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IL mago otelma e i terremoti

bernacca1 · · 0 interventi
giovedì 19 febbraio 2009
TerremotoLAquila
Come c'era da aspettarsi, il prolungarsi della sequenza sismica che sta interessando in questi giorni l'aquilano comincia a suscitare un notevole interesse, per non dire preoccupazione, nella popolazione. Altrettanto, c'era da aspettarsi la diffusione di notizie di tutti i generi, alcune esatte, altre inesatte o male interpretate, altre ancora decisamente sbagliate e pericolose. Nella mia qualità di ricercatore che ha lavorato per oltre un decennio presso il Gruppo Nazionale Difesa dai Terremoti del CNR, nonché di docente di Geologia presso la nostra Università, mi permetto di fare (non) brevemente il punto della situazione. È un dato di fatto, storico, statistico e geotettonico, che l'Appennino centrale, e l'Aquila in particolare, siano sede di attività sismotettonica elevata. Storicamente, nella città dell'Aquila si sono registrati negli ultimi 800 anni almeno 4 eventi di forte intensità (9 settembre 1349 - X MCS; 26 novembre 1461 - X MCS; 2 febbraio 1703 - X MCS; 6 ottobre 1762 - IX-X MCS), oltre a qualche altra scossa presa a prestito dai paesi vicini (5 dicembre 1456, Molise; 7 ottobre 1639, Amatrice; 13 gennaio 1915, Avezzano). In realtà, in molti casi, le strutture tettoniche dell'aquilano appaiono collegate con quelle vicine: è il caso del terremoto del 9 settembre 1349, preceduto di poche ore da una scossa del X grado nel reatino e subito seguita da una terza scossa del IX a Sulmona. Ancora più esemplicativi sono i terremoti del 1703, che iniziarono il 14 gennaio con una scossa di XI grado a Norcia-Amatrice, seguiti dalla scossa del 2 febbraio all'Aquila, ed ancora seguita, tre anni dopo, da un terremoto di XI grado in Maiella. Terremoti e strutture tettoniche, quindi, sono collegate tra loro da precise relazioni fisiche: al rilascio di energia (terremoto) e di deformazione su di una struttura, corrisponde un successivo accumulo su quella conigua: se questa è sufficientemente "carica", può a sua volta rompersi, ecc. Se noi conoscessimo tutti i parametri e le forze in gioco, potremo calcolare l'evoluzione del sistema nel tempo, cioè "prevedere" l'attività sismica. Poiché., purtroppo, non potremo mai conoscerli con sufficiente precisione, dobbiamo affidarci ad altri metodi: i cosiddetti "precursori", tra cui il flusso di radon studiato da Giuliani (ma anche dallo scrivente) è uno dei più promettenti. In attesa tuttavia di disporre di "previsioni" certe ed attendibili, dobbiamo ricorrere all'analisi statistica delle serie storiche, od alla sua forma semplificata: il buonsenso. L'Appennino è una catena montuosa viva, attiva, che cresce lentamente, se pur a piccoli passi, spinta dalle grandi forze tettoniche che muovono i continenti. Ad ogni passo corrisponde un terremoto, piccolo o grande, e dopo un certo periodo di quiete dobbiamo aspettarci che la struttura sia pronta per il passo successivo. Il buonsenso ci dice che difficilmente potrà passare un altro secolo senza che la nostra Città debba subire un'altra scossa disastrosa. Non so se questa attività sismica attuale (che comunque si colloca sulla struttura principale, a circa 10 km di profondità) possa preludere a scosse di intensità maggiore, comunque certamente sta svolgendo l'utilissimo ruolo di rammentarci che viviamo in zona sismica. Ancora a buonsenso, dobbiamo prepararci: molti di noi, od i nostri figli, od i nostri nipoti, dovranno affrontare