JAMBO! JAMBO! E IL MAL D’AFRICA.
Mentre cenavi ascoltavi la solita canzone:
Jambo, jambo bwana.
Habari gani. Mzuri sana.
Wageni, wakaribishwa.
Kenya yetu Hakuna Matata.
Così ovunque, come le canzoni di Bob Marlen in Jamaica.
Steve, il cameriere ti portava piattini di primo e tu,
quel cibo dovevi mangiarlo.
Ogni giorno e sera un manto di stelle
dal mio chalet, rivedevo il mio paese
quand'era bella quella visione di uccelli
appollaiati apparentemente sul mare
invece, coperte v'erano le mangrovie
e mi chiedevo, forse, erano gli stessi
di quegli stormi che passavano per ore sulla mia fattoria!
Certo c'era allegria, ma pure melanconia, uno stato d'animo perso:
diagnosticato come malattia d'Africa:
umore nero sì, non di rabbia o stizza, ma amore!
Ti raggiunge nel profondo, le meningi e di cogliere aspetti
d'introspezione del tuo io per capire un Popolo Swahili
con lingua dell'Unione Africana e subsahairiana:
che in quel deserto vive e si muore, come Eluana senza cibo e senza acqua,
ma a differenza, tu hai una chance, se fai pipì, puoi sopravvivere.
Vincenzo Alias Il contadino [email protected] Matera