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La libertà - Lucio Musto

Lucio Musto · · 0 interventi
La libertà

PREMESSA: Questo è un predicozzo, lungo e noioso. Chi non è interessato ai predicozzi non lagni di non essere stato avvertito.
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"omissis"
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Che stupefacente cosa che è la libertà!
Squillante come corda di violino, armoniosa come ala di gabbiano, trasparente e pura come sguardo di bambino. dolce di nettare e forte di passione!

Tutti ne siamo conquistati. Affascinati la rimiriamo splendere, e ci viene di coglierla, farla nostra e brandirla innanzi al mondo come perfetta immacolata lama di Toledo, nostro vessillo e nobile grido di battaglia.

Sarà il suo nome: LIBERTA', detto in tutte maiuscole. Chissà grafologi e glottologi che ci hanno trovato dentro.
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"omissis"
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Ma occorre stare attenti, con la libertà. Come la bellezza ed altri doti, non è assoluta nel suo valore e molto, talvolta, sente dell'IO che la rimira e che ingenuamente l'ama come bene universale ed inconfondibile.

Me ne fu esempio rivelatore una frase della mia dolce amica, qualche sera fa:
«Cosa può esservi di meglio, - osservava con trasporto - che questo perfetto verso del vate Dante?...»
«Portarti a letto subito!» mi venne impulso di gridare. Ma mi trattenni.

E saggiamente direi, resistendo a non approfittare di quella libertà che pure tanta antica amicale confidenza mi avrebbe consentito. La mia dolce amica infatti ha gusti diversi, ed ai miei preferisce baci saffici; lecitamente usando di quella mia libertà avrei turbato lei, e null'altro.

Ecco quindi che l'esempio può spingerci a fermarci, ed indagare bene se "la nostra libertà", quella che auspichiamo e vorremmo realizzata sia identicamente intesa da tutti quelli che lottano al nostro fianco e che sentiamo partecipi del nostro scopo.

Il generico e quasi unanimamente accettato adagio de "la libertà di ognuno trova il suo limite nella libertà degli altri" è troppo generico, liso, abusato e pappagallato, per essere davvero preso come garanzia di equità.
Io credo, temendo di non sbagliarmi, che ognuno di noi abbia ben in mente il proprio diritto alla libertà e molto meno il concetto di limite.
Forse per me, quando non mi fermo a ragionarci su, e per tanti altri come me, il "vecchio adagio" significa sostanzialmente: "la libertà degli altri comincia dove finisce la mia".

Non è il mio scopo definire quale sia il giusto concetto di "libertà", anche se naturalmente ne ho uno mio personale che considero l'unico valido (e non potrebbe essere altrimenti: sennò lo cambierei), ma piuttosto inviterei tutti alla prudenza, alla moderazione, alla comprensione.
In piazza si dice: "il mondo è bello perché è vario", ed in effetti è così. Tanti pareri, tanti discorsi, tante verità. Tutte sbagliate, tutte giuste.

Ciò dipende dalla stessa "Libertà", che come la "Verità" è troppo grande per essere abbracciata tutta assieme (per noi contemplativi è bene che sia così) ed ognuno quindi ne vede un aspetto, uno spicchietto illuminato con una particolare angolazione.

E' così per tutte le cose troppo grandi. Come per piazza Navona, [in questo forum ricordata da un romano nostalgico ed appassionato qualche tempo fa], che non riesci mai a vederla tutta bene, in qualunque posto ti metti.
E la fontana dei quattro fiumi del Bernini, quella ti sembra sempre di vederla dal suo lato più bello. E quando le giri intorno ecco, il suo lato più bello è quello che hai davanti, non quello che credevi un passo fa.

Così è per la libertà.

Conclusione infausta la mia, quindi? Pessimistica prospettiva di una libertà introvabile?

Molto sì, ed un poco no.

Io credo che la libertà non sia cosa ottenibile con una votazione, una rivoluzione o scrivendo un motto su un gonfalone o una coccarda. La libertà è un obiettivo lontano, un archetipo di paradiso da costruire passo per passo, giorno dopo giorno, una generazione dopo l'altra.

Credo anche che non sia realizzale compiutamente, ma che ci si possa sempre approssimare.

A patto che gli uomini, o almeno la maggior parte di essi, e soprattutto me e te inclusi siano disponibili a sacrificare un pezzetto di sé stessi per il bene degli altri, a rinunciare ad un pezzetto del proprio spazio vitale, del proprio territorio, del proprio patrimonio e del proprio egoismo in favore. di un qualche sconosciuto!.


Lucio Musto 26 gennaio 2006 parole 689
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