l'esperienza del terremoto. Le probabilità che avvenga una scossa più o meno forte non dipendono da noi, ma sta a noi ridurre il rischio che questa ci causi qualcosa di spiacevole. Molte di queste "strategie" di mitigazione del rischio devono (dovrebbero?) essere affrontate dall'amministrazione pubblica: preparare piani di evacuazione, di soccorso in emergenza, di supporto all'edilizia antisismica ecc., ma la prevenzione più importante dobbiamo farla da noi stessi. I dati sui danni alle persone rilevati in numerosi terremoti di medio-alta intensità dimostrano inequivocabilmente che almeno i due terzi delle vitime (morti e feriti) si sarebbero potuti evitare se ciascuno fosse stato preparato a seguire il comportamento più idoneo. Purtroppo non esiste una "ricetta" sicura e valida per tutte le occasioni, ma ancora una volta è necessario ricorrere al buonsenso. Vi siete chiesti, in questi giorni, che avreste fatto (che fareste) se venisse una forte scossa di terremoto nella notte? Probabilmente vi ritrovereste in mutande e scalzi per la strada, il che con la neve ed il ghiaccio è cosa poco comoda. Un piccolo aiuto potrebbe darlo preparare accanto al letto, o vicino alla porta, una borsa con qualche vestito pesante, magari vecchio, coperte, un paio di scarpe ed una torcia elettrica. Non è cosa che ho inventato io, l'ho vista fare nei paesi della Garfagnana, dove a seguito delle frequenti scosse durante la crisi del 1980 si ritrovavano tutti a bere all'osteria... Ma anche correre in strada, se pur forniti di pigiama pesante e di borsone, non è sempre la soluzione migliore: in una città come l'Aquila, con edifici in pietra e strade strette, è più probabile che queste vengano invase dallo scivolamento delle falde dei tetti che non dal crollo degli edifici in se stessi. In molti casi è meglio individuare nella casa stessa un luogo riparato: un'architrave, l'angolo tra due muri portanti, il vano di una porta, una cantina. In edifici moderni, se costruiti a regola d'arte, è difficile che anche un grosso terremoto possa causarne il crollo, tuttavia gli edifici in cemento armato possono oscillare più di quelle in pietra, e controsoffitti e muri divisori sbriciolarsi, cosa peraltro prevista dai progettisti per assorbire l'energia elastica. In questi casi, come insegnano ai bambini nelle scuole giapponesi, può essere opportuno ripararsi sotto un tavolo robusto. Anche gli arredi di casa (armadi, librerie, vetrine) possono essere fonte di pericolo, quindi è meglio tenersene alla larga. Ma certamente vi sto annoiando: in teoria tutti sappiamo cosa fare, uscire di casa solo dopo la scossa, evitando gli scensori, chiudere il gas ecc..... Tuttavia, chi ha sentito anche una sola volta il terremoto, sa bene la sensazione di panico che questo genera, figuriamoci poi se ci sveglia nel mezzo della notte.... le gambe vanno dove vogliono loro ed il cervello si rifiuta di funzionare..... Allora la ricetta magica è questa: ricordare sempre che, anche nel caso peggiore, il tempo tra la prima scossa e l'eventuale crollo è almeno 20-30 secondi: quando andiamo a letto, o siamo in un locale dove si soggiorna spesso, pensiamo sempre "cosa farei se....", ed in caso di necessità mettiamo il cervello in automatico, agguantiamo il pupo con un braccio, il borsone con l'altra e precipitiamoci nel nostro "luogo sicuro". Dopo, ritrovata la calma, penseremo al resto. Antonio Moretti Docente di Geologia Regionale, Università dell'Aquila Ricercatore Gruppo Nazionale Difesa dai Terremoti, CNR

