I MORTI COME RIFIUTI
Nella Napoli di Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino, città della munnezza dove si vive male e si muore peggio, anche i morti non trovano pace. Li portano di qui e di lì, li seppelliscono e li riesumano. Li accatastano da qualche parte, talvolta li bruciano e se li levano di torno. Se hanno una tomba decente, i marmi vengono venduti al miglior offerente, le bare diventano legna da ardere. Ci cuociono le pizze, con quel fuoco. E il grande chef che indisturbato o quasi agisce all'om bra di Palazzo San Giacomo ha un nome noto e antico: camorra. La stessa dei rifiuti e delle discariche che non si riescono a costruire anche perché danno fastidio ai clan. La stessa che non potrebbe fare nulla se il sistema napoletano non glielo permettesse. La stessa che per anni, nelle dichiarazioni di Bassolino e Rosa Russo Iervolino, semplicemente non esisteva, e che ora, dopo aver conquistato la città, ha invaso persino l'aldilà. Leggete gli articoli dedicati all'ultima invenzione camorristica, l'ultimo exploit dei clan scatenati.