", a vivere di certificati medici richiesti per telefono e lasciati dal medico al portiere, di cause vinte con testimoni falsi, di pensioni per falsi invalidi, di parcheggi con false tessere di portatori di handicap, di graduatorie truccate e mille altre cose ancora, e contemporaneamente sperano e addirittura reclamano con arroganza che venga fatto "qualcosa" che, lasciando intatte le cause (o almeno la parte di causa che grava sulla responsabilità di ciascuno) rimuova, come per magia, le conseguenze negative delle cause.

Gli italiani, fa ridere dirlo, vogliono continuare a saccheggiare le casse dello Stato ottenendo che una qualche legge o circolare le lasci ricche come prima pur dopo il furto!
Questo è il paradosso assoluto.
Gli italiani sono decisamente quelli della botte piena con la moglie ubriaca.
Tutti gli altri popoli sanno che non si può avere contemporaneamente tutto. Gli italiani vogliono contemporaneamente tutto e sembrano credere che sia possibile. Meno tasse e più servizi; bassi premi assicurativi e grandi risarcimenti; efficienza della pubblica amministrazione e libertà per i pubblici dipendenti di "presentare certificato medico" a comodo; giustizia economica, garantista, veloce, dura con chi ci fa antipatia, buona con i nostri amici e con noi stessi; sicurezza nella strade, ma no alle multe con gli autovelox; eccetera, eccetera, eccetera.

Nel mio orizzonte culturale questa è l'ultima frontiera (secondo me, peraltro, inevitabile) dell'idealismo (inteso come corrente di pensiero filosofico che due secoli fa si è contrapposta al realismo).
È avvenuto dappertutto, ma da noi ancor più che altrove, che al passaggio iniziale proposto dall'idealismo, per il quale "la realtà c'è, ma noi non possiamo conoscerla", ne è seguito uno per il quale, "poiché non possiamo conoscere la realtà, è come se essa non esistesse", dunque le cose non sono solo per me, ma sono proprio in sé ciò che io voglio che siamo.
È il trionfo del "cara non è come sembra"!
C'è stato un tempo in cui le persone - penso ai politici "che contano" - facevano delle mascalzonate, ma capivano che un conto era farle, un conto era dire che non erano mascalzonate.
Dunque, si accontentavano di fare le mascalzonate e portavano da soli il peso della "colpa". La nostra generazione - con una decisa accelerazione del fenomeno da Craxi in poi - ha trovato geniale liberarsi da questa "sovrastruttura".
Ed ecco tutti, quindi, fare una sorta di outing, con il quale non solo ammettono la mascalzonata, ma ne difendono il valore, ora pretendendo di "chiamarla con un altro nome", ora mettendola in relazione con altre cose indicate come peggiori. Credo che solo in Italia sia efficace - sul piano del sentimento popolare (che è appunto la "cultura" della quale stiamo parlando) - una difesa da parte di chi sia sorpreso a rubare consistente nel dire: "Ma insomma, con tanti che rubano miliardi, devo pagare proprio io che rubo solo milioni?"
❤️
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