giovedì 02 aprile 2009
Parla Antonio Moretti, Docente di Geologia all'Università dell'Aquila e Ricercatore Gruppo Nazionale Difesa dai Terremoti.

E' così, tutto nelle regole. L'attività sismica segue la sua corretta sequenza temporale, che prende il nome di Legge di Omori (un sismologo giapponese della fine dell'800), la quale stabilisce che il numero degli aftershock (repliche) che accadono dopo un terremoto decade nel tempo come 1/t; la scossa principale può essere (ma non sempre) preceduta da foreshock (premonitrici), che in genere si presentano come scosse isolate, localizzate sulla struttura principale.

"E' così, tutto nelle regole. L'attività sismica segue la sua corretta sequenza temporale, che prende il nome di Legge di Omori (un sismologo giapponese della fine dell'800), la quale stabilisce che il numero degli aftershock (repliche) che accadono dopo un terremoto decade nel tempo come 1/t; la scossa principale può essere (ma non sempre) preceduta da foreshock (premonitrici), che in genere si presentano come scosse isolate, localizzate sulla struttura principale.

È esattamente quello che è successo nel nostro caso: una serie di premonitrici, isolate e ripetute, una scossa principale, fortunatamente di moderata entità, seguita da numerose replichedi energia via via minore. È proprio la presenza di queste repliche, che probabilmente continueranno a livello strumentale per settimane, che fa ben sperare per il prossimo futuro: se la legge di Omori è rispettata, l'attuale crisi aquilana dovrebbe terminare a breve e dare un poco di tregua.
Altrettanto, come da regola, è rispettata la legge del menga: Giampaolo Giuliani, che ha fatto quello che non doveva fare (o meglio, che non gli competeva fare), è stato denunciato per procurato allarme. Quelli che non hanno fatto quello che avrebbero dovuto fare, continueranno imperterriti a prendere voti, lo stipendio e magari anche una gratifica per l'emergenza. Anzi, ora che probabilmente il peggio è passato, si fanno belli in televisione e convocano tavole rotonde con la presenza di grandi esperti nazionali, ma ovviamente non i ricercatori della nostra Università i quali, certo indegnamente di fronte a cotanta magnificenza accademica, almeno conoscono la realtà geologica locale ed ogni tanto qualcosa ci azzeccano.
Ma soprattutto, essendo presenti sul territorio, possono essere il punto di riferimento sia per le autorità e gli organi di informazione, sia per la popolazione stessa, proprio per evitare previsioni fai-da-te, burle o allarmi ingiustificati, che non ci sarebbero stati, lo ripeto, se le autorità competenti avressero fornito informazioni corrette.
MORALE: per questa volta è andata bene (ma ci siamo andati vicino-vicino...) anzi, l'analisi di dettaglio dei terremoti registrati nel corso della crisi permetterà di conoscere meglio la struttura della sorgente sismica e quindi di fornire indicazioni maggiormente attendibili per la prossima occasione, sperando che qualcuno si degni di ascoltarle...
Quanto a noi, facciamo finta di avere fatto un'esercitazione di allarme sismico e rimettiamo il borsone accanto al letto, sperando che rimanga inutilizzato per molto tempo".

Antonio Moretti
Docente di Geologia
Università dell'Aquila
Ricercatore Gruppo Nazionale Difesa dai Terremoti

mercoledì 18 febbraio 2009
A L'Aquila la prima sala di previsione sismica al mondo

E' esecutiva dall'agosto del 2008 e funziona perfettamente la prima stazione di previsione dei terremoti esistente al mondo.

Lo sciame sismico che dal 16 gennaio scorso sta interessando la città dell'Aquila è la circostanza ideale per testarne l'attendibilità. Lo abbiamo fatto andando a trovare chi ha realizzato e brevettato il "PM4", una magica scatola di piombo che permette di prevedere un evento sismico dalle 6 alle 24 ore prima dell'evento.
La "sala sismica" per la previsione di terremoti è stata attrezzata all'interno della scuola elementare "De Amicis", a San Bernardino, grazie alla concessione di alcuni locali da parte del Comune dell'Aquila che, assieme al dirigente provinciale Francesco Bonanni e al direttore dei Laboratori
del Gran Sasso d'Italia, Eugenio Coccia, hanno prestato fede e scommesso sull'invenzione di Giuliani.

Il "PM4", è una scatola pesante mezzo quintale, semplice come tutte le opere di genialità, realizzata e brevettata da Giampaolo Giuliani, un tecnico aquilano in servizio presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, e prevede i terremoti in un ampio raggio d'azione e con un anticipo compreso tra le 6 e le 24 ore, con una precisione molto alta.

I precursori sismici vengono incrociati con altre 4 stazioni così attrezzate che si trovano nella frazione di Coppito, nei laboratori del Gran Sasso, nel vicino Comune di Fagnano e a Pineto (Teramo). La triangolazione dei dati consente di individuare con una discreta precisione epicentro e intensità di un evento sismico.

