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MISSILI E RAZZI IMBARCATI SULLE NAVI PASSEGGERI DI SAREMAR E TIRRENIA

lucillafiaccola1796 · · 1 interventi
MISSILI E RAZZI IMBARCATI SULLE NAVI PASSEGGERI DI SAREMAR E TIRRENIA
04 giugno 2011
La Maddalena, portato via nelle scorse settimane un colossale carico di missili, munizioni, razzi, kalashnikov stoccati per anni a Santo Stefano. Per il trasporto la marina militare ha usato navi passeggeri via Maddalena-Palau e Olbia-Civitavecchia di Pier Giorgio Pinna Il ritorno degli americani, valanga di progetti per Santo StefanoLA MADDALENA. Nuovi misteri nell'arcipelago. Con ingredienti da brivido. Si parte da un colossale carico di missili, munizioni, razzi, kalashnikov stoccati per anni nei tunnel di Santo Stefano su ordine della magistratura perché frutto di traffici clandestini. E si arriverebbe, oggi, al trasferimento degli armamenti su navi passeggeri Saremar e Tirrenia via Maddalena, Palau, Olbia, Civitavecchia all'avvio della stagione turistica. Modalità che sarebbero giudicate problematiche per la sicurezza in alcuni degli stessi ambienti militari. Da Marisardegna, però, rassicurano: «Nei mezzi impiegati per il trasporto non ha viaggiato alcun tipo di esplosivo. Tutte le armi erano state rese inerti già prima della partenza». E sdrammatizzano: «A ogni modo, per noi si tratta della normale movimentazione di materiali tecnici. Del resto, le truppe italiane hanno spesso viaggiato su traghetti di linea». Per poi concludere: «Mai in nessun caso ci sono stati pericoli di alcun genere, così come in questa occasione. E naturalmente notizie più precise non possono venire rese pubbliche per evidenti ragioni di riservatezza». Nel frattempo sono in tanti a registrare strane coincidenze temporali. Come la decisione di portar via dalle gallerie sotterranee i missili, i razzi e i mitragliatori di fabbricazione russa sotto sequestro alla vigilia di due importanti avvenimenti. Primo: l'imminente inizio dei lavori per l'innalzamento delle banchine sud dell'isola ex distaccamento per i sommergibili a propulsione nucleare della Us Navy. Secondo: l'avvio del vertice Nato nell'area antistante di Moneta, cioè il porto arsenale adesso in gestione alla Mita Resort e al centro delle inchieste giudiziarie su G8 e bonifiche lasciate a metà nei bacini dell'ex Marina italiana. Insomma, questa è l'ennesima storia di enigmi e rebus in salsa maddalenina. Sottofondo: un inedito scenario da post Guerra fredda. Ecco la ricostruzione dei fatti sulla falsariga di ciò che è stato possibile apprendere sinora in base a voci e brandelli di notizie circolate nell'arcipelago e nei centri vicini. In maggio ai comandi della Marina italiana alla Maddalena giungono indicazioni su come procedere all'intera operazione. Operazione per mille ragioni protetta da stretti vincoli di riserbo. A Santo Stefano sarebbero stati scaricati 4 grandi container, dal colore verde militare. Ciascuno può sopportare il peso di svariate tonnellate. Con sistematicità, gli armamenti sarebbero stati portati in superficie dai tunnel dov'erano rimasti stivati sotto rigida vigilanza per oltre un decennio e poi caricati all'interno degli enormi contenitori. È un lavoro complesso, delicato. Risulta che a suo tempo, per disposizione della magistratura torinese che indagò sul traffico internazionale d'armi, sia stata convogliata verso le inaccessibili gallerie dell'isola-bunker una quantità sterminata di materiali bellici, in grado di scatenare una piccola guerra. Nei rapporti giudiziari redatti a suo tempo si parlò di 30mila AK-47 e 32 milioni di proiettili per i mitragliatori, 400 missili terra-aria filoguidati con annesse 50 postazioni di tiro, 5mila razzi katiuscia. Non si sa se questo sia stato l'intero carico finito nei quattro container o soltanto una parte. È invece certo un altro particolare: il 18 maggio scorso una nave-cargo, sempre dalla Marina, comincia a fare la spola tra i moli di Santo Stefano e Punta Chiara. Questo promontorio, a una distanza di meno di due miglia, si trova alla Maddalena proprio di fronte alla base italiana sull'isola, che è poi adiacente a quella ex americana. Il movimento non sfugge, dalla terra e dal mare, a diportisti e pescatori. Poco dopo, sempre a Punta Chiara, in un'area militare annessa alla Capitaneria, quel giorno sarebbero stati depositati i quattro container con le armi e le munizioni. E anche questo particolare non passa inosservato alla Maddalena. Il mattino successivo, giovedì 19 maggio, arrivano sul posto soldati-autisti del reparto dell'esercito che si occupa degli autotrasporti militari. I container vengono così agganciati alle motrici. E nel primo pomeriggio si dirigono verso il porto passeggeri dove i traghetti di Saremar, Delcomar ed Enermar garantiscono i collegamenti con Palau.
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