Venerdì 26 giugno 2026
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LA MIOPIA DI MONTEZEMOLO

Cronista · · 6 interventi

Il presidente di Confindustria si oppone all'ipotesi
di una distribuzione dell'extragettito alle famiglie

E a Palazzo Chigi chiede ancora una volta
"la riforma di uno Stato troppo pesante e vecchio"

Montezemolo bacchetta il governo
"Per prima cosa si pensi ai conti pubblici"
"Necessario riformare le pensioni in vista
dell'invecchiamento della popolazione"

TAORMINA - "Errare è umano e perseverare è diabolico. E' la storia italiana". Con queste parole il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, a Taormina per un forum di Confagricoltura, ha replicato alle recenti posizioni di diversi esponenti del governo sulla destinazione dell'extragettito. "Bisogna pensare prima a migliorare i conti pubblici, poi alle infrastrutture - ha sottolineato - e, quando sarà possibile, restituire parte delle tasse a chi le ha pagate regolarmente, come le imprese e chi lavora nelle imprese".

Una settimana fa a Cernobbio il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa aveva osservato che, a fronte delle maggiori e non previste entrate per il 2006, sarebbe stato "fortemente auspicabile una riduzione delle imposte per le imprese". Posizione subito avversata dalla gran parte degli altri colleghi di governo, che si erano invece schierati, con i sindacati, per una "restituzione alle famiglie".

Ipotesi alla quale Confindustria si oppone con forza, ha ribadito oggi il presidente. "Sull'extra-gettito non bisogna mettere il carro davanti ai buoi - ha detto ancora a questo proposito Montezemolo - prima bisogna consolidare le maggiori entrate e proseguire nella lotta all'evasione fiscale".

Dalla platea di Taormina Montezemolo ha anche ribadito la necessità delle riforme istituzionali: "La riforma dello Stato, all'interno della quale c'è anche la legge elettorale, è necessaria. Abbiamo uno Stato troppo pesante, troppo complicato, troppo vecchio. Chiunque sia il pilota di questa macchina, se il mezzo non è competitivo non vince". "Gli eventi degli ultimi anni - ha aggiunto Montezemolo - dimostrano la necessità di una radicale riforma e penso, ad esempio, al tema della burocrazia".

"La maggioranza, che oggi a Taormina non c'è, deve mettersi d'accordo non solo sull'indulto ma per la competitività del Paese", ha detto ancora il presidente di Confindustria. "Non è possibile avere un Paese con province, comuni, circoscrizioni. Qui non stiamo facendo richieste di denaro ma chiediamo di essere messi nelle condizioni di fare il nostro lavoro".

Montezemolo ha anche sottolineato ancora una volta la necessità delle riforma previdenziale: "Il welfare è un particolare importante di un problema generale. Se guardiamo il peso che ha oggi la spesa in termini di pensioni, ci accorgiamo che l'Italia nei prossimi anni sarà uno dei Paesi più vecchi tra quelli industrializzati e noi rischiamo di avere costi ancora più alti".

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Commento:

Quando venne eletto presidente della Confindustria, Montezemolo diede l'impressione d'essere l'uomo del rinnovamento, all'interno di una struttura storica che sino ad allora aveva brillato soprattutto per la politica reazionaria e di chiusura dei suoi presidenti: ostaggi delle forze più retrive che dominano la scena confindustriale. Ora però si deve registrare una netta marcia indietro rispetto alle sue iniziali intenzioni.

Il guardare solo nelle tasche delle imprese lo rende oltremodo miope, in quanto sembra sfuggirgli completamente il quadro sociale che rischia di riflettersi sempre più negativamente sulle stesse imprese di cui lui, paradossalmente, ritiene in tal modo di farne gli interessi! Sembra che Montezemolo non si sia accorto della situazione drammatica delle famiglie italiane, le quali, egregio Montezemolo, costituiscono le "unità" sociali che dovrebbero assorbire i prodotti dell'industria! Puoi ridurre quanto vuoi le tasse alle imprese, ma se esse non possono collocare i loro prodotti, sono costrette a chiudere: con o senza tasse!

Per il momento, a soffrire maggiormente di questo stato di cose, estremamente inquietante, sono le aziende agricole. A causa della forzata economia, le famiglie riducono all'osso il consumo di frutta ed ortaggi, con il risultato che i loro prezzi all'origine sono letteralmente crollati a causa dell'eccesso dell'offerta, causata dal mancato assorbimento da parte dei consumatori. Ciò provoca, come è facile immaginarsi, una drastica riduzione delle spese da parte delle aziende agricole, costrette, per sopravvivere, ad una sensibile riduzione degli occupati, generando così nuova disoccupazione, con la conseguente compressione dello stesso mercato. Del resto, i prodotti industriali italiani (come del resto anche quelli degli altri paesi europei) trovano sempre di più un difficile sbocco nei mercati, a causa della spietata concorrenza di altri paesi terzi: questo vuol dire che l'unica boccata d'ossigeno alle nostre aziende non viene meramente dall'alleggerimento della pressione fiscale (peraltro in linea con quella degli altri paesi europei), ma da un'espansione del mercato interno: la redistribuzione alle famiglie del surplus da gettito fiscale va proprio in tale direzione!

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