Venerdì 26 giugno 2026
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IL MEDIOEVO DIETRO L'ANGOLO: SEMPRE PIU' RETRIVI E REAZIONARI GLI INTERVENTI DI RATZINGER, L'UOMO CHE VENNE DALLA HITLERJUGEND..

Cronista · · 4 interventi

da Manifesto online:

Un papa da emendare

ROMA - L'attacco vaticano del giorno dopo va al di là delle attese e non solo perché il disegno di legge sulle innominabili coppie nasce già «indegno», carta di diritti percepiti come peccati, ma perché introduce quella «minaccia alla società» che i vescovi attribuiscono ai Dico.

Le aspirazioni di un «giusto sviluppo economico e di un'appropriata qualità della vita», dichiara infatti Ratzinger, derivano da un unico istituto giuridico, la famiglia, ed escludono qualsiasi altra forma di convivenza. Famiglia come luogo di lavoro produttivo e riproduttivo da tenere sotto controllo. Immaginiamo così una società talebana guidata dall'uso strumentale della religione dove si perde ogni impulso etico e dove la seduzione del sacro cede il passo alla violenza dell'interdizione. Non sembra più la morale cattolica a guidare questo papa che fa appello a Dio per imporre leggi che «esprimano sempre i principi e i valori conformi al diritto naturale».

Ratzinger non si smentisce. Già nei suoi primi giorni di pontificato ha gettato una fatwa contro chi mette «al centro della vita» filosofie e politiche diverse dalla sua, descritte come pratiche da illusionisti. E ora scatena la sua potenza mediatica per intimorire, non fa appello al fascino del matrimonio, ma istiga all'anatema Radiovaticana, i vescovi e l'Osservatore romano. Scomunica e non comunica nulla che tocchi la sensibilità dei «conviventi», amanti, uomini e donne, anzi li spinge verso la zona d'ombra di «convivenze sessuate» e quindi «ambigue». Fa degli affetti, etero e omosessuali, una massa di manovra per un potere della Chiesa che taglia fuori il dissenso cattolico, impone le sue gerarchie ecclesiastiche e si schiera con i teocon proprio quando perdono le loro guerre di civiltà.

Il papa ha parlato ieri dei rischi derivanti dagli ex Pacs «come pastore della chiesa universale» all'ambasciatore colombiano Juan Gomez Martinez per interposta persona, quando il suo interlocutore non era né un prete né un devoto, ma il governo italiano, da «mandare a casa» se insiste nell'«ingerenza» sul suo potere terreno.

«È necessario appellarsi alla responsabilità dei laici presenti negli organi legislativi e nel governo e nell'amministrazione della giustizia» ha detto per «promuovere l'autentico bene comune», che addirittura può trovarsi nel matrimonio civile «istituzione sociale che merita rispetto e tutela». Appello che suona come un ricatto rivolto a una maggioranza tremante, tacciata di atti di ostilità contro il Vaticano dalla Casa delle libertà, e che si affanna a ripetere che i Dico non sono per nulla un'equiparazione alla famiglia, come se fosse davvero il regno dell'armonia.

Così il disegno di legge nel suo iter parlamentare rischia di arrivare svuotato al traguardo. Maledetto prima ancora di nascere e paradossalmente letale anche per le unioni «regolari», con le quali condivide l'impalpabile sostanza dell'amore. Il diritto individuale infatti è destinato a stravincere sulla coppia, che dovrà recarsi all'anagrafe «disgiunta». Viva i single. E se il papa si rivolge ai laici, che siano i credenti a rivolgersi a lui con la speranza di emendarlo.

di Mariuccia Ciotta


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