Il sistema è stato collaudato dal Dipartimento di Ingegneria delle strutture, delle acque e del terreno (Disat) dell'Università dell'Aquila. I rivelatori - a differenza dei sismografi, che non consentono di osservare un precursore sismico - percepiscono l'energia di una faglia e si basano sull'analisi del decadimento del radon, gas nobile con vita media 3,8 giorni: i 2 isotopi Piombo 214 e Bismuto 214 emettono fotoni percepiti da uno scintillatore plastico e visualizzabili grazie a fotomoltiplicatori, collocati in un cubo di piombo del peso di 6 quintali, con pareti spesse 7 centimetri.
Il brevettatore del sistema (brevettato nel 2003) è l'aquilano Gioacchino Giampaolo Giuliani, tecnico di ricerca dell'Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica), associato Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), che dal 2002 ha speso tutte le sue energie sulla realizzazione di un sistema di previsione dei terremoti dopo aver riscontrato che l'andamento del flusso di radon, un gas naturale, è strettamente legato ad un evento sismico.

Molte cose sono cambiate nel breve volgere di qualche mese. I risultati raggiunti da Giuliani, dopo anni di studi, test e lunghi esperimenti svolti a L'Aquila, erano regolarmente snobbati dalla scienza ufficiale e dai geofisici. Secondo questi ultimi, prevedere i terremoti era impossibile, ma la caparbia (e la precisione dei dati) del tecnico aquilano sta gradualmente intaccando il muro di gomma eretto dagli scettici.

L'ideatore del "PM4" è entusiasta per i risultati registrati: "Abbiamo previsto tutti gli eventi sismici con un'esattezza indiscutibile. La protezione civile riceve regolarmente i nostri preallarmi e allarmi, emessi dai nostri rilevatori. Qui, per adesso, vengono solamente analizzati dal tecnico Roberto Ianni il quale ne controlla l'intensità. La scossa di ieri mattina (alle 7:08, magnitudo 2.6), ad esempio, era stata preannunciata con un allarme della stazione di Coppito alle 18 di ieri.
Nell'ultimo mese le scosse avvertite nel territorio aquilano - una o due al giorno - sono state puntualmente previste dalle stazioni gestite da Giuliani il quale tranquillizza: "Il fatto che ci siano piccoli terremoti ogni giorno non consente che si accumuli energia tale da scatenare un evento più forte".

Ma lo sciame sismico dura ininterrottamente da un mese, cosa sta accadendo?
"Il primo evento, ampiamente previsto dai nostri rilevatori, c'è stato il 16 gennaio? spiega Giuliani."Da allora, escludendo un paio di giorni di pausa sismica, ha scaricato praticamente tutti i giorni. Gli epicentri e ipocentri più importanti sono sempre gli stessi e cioè Roio e la bassa valle dell'Aterno. Si tratta di uno sciame tellurico del tutto normale - prosegue Giuliani - in quanto eventi simili si sono verificati anche negli anni passati, ma quest'anno alcuni terremoti sono stati percepiti dalla popolazione".

Nel corso dei suoi studi sui terremoti, Giuliani e il suo staff hanno monitorato 4.500 scosse sismiche registrate in tutta Italia, dalla Valle d'Aosta a Pantelleria, giungendo a un'altra clamorosa scoperta: "Abbiamo notato che la maggior parte dei terremoti si verificano durante i mesi invernali, o meglio, quando il sistema terra-luna è nel perielio, quindi più vicino al sole. In inverno, quando la terra subisce uno stress gravitazionale maggiore, si registrano più eventi sismici (60-70%) che in estate. La percentuale si mantiene ancora più alta quando c'è la luna nuova. Il magma che scorre sotto la crosta terrestre risente delle attrazioni gravitazionali, come accade per gli oceani".

Giuliani ha fiducia sul fatto che la scoperta del secolo "made in L'Aquila" possa dare lustro alla città: "Spero con tutto il cuore che i benefici che si potranno trarre da questo brevetto restino a L'Aquila. Mi basta che il mondo sappia di questa opportunità e che un domani, magari molto prossimo, si possano divulgare le "previsioni sismiche" come accade per le previsioni metereologi che.

Tutto questo ci offre il lato per congedarci da Giuliani con la domanda che tutti vorrebbero fargli: la popolazione civile sarà avvisata se il "PM4" dovesse prevedere una scossa di forte intensità?
"La gente - risponde - potrebbe essere avvertita con 24 ore di anticipo e ci sarebbe tutto il tempo necessario per premunirsi. Ma per arrivare a tale fine bisogna innanzitutto educare la popolazione civile, e non solo".

fonte: ilcapoluogo.it
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